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NerdPool > Blog > Libri > GEORGES SIMENON: quali titoli consigliamo?
Libri

GEORGES SIMENON: quali titoli consigliamo?

Michela Battista
10 Settembre 2026
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8 Min
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Lo scrittore belga Georges Simenon è sicuramente uno degli autori più prolifici dello scorso secolo, con un totale di pubblicazioni che ammonta ad oltre 400 opere, . Noto per aver dato vita al personaggio del commissario di polizia francese Jules Maigret, il cui ciclo di romanzi comprende più di 100 libri, Simenon ha scritto anche molto altro, in particolare romanzi in cui fonde il genere giallo e quello psicologico. La casa editrice Adelphi sta portando avanti un enorme lavoro al fine di ripubblicare in italiano le opere di questo autore, facendo uscire ogni anno diversi suoi testi.

Personalmente trovo che Simenon sia uno scrittore davvero geniale: come si può scrivere così tanto senza mai perdere un colpo? Ogni suo libro che ho letto, per quanto ovviamente risulti una minima parte della sua produzione, non mi ha mai delusa, anzi. Suspense, risvolti psicologici inquietanti ed interessanti allo stesso tempo, trame semplici ma mai banali: Simenon sa davvero come creare una storia che non ti farà venir voglia di mettere giù il libro fino alla sua conclusione. Non ho ancora mai avuto occasione di leggere le storie del famoso commissario Maigret, ma in compenso mi sono appassionata a diversi altri romanzi di Simenon.

Quindi, ecco qui la mia top 3!

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1. Tre camere a Manhattan (1946)

Al primo posto sul podio non posso che inserire il titolo con cui ho conosciuto Simenon: Tre camere a Manhattan. Questo romanzo apparentemente racconta la storia d’amore tra i protagonisti Francois e Kay. All’inizio del romanzo entrambi i personaggi sono intrappolati in una vita fatta di solitudine, in un passato triste ed oscuro e non hanno alcuna prospettiva positiva per il proprio futuro, almeno fino al momento del loro primo incontro, evento che cambierà completamente le loro vite.

Quella era la terza camera in cui stavano insieme, e in ognuna di esse scopriva una Kay diversa, ma nuove ragioni per amarla, e nuovi modi di amarla.”

Conoscersi ed amarsi per Francois e Kay è l’inizio di una nuova vita, un modo per rinascere e ricominciare.

Cos’è alla fine l’amore? Unire la propria solitudine con quella di un’altra anima? Quanti volti può avere l’amore? Il lettore scopre insieme a Francois e Kay questi sentimenti ed emozioni e nel frattempo attraversa anche Manhattan, passeggiando tra le sue luci e vie.

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Non ci sono supereroi in questo romanzo, nessuna vicenda particolare, nessun crimine, solo solitudine e amore: un amore che nasce contrastato da dubbi, iniziali reticenze e qualche sospetto, camminando per le strade di New York e fermandosi poi in tre diverse stanze.

Domani non sarebbero più stati soli, non sarebbero mai più stati soli, e quando lei all’improvviso ebbe un brivido, quando lui sentì, quasi contemporaneamente, una punta dell’antica angoscia ridestarsi e stringergli la gola, entrambi capirono di aver gettato nello stesso istante, senza volerlo, un ultimo sguardo sulla solitudine in cui erano vissuti fino ad allora.”

2. La camera azzurra (1964)

Con La camera azzurra ci troviamo alle prese con un romanzo a metà tra il giallo, lo psicologico e il sentimentale. La storia si muove su due flussi temporali diversi che viaggiano paralleli e che non vengono distinti dall’autore. Il primo di questi piani temporali è il ricordo della relazione extraconiugale di Tony con Andrée; il secondo invece, ambientato nel presente, vede Tony sottoposto ad un interrogatorio per un delitto che ha a che fare con la sua amante.

Non c’era niente di reale nella camera azzurra. O piuttosto si trattava di una realtà diversa, impossibile da comprendere altrove.”

Fin dall’inizio è ben chiaro il motivo per cui Tony sta subendo quell’interrogatorio ed è facile intuire quale sia il delitto commesso, eppure Simenon, mago nell’arte del sorprendere, riesce comunque a creare un finale che lascia a bocca aperta, capace di lasciare il lettore agghiacciato e inquieto. Anche perché, in conclusione, non vengono date certezze su quale sia la verità dei fatti: vengono esposte versioni, viene delineato il verdetto dei giudici, ma sarà la verità? Al lettore la sentenza. Sembra infatti che ciò che interessasse a Simenon in questo romanzo non fosse tanto scrivere un giallo e risolverne il mistero, quanto piuttosto mettere in evidenza la psicologia dei suoi personaggi, i loro sentimenti e motivazioni.

Un romanzo breve, di 153 pagine, da leggere davvero tutto d’un fiato!

Che cosa intendevano per ‘amare’? […] Per rispondere, bisognava poter raccontare momenti che non si raccontano, momenti come quelli che Tony aveva vissuto.”

3. L’uomo che guardava passare i treni (1938)

Il terzo posto in questa mia classifica se lo aggiudica L’uomo che guardava passare i treni.

Kees Popinga, protagonista di questo romanzo, non sarebbe d’accordo con quanto sto per dire, ma per me questo libro è la rappresentazione della megalomania e dei deliri di onnipotenza di Popinga stesso. Egli, che si è sempre ritenuto più intelligente degli altri, una sera per puro caso viene a sapere di aver subito un inganno che gli costa caro. Chiunque al suo posto sarebbe caduto in depressione, ma lui coglie l’occasione per stravolgere la sua vita: prendere un treno e se ne va, lascia tutto ciò che ha per seguire unicamente l’istinto, i suoi desideri ed impulsi, cercando di mostrarsi più “dominatore”, capace di essere lui stesso ad ingannare gli altri e non di essere solo quello che viene ingannato.

Un costante richiamo al gioco degli scacchi, di cui Popinga è campione, sembra voler dire che la vita è come un gioco. Popinga, sicuro di sé all’inizio, convinto di vincere la sua partita, progressivamente perde la sua baldanza e subisce un incredibile scacco matto che non aveva previsto e che lo mette completamente fuori gioco.

Il romanzo si può definire un noir con il punto vista ribaltato: il protagonista è il criminale e il lettore conosce i suoi pensieri più intimi. Ma qual è la verità sul caso Kees Popinga? Esiste davvero una verità? Proprio come ne La camera azzurra, Simenon non ce lo rivela, mostrandosi ancora una volta poco interessato al vero e molto centrato invece sulla psiche umana e sulla pazzia dei suoi protagonisti.

A quarant’anni ho deciso di vivere come più mi garba senza curarmi delle convenzioni, né delle leggi, perché ho scoperto un po’ tardi che nessuno le osserva […]. Per quarant’anni ho guardato la vita come quel poverello che col naso appiccicato alla vetrina di una pasticceria guarda gli altri mangiare dolci. Adesso so che i dolci sono di coloro che si danno da fare per prenderli.”

ARGOMENTI:Georges Simenon
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