Il secondo episodio della terza stagione di House of the Dragon è finalmente arrivato su Sky e in streaming su NOW, portando in scena eventi cruciali che avremmo tranquillamente potuto vedere come vero finale del precedente ciclo di episodi. Mentre i fan esultano per l’agognato ingresso ad Approdo del Re di Rhaenyra Targaryen, c’è un momento specifico in Queen’s Landing (questo il titolo originale della puntata) che sta facendo discutere i network di mezzo mondo. Come evidenziato in un’attenta analisi dalla giornalista Amanda Mullen, lo spin-off firmato HBO ha appena resuscitato una delle critiche storiche più feroci mai mosse a Game of Thrones (o Il Trono di Spade che dir si voglia).
Attenzione! Seguono possibili spoiler! Proseguite nella lettura a vostro rischio e pericolo.
La sequenza tra Jasper Wylde e Alicent Hightower
Tra i vari snodi narrativi che scandiscono la caduta della capitale, assistiamo a un duro e teso confronto tra il Maestro delle Leggi, Lord Jasper Wylde, e la Regina Madre Alicent Hightower. Quella che inizia come una brutale accusa di alto tradimento degenera rapidamente: Jasper tenta infatti di abusare sessualmente della donna, in una colluttazione fortunatamente interrotta dall’ingresso provvidenziale del Gran Maestro Orwyle.
Il vero problema di questa sequenza non risiede solo nella sua crudezza, ma nella sua natura di riempitivo narrativo: è un’aggiunta originale degli showrunner, del tutto assente nel romanzo Fuoco e Sangue di George R.R. Martin.
Il peggior scivolone di Game of Thrones colpisce ancora

Chi segue le spietate dinamiche di Westeros fin dal 2011 sa bene che la violenza sessuale usata come mero shock value è stata la vera spina nel fianco dello show originale. Nel corso delle sue otto stagioni, Game of Thrones ha abusato in diverse occasioni di questo espediente viscerale per forzare lo sviluppo dei personaggi o definire la spietatezza del world-building, finendo per alienare una fetta di pubblico. Basti pensare alla famigerata sequenza tra Jaime Lannister e Cersei Lannister nella quarta stagione, o alla tristemente nota prima notte di nozze di Sansa Stark nella quinta. Due scene pesantissime, non previste (in quei termini) dai libri, che scatenarono polemiche roventi, costringendo la produzione a ricalibrare i toni negli anni successivi.
Finora, House of the Dragon si era dimostrata decisamente più matura e misurata su questo delicatissimo fronte, preferendo il fuoricampo visivo e un approccio più psicologico. La parentesi tra Jasper e Alicent segna però un netto passo indietro, lasciando noi spettatori a chiederci quale sia il reale valore aggiunto di questa dinamica nell’economia della terza stagione.
Westeros non ha bisogno di altra violenza per mostrare la sua misoginia
L’intento probabile dietro la macchina da presa era quello di ribadire, per l’ennesima volta, la spietata misoginia che impregna i corridoi della Fortezza Rossa. Una scelta francamente pleonastica, visto che la serie si regge fin dal primo episodio esattamente su questo pilastro. L’intera Danza dei Draghi esplode proprio perché il regno rifiuta categoricamente di flettere il ginocchio davanti a una legittima erede donna. Lo ha ricordato splendidamente Rhaenys Targaryen in passato: i Lord preferirebbero dare fuoco al Continente Occidentale piuttosto che vedere una Regina sedere sul Trono di Spade.
La stessa Alicent porta sulla propria pelle le profonde cicatrici di un sistema patriarcale spietato. Venduta giovanissima come sposa a Re Viserys I per assecondare l’ambizione del padre Otto Hightower, e recentemente costretta a subire in silenzio le raccapriccianti perversioni feticiste di Larys Strong in cambio di coperture politiche.
Alla luce di questo background drammatico e già perfettamente delineato, l’aggressione di Jasper risulta pretestuosa. Gli sceneggiatori avrebbero potuto far arrestare il Maestro delle Leggi e trascinarlo in catene al cospetto di Rhaenyra e Daemon Targaryen in decine di modi diversi, senza l’urgenza di trasformare l’ennesimo trauma femminile in un banale strumento di trama per generare tensione. La speranza è che il franchise impari finalmente ad archiviare questo espediente narrativo logoro e, a conti fatti, irrispettoso della propria solidità di scrittura.



