L’attesa è finita. Nel secondo episodio della terza stagione di House of the Dragon (disponibile in Italia su Sky e in streaming su NOW, in contemporanea con HBO), Rhaenyra Targaryen corona finalmente la sua ambizione. Dopo perdite inimmaginabili e un percorso costellato di sangue, la Regina dei Neri vola ad Approdo del Re, fa il suo ingresso trionfale nella Fortezza Rossa e reclama il Trono di Spade. Ma come evidenziato dal giornalista James Hunt in una recente analisi, la serie TV ha deciso di tagliare un dettaglio viscerale e simbolico presente nell’opera originale, cambiando potenzialmente il significato del suo regno.
Attenzione! Seguono possibili spoiler! Proseguite nella lettura a vostro rischio e pericolo.
Il prezzo del Trono e una conquista agrodolce
Il viaggio di Rhaenyra verso la capitale non è stato una passeggiata. La Regina ha pagato un tributo di sangue altissimo: la morte di Lucerys Velaryon per mano di Vhagar, l’aborto spontaneo di Visenya Targaryen e, nel violentissimo inizio di questa terza stagione, la perdita di Jacaerys Velaryon durante la Battaglia del Condotto.
Anche l’ingresso nella Sala del Trono si porta dietro il suo carico di tensione. La presa della città fila via relativamente liscia, complice anche l’efficienza letale di Sorella Oscura, la spada in acciaio di Valyria brandita da Daemon Targaryen. Tuttavia, il vero peso del potere si palesa quando Rhaenyra è costretta a giustiziare Otto Hightower, l’ex alleato del padre Viserys e architetto principale dell’usurpazione dei Verdi. È una scena carica di emotività: la Regina fallisce il primo colpo, per poi portare a termine il macabro compito e incamminarsi lentamente verso il seggio fatto di lame. Ed è qui che i fan dell’opera letteraria sono rimasti spiazzati: il trono non l’ha tagliata.
Perché il Trono di Spade non ha ferito Rhaenyra?
La caduta di Approdo del Re vista nello show diverge parecchio dagli scritti di George R.R. Martin. Nel romanzo, l’esecuzione di Otto non è immediata e non è specificato che sia stata la stessa Rhaenyra a calare la spada. Ma l’assenza del taglio sulle mani e sulle gambe della monarca è la discrepanza più pesante.
Nel libro Fuoco e Sangue, il Septone Eustace descrive la scena in modo inequivocabile: quando Rhaenyra scende dal Trono dopo ore di udienze, perde sangue dalle gambe e dal palmo della mano sinistra. Per i presenti, il significato era palese: il Trono di Spade l’aveva rifiutata, e i suoi giorni al potere sarebbero stati brevi.
Nella lore di Westeros, essere feriti dal seggio forgiato da Aegon il Conquistatore non è mai un buon segno. Maegor I Targaryen (noto come Maegor il Crudele) fu trovato morto proprio su quella sedia, ricoperto di profondi squarci. Lo stesso Viserys, come visto nella prima stagione, perde due dita a causa di un’infezione scaturita da un taglio, preludio al disastroso collasso del regno che porterà alla Danza dei Draghi. E non dimentichiamo Aerys II Targaryen, il Re Folle, che si tagliava con tale frequenza da essere soprannominato Re Crosta. Persino in A Clash of Kings, Joffrey I Baratheon si ferisce, confermando la sua inadeguatezza al comando.
Tuttavia, c’è chi non crede a queste superstizioni. Negli speciali animati Histories & Lore legati a Game of Thrones, Re Robert I Baratheon liquida la faccenda con estremo pragmatismo: è una sedia fatta di lame, Rhaenyra la voleva da tutta la vita e probabilmente l’ha semplicemente stretta con troppa foga.
Le conseguenze per il futuro di Westeros
La scelta di House of the Dragon di omettere questo dettaglio è un preciso statement narrativo. Quando Rhaenyra siede sul Trono nello show, c’è sangue ovunque nella stanza, ma non è il suo. È scossa, in lacrime, lontana da ogni trionfalismo, ma la sedia non la respinge.
Questa decisione potrebbe essere una voluta smentita delle fonti storiche di Fuoco e Sangue. Il romanzo è costruito su resoconti inaffidabili, e il Septone Eustace è notoriamente di parte, schierato con i Verdi e permeato di pregiudizi sessisti contro l’idea di una donna al comando. Correggere questa prospettiva permette allo show di mantenere un approccio più empatico verso la Regina dei Neri.
Restano però aperti enormi interrogativi sul futuro della serie. Sebbene gli sceneggiatori stiano offrendo una visione meno ostile nei confronti di Rhaenyra, i destini dei personaggi devono in qualche modo allinearsi ai punti cardine tracciati da Martin. Senza il presagio infausto del “rifiuto” da parte del Trono, la caduta e i fallimenti che attendono la Regina assumeranno contorni, contesti e significati completamente nuovi.



