Il secondo episodio della terza stagione di House of the Dragon (attualmente in onda su HBO e disponibile in Italia su Sky e NOW) ha finalmente risposto a una delle domande più pressanti lasciate in sospeso dal finale della scorsa stagione: che fine ha fatto Otto Hightower? Il ritorno dell’ex Primo Cavaliere, interpretato da un sempre impeccabile Rhys Ifans, non è stato dei più felici, svelando una macchinazione politica che conferma l’assoluta spietatezza dei giocatori di Westeros. Come riportato originariamente da James Hunt, la mossa nasconde implicazioni profonde per gli equilibri della Danza dei Draghi.
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Il destino di Otto Hightower e il macabro dono di Larys Piededuro
Nel corso della puntata della terza stagione, intitolata Queen’s Landing, la verità viene brutalmente a galla. Otto Hightower non era fuggito o disperso, bensì rinchiuso nelle buie segrete della Fortezza Rossa. L’artefice di questa prigionia? Larys Strong.
Quando Rhaenyra Targaryen e Daemon Targaryen fanno il loro trionfale e atteso ingresso ad Approdo del Re, il Lord Confessore offre loro l’anziano Hightower su un piatto d’argento. Un “regalo” di benvenuto che culmina inevitabilmente con la decapitazione di Otto per mano della stessa Rhaenyra nei minuti finali dell’episodio. Ma per quale motivo Larys, teoricamente fedele alla fazione dei Verdi, ha deciso di sacrificare uno dei principali architetti dell’ascesa al trono di Aegon Targaryen?
Una strategia di pura sopravvivenza politica
La risposta è semplice: Larys Strong serve unicamente se stesso. Il suo potere si basa sulla manipolazione, su una fitta rete di spie e su un’intelligenza letale. Otto Hightower rappresentava uno dei pochissimi veri rivali politici ad Approdo del Re, un ostacolo formidabile alle sue ambizioni. Anche se privato della spilla di Primo Cavaliere, l’influenza di Otto su Vecchia Città (guidata dal nipote Ormund) e la sua posizione di padre della Regina Madre lo rendevano una mina vagante per i piani del Piededuro.
Facendolo rapire e imprigionare dai suoi sgherri già dalla seconda stagione (quando Otto era in procinto di lasciare la capitale), Larys ha eliminato la concorrenza con una mossa chirurgica. Ma c’è di più: l’abilità di rivendere questa prigionia come un dono di lealtà alla fazione dei Neri dimostra una spiccata capacità di adattamento. Sapeva perfettamente che il regno di Aegon Targaryen era appeso a un filo e che l’imprevedibilità del reggente Aemond Targaryen, unita alla netta superiorità aerea dei Neri, avrebbe portato alla caduta della capitale. Consegnare Otto a Rhaenyra è la polizza assicurativa perfetta per garantirsi un posto al tavolo dei vincitori.

Le divergenze con Fuoco e Sangue
Questa sottotrama segna un netto distacco dal materiale originale di George R.R. Martin. Nel romanzo Fuoco e Sangue, infatti, Otto Hightower gioca un ruolo cruciale anche dopo il licenziamento, orchestrando la letale alleanza con la Triarchia che porterà alla devastante Battaglia del Condotto. Nelle pagine di Martin, l’ex Primo Cavaliere sparisce dai radar per poi riapparire direttamente sul patibolo quando Rhaenyra conquista Approdo del Re, senza alcuna menzione a complotti interni o prigionie clandestine.
La scelta degli showrunner di House of the Dragon funziona però egregiamente per la coerenza televisiva dello show. Consacra definitivamente Larys Strong come il vero erede spirituale di Petyr Baelish (il celebre Ditocorto di Game of Thrones o Il Trono di Spade). Fuggito dalla capitale con Aegon, Larys continua a muovere i fili a distanza, combattendo ogni battaglia nella sua mente prima ancora che sul campo. E se per sopravvivere deve far cadere la testa del più grande stratega dei Verdi, il Clubfoot non esita un secondo.



