Il secondo episodio della terza stagione di House of the Dragon, intitolato “Approdo dell Regina”, ha finalmente portato Rhaenyra Targaryen sul Trono di Spade, ma il prezzo pagato dalla fazione dei Neri è stato a dir poco devastante. Tra il lutto soffocante per la morte di Jacaerys Velaryon durante la Battaglia del Condotto e una brutale esecuzione del tutto inaspettata, la serie targata HBO (trasmessa in Italia anche su Sky e NOW) ci ha tirato un pugno nello stomaco. Mettetevi comodi e fate molta attenzione agli spoiler: ci addentriamo nei corridoi insanguinati della Fortezza Rossa, analizzando le dichiarazioni inedite di Emma D’Arcy sul caotico ritorno a casa della Regina Nera.
Attenzione! Seguono possibili spoiler! Proseguite nella lettura a vostro rischio e pericolo.
In breve
- Rhaenyra Targaryen conquista finalmente Approdo del Re, ma scopre che il fratellastro Aegon II Targaryen è fuggito dalla capitale.
- Nei sotterranei trova Otto Hightower, imprigionato a tradimento da Larys Strong, e decide di decapitarlo in una scena cruda e carica di tensione.
- Emma D’Arcy ha rivelato a ELLE che usare la spada del defunto figlio Jace ha reso l’esecuzione volutamente maldestra, segnando un trauma psicologico per la protagonista.
- Il rapporto con Alicent Hightower si complica irrimediabilmente, ponendo le basi per il resto di House of the Dragon 3.
Il ritorno ad Approdo del Re e la caduta del Primo Cavaliere

Prendere la capitale si è rivelata una manovra tatticamente semplice per Rhaenyra, ma emotivamente devastante. Il piano originale prevedeva l’esecuzione immediata dell’usurpatore Aegon II Targaryen, che però è riuscito a scivolare via dalle mani dei Neri. Al suo posto, nei sotterranei della Fortezza Rossa, la Regina trova un “regalo” di benvenuto lasciato dall’ambiguo Larys Strong: nientemeno che Otto Hightower.
La decisione di decapitare l’uomo che per anni è stato il Primo Cavaliere di suo padre – accompagnata dall’esecuzione di Jasper Wylde (noto come Ironrod) – è la prima vera dimostrazione di forza del nuovo regno. Ma, come ha spiegato Emma D’Arcy in una recente intervista sulle pagine di ELLE, trovarsi faccia a faccia con Otto rappresenta lo scenario peggiore per la psiche del personaggio:
“Rhaenyra si aspetta di giustiziare Aegon e si sta preparando psicologicamente a togliere una vita con le proprie mani per la prima volta. Invece, si ritrova davanti il migliore amico di suo padre, un uomo che l’ha vista crescere. Completa quella regressione all’infanzia che tutti proviamo quando torniamo nella casa di famiglia. Lo sguardo di qualcuno che probabilmente la vede ancora come una bambina la priva di ogni potere. Volevo mostrare la sua paura e la sua ribellione, ma soprattutto volevo sporcare il suo viaggio verso il trono: quando finalmente ci arriva, le è stato rubato ogni trionfo.”
Alicent Hightower: giudice e giuria della Regina Nera
Il sangue di Otto Hightower versato sul pavimento della sala del trono aggiunge un carico da novanta alla già compromessa dinamica tra Rhaenyra e Alicent Hightower. Quest’ultima entra in scena pochi istanti dopo il massacro, ignara delle macchinazioni di Larys Strong e convinta che la sua ex amica d’infanzia abbia architettato l’intera cattura.
Con Aegon e Aemond ancora a piede libero, Alicent ed Helaena sono di fatto prigioniere politiche. Ma il legame tra le due donne resta il fulcro emotivo dell’opera di George R.R. Martin. Sempre ai microfoni di ELLE, D’Arcy ha confermato quanto l’approvazione di Alicent sia ancora un’ossessione per Rhaenyra:
“Ho questa convinzione… Alicent è letteralmente il giudice e la giuria di Rhaenyra. Non importa quanto il loro rapporto si polarizzi, è ancora il lasciapassare di Alicent quello che Rhaenyra brama più di ogni altra cosa al mondo.”
Il peso del lutto: brandire la spada di Jace
Oltre al peso della corona, il secondo episodio ha realizzato un desiderio che Emma D’Arcy covava da tempo: impugnare un’arma. Tuttavia, la lama usata per giustiziare Otto non è una spada qualsiasi, bensì quella di Jacaerys Velaryon. Questo dettaglio trasforma l’arma in un vero e proprio totem del dolore.
La sequenza della decapitazione è disturbante, caotica e tutt’altro che eroica. Ci vogliono più colpi per separare la testa di Otto dal collo, ricordando prepotentemente ai fan più attenti il disastroso tentativo di Theon Greyjoy con Rodrik Cassel nella seconda stagione di Game of Thrones. Non si tratta di una scelta casuale: i creatori dello show volevano evidenziare la totale inesperienza militare di Rhaenyra.
“Volevamo che la spada rimanesse un oggetto estraneo per lei. Quando la sguaina di fronte al pericolo, non è per niente chiaro se sia davvero in grado di usarla in modo efficace, e questo suona onesto. Racconta perfettamente il tipo di addestramento che le è stato negato in quanto donna cresciuta in un ambiente reale.”
Una sequenza che non solo chiude brutalmente il percorso di uno dei più grandi strateghi di Westeros, ma getta un’ombra oscura e macabra sull’inizio del regno di Rhaenyra.



