Il primo film de Il Gladiatore, diretto da Ridley Scott, è riconosciuto da tutti come un grande classico, incontrando l’apprezzamento della critica e di un pubblico cross-generazionale. La situazione sembra, invece, notevolmente differente se si parla del suo sequel uscito nel 2024, diretto sempre da Scott e con protagonisti grandi nomi come Denzel Washington e Pedro Pascal. La superstar Russell Crowe, interprete del celebre Massimo Decimo Meridio, non esita a spiegare perché, secondo lui, Il Gladiatore 2 sia stato praticamente cancellato dalla memoria collettiva nel periodo successivo alla sua uscita. L’attore ha parlato di recente al Taormina Film Festival, entrando nei dettagli su tutti gli aspetti che, secondo lui, hanno reso speciale il primo film e che il sequel ha trascurato, fallendo proprio a causa di quelle scelte.
Il problema principale secondo lui? Il forte senso morale e la dedizione al suo personaggio, Massimo, a cui è rimasto fedele durante tutte le riprese di Il Gladiatore.
“Quando stavamo girando quel film, c’era molta pressione. Lo studio e i produttori [pensavano] che ci dovesse essere una relazione sessuale tra Massimo e i personaggi femminili. Ho continuato a oppormi”
Queste sono state le parole di Crowe. E nonostante vedesse i meriti di una potenziale scena di sesso, il regista Ridley Scott ha sostenuto l’attore, e il film è andato avanti senza scene intime tra il Massimo di Crowe e Lucilla, interpretata dalla co-protagonista Connie Nielsen.
È stato il «forte nucleo morale» de Il gladiatore a rendere il film un tale successo

Secondo Crowe, è stata proprio la mancanza di quel nucleo morale a determinare il fallimento de Il Gladiatore 2. Ha spiegato:
«Per loro, in un secondo film, distruggere quel centro morale… È molto interessante perché il secondo film ha incassato a malapena quanto il primo. Questo è successo 20 anni dopo. Se si tiene conto di quanto sia cambiato il valore del dollaro, hanno fallito. Hanno fallito perché non hanno capito perché [il film originale] avesse avuto successo».
Il primo film è incentrato su un uomo, un tempo generale fidato e amato, ora costretto a diventare un semplice gladiatore disposto a tutto pur di vendicare l’uccisione di sua moglie e suo figlio. Il suo sequel del 2024, invece, gira attorno al nipote dell’antagonista del primo film, che deve ora entrare nell’arena dei gladiatori dopo che la sua patria è stata conquistata dagli imperatori romani. Se si confrontano le trame, è facile capire da dove provenga la posizione di Crowe. C’era una intensità nel primo film che non è stata replicata nel secondo, facendolo apparire come un debole tentativo di ricreare un successo già ottenuto, basandosi più sui grandi nomi che su una trama davvero solida.
Alla domanda su chi avesse compreso meglio l’essenza di Il Gladiatore, l’attore ha dato una risposta sorprendente: le donne.
«È una cosa di cui molti non si rendono conto: a partire dalla seconda settimana di uscita nelle sale di tutto il mondo, al cinema c’erano sempre più donne che uomini. Si potrebbe pensare che, a prima vista, Il gladiatore sia un film per uomini, ma se fosse un film per uomini, parlerebbe di vendetta, mentre non è così. È un film per donne perché parla di vendetta»
Sembra proprio che la star del film sia davvero quella che meglio ne comprende la profondità del messaggio.
Cosa ne pensate dei confronti tra Il gladiatore e Il gladiatore 2? Russell Crowe ha ragione nel dire che il “nucleo morale” del primo film è la ragione principale del suo enorme successo?


