A quasi venticinque anni dall’uscita de La Compagnia dell’Anello, l’universo cinematografico di J.R.R. Tolkien si prepara a una svolta epocale. La trilogia originale de Il Signore degli Anelli diretta da Peter Jackson, considerata all’unanimità uno dei capolavori assoluti della storia del cinema, sta per subire il suo primo, vero “retcon” (una riconfigurazione della continuità narrativa).
Il responsabile? L’attesissimo nuovo film Il Signore degli Anelli: La Caccia a Gollum, diretto da Andy Serkis e prodotto dallo stesso Jackson, previsto nelle sale per il 17 dicembre 2027. Nonostante il coinvolgimento del regista originale, la pellicola promette di stravolgere il modo in care abbiamo sempre guardato la saga principale. Ecco come e perché questo progetto rappresenta un rischio enorme per l’eredità di Peter Jackson.
Dove si colloca “La Caccia a Gollum” nella timeline della Terra di Mezzo?

Finora, tutti gli spin-off e i prequel ambientati nel mondo di Tolkien — come la trilogia de Lo Hobbit, la serie Amazon Gli Anelli del Potere o i vari videogiochi — avevano mantenuto una distanza di sicurezza temporale dai film originali. Erano ambientati decenni o secoli prima.
La Caccia a Gollum, invece, rompe questa regola non scritta: si colloca esattamente nel bel mezzo de La Compagnia dell’Anello.
La trama si basa sulle appendici di Tolkien e racconta la caccia a Gollum intrapresa da Aragorn su ordine di Gandalf, subito dopo che Bilbo lascia l’Anello a Frodo e prima che l’Oscuro Signore Sauron riesca a catturare e torturare la creatura a Mordor.
Il problema del recast di Aragorn e l’effetto “colpo di frusta”
Il primo grande ostacolo per i fan sarà di natura visiva e psicologica. Poiché il film si svolge appena pochi giorni (nella timeline interna) prima dell’arrivo degli Hobbit a Brea, il personaggio di Aragorn sarà inevitabilmente ringiovanito o, come ormai confermato, interpretato da un nuovo attore al posto di Viggo Mortensen.
Questo recast crea due problemi fondamentali per chi vorrà fare un rewatch cronologico della saga:
- Perdita di mistero: L’introduzione di Aragorn nella locanda del Puledro Impennato a Brea è uno dei momenti più iconici e misteriosi del cinema. Se lo spettatore ha appena guardato un intero film dedicato alle sue gesta come Ramingo del Nord, quell’alone di intrigante segretezza svanisce completamente.
- Effetto “colpo di frusta”: Vedere Aragorn cambiare improvvisamente volto e fisicità nell’arco di pochissimi giorni di trama tra un film e l’altro rischia di spezzare l’illusione cinematografica, creando una forte dissonanza cognitiva.
Il fantasma de “Lo Hobbit”: il pericolo del brodo allungato

Il timore più grande legato a La Caccia a Gollum è che possa ripetere il peggior errore commesso con la trilogia de Lo Hobbit: espandere pochissimo materiale originale per riempire la durata di un lungometraggio.
Mentre Lo Hobbit aveva almeno un libro intero di 300 pagine da cui attingere (anche se poi è stato dilatato in tre film da nove ore totali), la caccia a Gollum si basa solo su poche note a piè di pagina e aneddoti sparsi scritti da Tolkien. Per coprire la durata di un film, gli sceneggiatori Fran Walsh e Philippa Boyens dovranno inevitabilmente inventare di sana pianta:
- Dialoghi mai scritti.
- Sotto-trame inedite.
- Personaggi di contorno per fare minutaggio.
Se con Lo Hobbit l’aggiunta di elementi extra (come la presenza massiccia di Legolas o la subtrama di Azog) aveva già fatto storcere il naso a molti puristi rallentando il ritmo della narrazione, qui il rischio di un “effetto filler” (riempitivo) è ancora più alto.
Perché questo film è diverso (e più pericoloso) dagli altri spin-off
C’è una differenza sostanziale tra questo progetto e tutto ciò che è venuto prima:
Se i prequel tradizionali possono essere considerati come entità a sé stanti, La Caccia a Gollum si infiltra direttamente nel cuore del capolavoro del 2001.
Peter Jackson tagliò questi eventi dalla sua trilogia originaria per un motivo preciso: non erano necessari al ritmo e alla focalizzazione della storia di Frodo. Reintrodurli ora sotto forma di un intero film non solo aggiunge un contesto non richiesto, ma rischia di frammentare e indebolire l’impatto emotivo di una delle saghe cinematografiche più perfette mai create.



