Per Il Saggiatore, Mauro Nervi Ronchi traduce l’immensa opera biografica di Reiner Stach circa l’illustre e tormentato romanziere Franz Kafka. L’opera consta di trentasei capitoli che sviscerano nel dettaglio la vita dello scrittore tra il 1910 e il 1915, anni difficili dal punto di vista familiare e lavorativo perché in uno regna il silenzio, nell’altro l’insoddisfazione.

Trama
Mercoledì 18 maggio 1910, la cometa di Halley sorvola la città di Praga dove, sul ponte Carlo, si è riunita la folla incuriosita dallo spettacolo astrale. Tra la gente, Franz Blei di Monaco, l’impiegato delle poste e poeta Max Brod e l’impiegato di assicurazioni Franz Kafka, allora ventisettenne, che è lì per conversare con gli illustri letterati, piuttosto che osservare un fenomeno che l’illuminata Europa razionalizzava per quello che era: il passaggio di “un ammasso di pietra porosa e di ghiaccio su di un’orbita ellittica intorno al sole” che “ogni settantasei anni emerge dal buio […] disegnando nel cielo uno strascico di luce”.
In questo modo inizia il lungo viaggio alla conoscenza più intima di Franz Kafka, della sua famiglia e delle dinamiche che lo circondano e coinvolgono. Il volume, la cui mole è impegnativa, ma la lettura totalmente immersiva, può essere diviso in quattro macro aree:
La sospensione tra desiderio e dovere. Kafka è fortemente diviso tra la passione per la scrittura e le pressioni della realtà che è costretto a vivere. Il lavoro in ufficio, l’eredità familiare, le aspettative sociali sono tutti elementi che soffocano il suo genio creativo, provocando in lui angoscia e frustrazione. Il lavoro da impiegato era monotono e il giovane scrittore sentiva di sprecare energie su cose che non gli interessavano affatto. “Gli sembrava di aver svenduto una metà della sua vita”, scriverà nei suoi diari. A peggiorare la situazione, arriverà la nomina (assieme al cognato Karl Hermann e per preservare il patrimonio di famiglia) come socio dell’attività dei suoi genitori, impegnati nel commercio di oggetti non indispensabili (ombrellini, bastoni da passeggio, manicotti e bottoni, poco venduti in tempi di crisi); per sfuggire all’onere del compito, presto inizierà a non presentarsi in quella fabbrica che definiva “ruota per criceti”, portando il gelo e la delusione in famiglia; è questo il periodo in cui scambierà con la madre una ventina di parole e con il padre poco più dei saluti.
La scrittura come salvezza e condanna. La scrittura diventa per Kafka il mezzo per sfuggire alla realtà, ma anche il modo per dare forma ai propri demoni interiori. Nonostante i classici che riempivano la sua libreria (Goethe, Flaubert e Dostoevskij) fossero un rifugio sicuro, lo studio era disturbato dall’ambiente familiare chiassoso e poco caloroso. In una pagina del diario, datata cinque novembre 1911 e intitolata “Gran baccano”, scriveva di quanto fosse rumorosa casa sua, tra sbatter di porte, urla delle sorelle e passi dei genitori da una stanza all’altra. Una situazione del genere non giovava a chi aveva bisogno di silenzio e concentrazione per scrivere, a chi della letteratura avrebbe voluto fare la sua ragion d’essere e motivo di guadagno. Meno di un anno dopo, l’estratto fu pubblicato su una rivista di Praga, come chiara punizione verso la sua famiglia. Tale critica situazione iniziò a riflettersi nei personaggi dei suoi romanzi, che diventavano proiezioni delle sue stesse angosce e dei suoi desideri inconfessati.
L’amore negato. Un ruolo centrale nella vita di Kafka è giocato dalla sua tormentata relazione con Felice Bauer, una steno-dattilografa prussiana di origine ebraiche. La loro corrispondenza, intensa e appassionata, mostra un amore che è, allo stesso tempo, fonte di ispirazione e di profonda sofferenza. L’impossibilità di prendere una decisione definitiva sulla loro relazione costellata di continui alti e bassi, frequenti rotture e riavvicinamenti, unita alla consapevolezza della propria malattia (la tubercolosi) e all’ostilità del padre verso una “donnetta da poco“, aprirà in Kafka una ferita che segnerà per sempre la sua vita e non si rimarginerà mai. Lo scapolo per eccellenza della letteratura mondiale, nella notte tra il ventidue e il ventitré settembre 1912, scriverà di getto un racconto dedicato alla giovane e intitolato “La condanna” in cui il giovane Georg Bendemann porrà fine alla sua vita gettandosi da un ponte dopo una violenta lite con il padre.
La scoperta di se stesso. Sempre più inviso alla società borghese e ai suoi dettami, Kafka prende consapevolezza della sua diversità. Aveva rinunciato a tutto, anche all’amore carnale o all’idea di convolare a nozze, causando lo sgomento della famiglia. Non senza un pizzico di reale paura di invecchiare da solo, con il passare degli anni, questa si trasformò in certezza di non avere la forza per cambiare il destino che si era dato. Avulso dalla lotta per il potere e dalla necessità di essere regolamentati dalla burocrazia, definirà questi aspetti della vita disumanizzanti perché soffocavano l’individuo, oltre che limitarne la libertà. La piena consapevolezza di se stesso e dell’umanità intera, sarà raggiunta nel momento in cui comprenderà che, ad aleggiare inesorabile, è la morte come conferma della finitezza dell’esistenza. In tale continuo tormento, per Kafka, l’unico appiglio è l’amicizia con Max Brod, che gli sarà accanto fino alla sua morte, avvenuta nel 1924.
“Forse dovrei strisciare come un serpente nella stanza accanto e implorare le mie sorelle e la loro domestica di fare silenzio”
Recensione
Il volume è un’opera senza precedenti che scava in profondità ed è in grado di fornire uno spaccato di vita della famiglia Kafka a tutto tondo. Non si potrebbe conoscere e indagare lo scrittore senza entrare in essa e conoscerne i membri. Solo così è possibile capire il motivo per cui tra loro non scorreva buon sangue. La stessa cosa vale per il lavoro da assicuratore o l’aiuto che dava nella loro azienda. Tutto ciò lo faceva sentire in gabbia e l’unica via di uscita era la scrittura. Questa serviva da valvola di sfogo ed era, anche, un modo per mettersi a nudo, ridicolizzando chi lo circondasse.
Non esiste un’opera del genere, perché ricostruire nel dettaglio la vita di Franz Kafka, tramite documentazione, scritti, diari, contratti e certificati, è un lavoro che comporta anni di impegno costante e una grande determinazione nel volerlo portare a termine. Reiner Stach si è prefissato questo obiettivo e lo ha raggiunto, regalandoci tre volumi-testamento, obbligatori nelle biblioteche e nelle librerie di letterati o appassionati del genere.
Non è necessario conoscere a priori Kafka per godersi la biografia, perché l’autore ci porta alla sua scoperta piano piano, non dando nulla per scontato, ma presentandolo un frammento alla volta e da diversi punti di vista, quali le lettere all’amata Felice Bauer, i diari e i documenti personali, le testimonianze di amici e conoscenti come Max Brod e i membri del Circolo Linguistico di Praga e, infine, l’archivio di famiglia. Quest’ultima fonte è uno dei punti di forza dell’enciclopedia kafkiana, perché ha permesso all’autore di indagare risvolti fino ad allora inediti e approfondire il contesto storico e sociale in cui Kafka si è plasmato scrittore.
Ciò che rende Kafka se stesso è la sua vita a trecentosessanta gradi; conoscere tutto ciò che gli accadeva e che riguardava la sua persona direttamente e non, è sicuramente uno stimolo ad approfondire i suoi scritti o rileggerli con delle importanti nozioni in più. Conoscendo l’uomo dietro il letterato, è possibile capire la sua poetica.
Il libro potete trovarlo QUI
L’Autore
Reiner Stach, nato a Rochlitz nel 1851, è un saggista e pubblicista tedesco, ma è conosciuto soprattutto per essere il principale biografo di Franz Kafka. Ha deciso di dividere il lavoro in tre volumi estremamente dettagliati, dal momento che mancava un lavoro di tale portata e ricchezza di informazioni nel panorama letterario contemporaneo. “I primi anni”, “Gli anni delle decisioni” e “Gli anni della consapevolezza” sono i volumi pubblicati, rispettivamente, nel 2014, 2002 e 2008 (a causa di impedimenti ad accedere ad alcune fonti e documenti, Stach ha lavorato alle fasi della vita di Kafka in modo non cronologico). Il Saggiatore ha distribuito il secondo volume, vincitore del premio dell’Heimito von Doderer-Literaturpreis e tradotto da Mauro Nervi, nel 2024.
Oltre a tale immenso lavoro, Stach ha esordito nel 1985 con il romanzo “La metamorfosi di J.F.K.“, un’opera di fantasia basata sulla vita di John F. Kennedy e ha scritto altri romanzi, tra cui “La caduta dell’artista” e “L’invenzione della memoria“, nonché saggi e articoli letterari.
Il suo impegno trascende la Letteratura, dal momento che è anche un attivo sostenitore della democrazia e dei diritti umani; ha scritto e parlato, infatti, contro l’estremismo di destra e l’intolleranza. Ciò fa di lui un fautore dell’analisi profonda della condizione umana e della società contemporanea.



