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NerdPool > Blog > Anime > L’estate in cui Hikaru è morto: un finale straziante e la conferma di una seconda stagione
Anime

L’estate in cui Hikaru è morto: un finale straziante e la conferma di una seconda stagione

Nicole Coscia
2 Ottobre 2025
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5 Min
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La prima stagione di L’estate in cui Hikaru è morto è finita come è iniziata: con la consapevolezza. Ma, questa volta, non solo di Yoshiki: di Hikaru (il nuovo Hikaru), di Asako, degli abitanti del villaggio e dello spettatore: tante nuove scoperte, emozioni con le quali scendere a patti e dalle quali facciamo ancora fatica a riprenderci.

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Sta per arrivare un’altra estate, un anno dopo la scomparsa di Hikaru, e i nostri protagonisti hanno avuto ognuno la sua evoluzione e la sua presa di coscienza: vediamo un Hikaru più nostalgico, in cerca di certezze, in cerca di una decisione da prendere. Vediamo la giovane Asako, compagna di classe intuitiva e in grado di vedere ciò che altri non vedono: “alla fine non sei Hikaru, vero?” chiede. Le lacrime che le scendono sul viso sono di tristezza, sono per senso di colpa per l’incapacità di odiare il “nuovo Hikaru”, di lutto per la morte di quello vero. Un’accettazione che finalmente può arrivare, travolgere il suo cuore e permetterle di accettare anche sé stessa, i suoi sentimenti, la sua amicizia con una creatura che non dovrebbe far parte del suo mondo.

Vediamo un Hikaru che si nasconde sempre meno, e che insiste affinché lui e Yoshiki vadano al mare insieme, per poi confessargli il più grande dei peccati: ha deciso di andarsene, di tornare sulla montagna dalla quale proviene. Il mostro si è guardato allo specchio ha riconosciuto la sua natura, i suoi sentimenti, la verità, ma soprattutto ha riconosciuto i suoi limiti: non vuole più rischiare di fare del male a Yoshiki, non è in grado di controllarsi.

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E a questo punto, lo strazio. Messo davanti al fatto compiuto, alla decisione del suo migliore (o di colui che ne ha preso il posto) Yoshiki perde il controllo. Anche lui si guarda dentro e capisce che la decisione di Hikaru gli è insopportabile: i suoi sentimenti sono profondi e oscuri, morbosi, hanno un qualcosa di putrido e innominabile. Quello che ha davanti non è il vero Hikaru, e Yoshiki ne è ben consapevole da tempo: ha accettato la morte del suo migliore amico, del ragazzo di cui era innamorato, e ora, in un certo senso, ha di meglio: ha un sostituto di Hikaru, che ricambia i suoi sentimenti. O che, quantomeno, non lo giudica per quello che prova, che lo asseconda, un essere che dipende da lui, da plasmare a suo piacimento: un mostro come lui.

Ed ecco di nuovo che la metafora dell’omosessualità prende il sopravvento, ricordandoci qual è la vera tematica di questo anime: Yoshiki si sente diverso, sbagliato, inadatto e rifiutato. Sentiva di non poter essere sé stesso davanti a nessuno, almeno fino all’arrivo del “nuovo Hikaru”. Per lui non valgono le regole del nostro mondo, le regole del mondo in cui lo stesso Yoshiki si sente soffocare.

Con la disperazione di Yoshiki e la resa di Hikaru abbiamo l’assoluzione di entrambi: due mostri che non hanno altro che l’altro. Il diverso diventa mostruoso quando inespresso, forma di libertà quando condiviso. Lo sfogo di Yoshiki, la sua vera natura, i suoi sentimenti colpiscono lo spettatore, lo portano a desiderare di più, a voler vedere lo sviluppo del loro rapporto, ora che le carte sono in tavola.

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Per fortuna, il pubblico sarà accontentato. L’estate in cui Hikaru è morto finora è stato un successo, la trama è intrigante, l’orrore ispira curiosità e le scelte grafiche sono innovative ed efficaci. Il mondo dei protagonisti si fonde con il nostro come Hikaru si fonde con Yoshiki, ci sentiamo trasportati dai sentimenti sepolti che cercano di emergere del protagonista, sempre più vividi e concreti, inarrestabili, incauti, quasi pericolosi.

Per tutti questi motivi, per la grande risposta del pubblico, la seconda stagione è stata ufficialemente confermata.

La scena finale conferma la presenza del nuovo Hikaru anche nella seconda stagione, ci promette un approfondimento del rapporto tra lui e Yoshiki, probabilmente leggermente diverso, ancora più profondo…e rischioso.

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