La casa editrice Sellerio pubblica nuovamente l’autore Dario Ferrari con il romanzo L’idiota di famiglia, uscito nel 2026: un libro che non può non conquistare, perché potrebbe raccontare parti della storia e sentimenti di chiunque.

Trama
Igor è un uomo sulla quarantina, vive a Roma con la sua compagna Marta e di mestiere fa il traduttore dall’americano. Igor conduce una vita normalissima, a tratti banale, tende quasi a “fingersi morto” come gli dice, non senza biasimo, Marta stessa. A dare uno scossone nella sua vita vissuta ai margini dell’esistenza è quella telefonata della sorella Ester, telefonata che lo costringe ad allontanarsi da Roma per un tempo indefinito e a tornare a Viareggio, sua città natale, perché il padre, Franco Nieri, è malato di Alzheimer. Il Nieri malato di Alzheimer?! Impossibile. Non lui che ha basato sull’intelletto il suo intero essere, non lui che veniva chiamato dai figli Herr Professor (o anche solo Herr, soprannome usato da Igor per tutto il romanzo). Non il severo e coltissimo insegnante di filosofia, non l’uomo che studiava e si interessava della storia e della politica a lui contemporanea.
Insomma, il ritorno a Viareggio per Igor non è facile: qui si trova ad affrontare non solo la malattia di Herr, ma anche a fare i conti con una figura paterna con cui, per tutta la vita, è stato arduo rapportarsi. Aggiungiamoci poi Ester, una sorella molto diversa da lui, che non ha mai tenuto conto, al contrario del fratello, del peso delle aspettative del padre e ha vissuto una vita libera, facendo sempre ciò che voleva. E infatti Ester cresce da sola un figlio, Cosmo, un bambino un po’ strambo, quasi austero, di cui Igor non conosce la paternità e che addirittura, scherzando tra sé e sé, arriva a ipotizzare nato per partenogenesi.
Quando Freud voleva definire, un po’ a tentoni, la malinconia, dice che somiglia a un lutto senza defunto, il lutto di aver perduto qualcosa senza sapere cosa: e quindi, mancando un oggetto, il lutto si ritorce sull’io. Pensandoci mi convinco che questi siano i termini più precisi per definire il mio stato attuale. E gli oggetti assenti di questo lutto, quelli per cui provo malinconia senza che esistano davvero, ho la sensazione che siano tutti gli io che non sono stato e che avrei potuto essere, e che in un certo senso incontro ogni volta che lascio il piacevole anonimato della metropoli e vengo investito dalla contundente definizione della mia città natale, in cui ogni strada, ogni albero, ogni tramonto e ogni occhio posato sul tramonto mi riguardano e mi contengono. Non è tanto il fatto che rivedo gli io che sono stato e che non posso più essere: non ho alcuna nostalgia del passato, di ciò che è stato e che sono stato, della mia infanzia e della mia giovinezza: che il passato sia passato mi va benissimo. Il lutto che sempre mi si ripresenta quando torno qui è quello per tutte le cose che avrei potuto essere e non sono diventato, per tutte le vite che qui mi apparivano ancora possibili e che poi per forza di cose non si sono realizzate. E non significa che io abbia sbagliato le mie scelte: ad atterrirmi è il fatto stesso di averle dovute fare, aver bruciato ad ogni bivio miriadi di alternative, aver messo progressivamente di vivere nella virtualità abdicando ogni volta una vertiginosa serie di possibilità per tenermi un micragnoso pezzetto di realtà.
Recensione
Un girino e una bruca sono innamorati, ma un giorno il girino diventa un brutto rospo mentre la bruca ha il coraggio di chiudersi nel suo bozzolo e diventare una splendida farfalla. La farfalla, conosciuto il mondo di fuori e lo splendore che essa può portare con sé, non sa più se ama il rospo, nuova versione del girino. Il rospo, dal canto suo, sa ancora di amare la bruca e si sente abbandonato, non sapendo che lei ha compiuto un grande passo nella sua vita. In questa storiella c’è però un elemento che nessuno ha ancora considerato: la natura. La natura fa sì che il rospo, ancora immalinconito per l’abbandono della sua amata, si cibi di una farfalla, non sapendo che fosse proprio la sua Lei. Insomma, “nessuno è diventato cattivo, nessuno è rimasto vittima di un amore tossico: la natura ha tratto le conseguenze delle premesse, e di solito la natura trae quella conseguenza lì: la catastrofe.”
Nel corso del romanzo L’idiota di famiglia il protagonista Igor si imbatte in questa favoletta in un libro in inglese di suo nipote Cosmo e ne rimane profondamente colpito, prendendola come metafora della propria esistenza. Lui si rivede in quel rospo imbruttito, che se ne sta buono buono, ma allo stesso tempo malinconico e immusonito ad aspettare mentre la natura fa il suo corso. Igor è un personaggio che fin dall’inizio appare sfiduciato nei confronti del mondo e di se stesso, poiché si sente inadeguato tanto sotto l’aspetto professionale, quanto in quello delle relazioni personali. Scrittore fallito, aveva lasciato da giovane la facoltà di Filosofia iniziata solo per seguire le orme di una figura paterna così ingombrante, alla fine diventa un traduttore, ma nella società contemporanea si trova a fare i conti con l’incombere dell’IA, che minaccia di far sparire il suo lavoro. Inoltre, la sua relazione con Marta non procede più come prima… Di difficoltà ne hanno incontrate parecchie, ma c’è un altro nodo con cui Igor deve fare i conti, un nodo più personale che di coppia: Marta ha appena pubblicato un libro di grande successo. Marta, insomma, da piccola bruca è diventata una farfalla e Igor non sa come vivere questa trasformazione. Come ci si può sentire a non riuscire a gioire davvero dei successi della persona che si ama, perché lei è diventata ciò che noi, pur volendo, non siamo mai riusciti ad essere?
Visto questo quadro chi può essere, allora, più di Igor “l’idiota di famiglia”, colui che non è in grado di adattarsi, ma vive ai margini della vita, insoddisfatto e silente?
Provate però a chiedere chi è “l’idiota di famiglia” ad un uomo anziano, la cui intera vita è stata dedicata alla pratica intellettuale e che ora viene mangiato da una malattia che erode proprio quella parte di lui per cui è sempre vissuto. Il padre di Igor, Franco Nieri, anche detto Herr Professor, è ormai l’ombra di se stesso ed è questa condizione che lo fa sentire “l’idiota di famiglia”.
La malattia comporta una svolta nella relazione padre-figlio, se non per il semplice fatto che costringe Igor a passare molto tempo con il padre e a conoscere di lui aspetti che non credeva esistessero. Forse Franco Nieri è molto di più di quell’Herr Professor che lui si immagina e oltre la corazza di uomo poco conciliante c’è altro: c’è l’amore per i figli, che raramente ha manifestato esternamente, ma che è forte e tenace e che è sempre stato presente in piccoli gesti a cui Igor nel corso della sua vita ha fatto poco caso; c’è l’amore per la moglie defunta che arriva ad essere una sorta di venerazione e che fa emergere i tratti più teneri del carattere del duro Herr; c’è l’amore per il nipote, quello invece manifestato fin dal giorno zero. C’è, infine, tutto ciò che del Nieri già si conosceva, come la passione per la storia e la filosofia e per la conoscenza in generale; anche in questo àmbito però Igor scoprirà lati del padre che mai si sarebbe aspettato.
La scrittura di Ferrari è magnetica e le oltre 500 pagine volano tra i pensieri di Igor, che vagano dal presente al passato e da Viareggio a Roma. Igor racconta di sé in prima persona con un’ironia e una leggerezza tali da far sembrare quasi allegri anche temi come l’Alzheimer, la cura di un genitore anziano e non più autonomo, la morte, le sofferenze d’amore e familiari e il senso di vuoto per l’insuccesso dei progetti pensati per la propria vita.
Trovate questo consigliatissimo romanzo QUI.
L’autore
Dario Ferrari è nato a Viareggio nel 1982 e, proprio come i personaggi del suo romanzo L’idiota di famiglia, ha studiato Filosofia a Pisa. Ha esordito nella narrativa con La quarta versione di Giuda, pubblicato da Mondadori nel 2020 (trovate il libro QUI), mentre nel 2023 esce per Sellerio La ricreazione è finita (QUI), vincitore del Premio Mastercard letteratura 2023, del Premio Flaiano 2023 e Libro dell’anno di Fahrenheit Radio Tre.



