Dopo 1991 e Treno infernale per l’Angelo rosso, Franck Thilliez è tornato in Italia con un altro caso del commissario Sharko con Lutto di Miele.
Pubblicato da Fazi Editore nel 2026 nella collana Darkside, con la traduzione di Daniela De Lorenzo, Lutto di miele (titolo originale Deuils de miel) è uscito in Francia nel 2006. Solo ora arriva in italiano.
È un thriller nero, fatto di delitti rituali e bassifondi parigini.

Trama
Tutto comincia in una chiesa, dove nel confessionale viene ritrovato il corpo di una donna: è inginocchiata, nuda, completamente rasata, con alcune falene “sfinge testa di morto” posate sul capo. Siamo a Parigi, in un pomeriggio torrido. Il luogo è sacro, ma la scena sembra una messa in scena, pensata per essere vista.
L’autopsia rende il caso ancora più strano, perché la vittima è morta per una rarissima forma di malaria, trasmessa da zanzare che in Francia non esistono.
Nello stomaco, inoltre, c’è una grande quantità di miele.
Il caso passa al commissario Franck Sharko e alla squadra del 36 di Parigi. Sharko è un uomo spezzato: ha perso la moglie e la figlia e il dolore lo accompagna in ogni scelta della sua vita.
Le prime tracce fanno capire che il delitto è solo l’inizio. L’assassino lascia indizi macabri e simboli legati ai peccati capitali e guida la polizia in una caccia al tesoro. Sharko prova a fermarlo prima che uccida ancora. Presto scopre che questo caso lo riguarda da vicino.
Recensione
Thilliez costruisce il crimine meglio di quasi tutti. Basta guardare la prima scena: la chiesa, la donna in ginocchio, le falene sul capo. Poi arriva la malaria impossibile e il miele nello stomaco.
Nulla è lasciato al caso. Ogni dettaglio sembra avere un perché e il lettore passa le pagine a cercarlo.
I dati si incrociano con precisione e la trama somiglia a un meccanismo in cui ogni pezzo deve incastrarsi.
Il punto interessante è l’accostamento tra religione e scienza.
Da una parte ci sono la chiesa, il confessionale, i peccati capitali. Dall’altra ci sono una malattia, degli insetti, un’autopsia. L’assassino usa la biologia per mettere in scena una sua idea di giustizia, quasi di punizione. È un contrasto efficace. Il rito vuole dare un senso ai delitti, ma la scienza li rende freddi, concreti, quasi chirurgici. Il risultato è inquietante proprio perché il male sembra pianificato con metodo.
Anche il titolo merita un’osservazione, questo infatti richiama la “luna di miele”, ma al posto della festa c’è il lutto. Il dolce diventa qualcosa di sbagliato e il miele nello stomaco della vittima lo conferma.
È un gioco di parole che dice molto del libro: dentro ogni cosa che dovrebbe consolare c’è in realtà una ferita profonda.
L’intricata caccia al tesoro tiene il lettore ancorato alla storia. L’assassino lascia messaggi, la polizia li segue e a ogni passo c’è un nuovo corpo o un nuovo simbolo da decifrare. Il ritmo è sempre molto rapido fin dall’inizio, mantenendo nel lettore una continua tensione.
Il personaggio meglio riuscito è senza dubbio Sharko e il libro ruota chiaramente intorno a lui e ai suoi pensieri ossessivi. Non è il solito detective brillante e invincibile. Ha perso la famiglia e il lutto non resta sullo sfondo, al contrario è presente pagina dopo pagina come elemento cardine.
Questo cambia il modo in cui si legge l’indagine. Non è solo una caccia al colpevole, è anche la storia di un uomo spezzato che cerca di restare in piedi mentre il passato torna a presentargli il conto. Sharko non indaga soltanto per dovere, ma perché non sa fare altro.
Per questo il lettore gli resta vicino anche nei momenti più cupi, anche quando il commissario sembra perdere la testa.
Va detto anche che il romanzo si legge meglio se si conosce già il personaggio e la sua storia.
Chi ha letto Treno infernale per l’Angelo rosso ritrova uno Sharko già segnato e capisce meglio da dove viene il suo dolore.
Chi parte da questo libro riesce comunque a seguire la vicenda, ma si perde un po’ dello spessore emotivo.
Letto oggi, a vent’anni dall’uscita, Lutto di miele funziona anche come tappa di un percorso: si vede un autore che sta ancora cercando la sua misura, ma che ha già chiara la direzione.
La Natura ce lo insegna quotidianamente: bisogna elaborare il lutto delle cose passate, perché ciò che ci attende brilla di una bellezza sempre nuova. Elaborarne il lutto, conservando sulle labbra il dolce sapore di ciò che sono state. Un lutto di miele…
Conclusioni
Lutto di miele è un thriller nero e incalzante. Parte con una scena forte e non si ferma quasi mai.
L’idea di base è buona e Sharko è un protagonista che il lettore sente vicino, perché il suo dolore si vede in ogni pagina.
Il libro presenta tuttavia dei difetti. L’assassino risulta quasi invincibile per poter essere credibile, alcuni passaggi si somigliano. Il ritmo non rallenta mai e presenta una struttura a tratti prevedibile con poco spazio per rallentare.
Chi ama le atmosfere cupe, i delitti crudeli e macabri e gli investigatori tormentati, troverà molto da apprezzare. Chi invece cerca realismo e un ritmo più vario potrebbe storcere il naso.
Per i lettori di Thilliez è comunque un tassello utile per capire da dove nasce la saga di Sharko.
Il libro potete trovarlo qui.
L’Autore
Franck Thilliez è nato nel 1973 ad Annecy, in Francia. È ingegnere informatico e autore di grandissimo successo, i suoi libri hanno venduto un totale di dieci milioni di copie e nel 2025, in Francia, è stato l’autore di thriller più venduto nonché il quinto autore più venduto in assoluto. Oltre a Lutto di miele, Fazi Editore ha pubblicato Il manoscritto, Il sogno, C’era due volte, Puzzle, Labirinti, Vertigine, Norferville, Trilogia di Caleb Traskman, 1991, Treno infernale per l’Angelo rosso e il quaderno di enigmi Sulla scena del crimine con Franck Thilliez.




