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Recensione · Libri

L’ACCUSA di Tore Renberg: recensione

7su 10

Quanto siamo davvero disposti a credere a ciò che ci viene raccontato? Con L’accusa, l’autore norvegese Tore Renberg firma un monumentale romanzo storico che immerge il lettore nel cuore della Germania del XVII secolo. Pubblicato in Italia da Fazi Editore e tradotto da Margherita Podestà Heir, il libro si presenta come un’opera ambiziosa e rigorosa, che racconta la vicenda di Anna Voigt, un caso giudiziario che scatenerà una battaglia legale e intellettuale senza precedenti, capace di scuotere le fondamenta di un’intera epoca.

Trama

Lipsia, 1681. Anna Voigt ha quindici anni, è figlia di un ricco proprietario terriero e porta con sé un segreto che potrebbe costarle la vita: dopo alcuni incontri clandestini con un garzone della tenuta, la ragazza rimane incinta. Terrorizzata dalla vergogna e dalle conseguenze che una gravidanza fuori dal matrimonio comporterebbe, riesce a nascondere la propria condizione a tutti, tranne che alla madre, fino a quando partorisce da sola. La neonata muore e il suo corpicino viene sepolto nell’orto.

Quando la scoperta del cadavere fa emergere il segreto di Anna, la vicenda assume rapidamente i contorni di un caso giudiziario e, per le autorità, la conclusione sembra scontata: infanticidio. Un’accusa terribile, che nella Lipsia del Seicento può condurre a una morte atroce, attraverso il supplizio della sepoltura da viva o l’annegamento.

Anna era poco più che una bambina quando cominciarono ad accanirsi contro di lei. Accanimento che, secondo loro, era assolutamente necessario.

Strappata alla famiglia e rinchiusa nella temibile torre del boia, Anna continua a proclamare la propria innocenza, affermando che la bambina sia nata morta. Ma la sua voce sembra destinata a perdersi in un sistema giudiziario nel quale la parola di una giovane donna conta ben poco. A opporsi a questa condanna che appare già scritta è il padre, Hanns Heinrich, deciso a tutto pur di salvare la figlia. Per difenderla si affida a Christian Thomasius, un giovane avvocato ambizioso e anticonformista, pronto a mettere in discussione le certezze di un’intera epoca.

Ha così inizio una lunga e logorante battaglia legale, destinata a protrarsi per anni. Nel tentativo di smontare le convinzioni del tribunale, Thomasius coinvolge Johannes Schreyer, un medico che sceglie di affidarsi alle prove scientifiche anziché alle superstizioni. Il processo si trasforma così in uno scontro che va ben oltre il destino di Anna: da una parte c’è una giustizia ancora legata a credenze religiose e confessioni estorte con la tortura; dall’altra, un nuovo approccio che cerca nella scienza gli strumenti per distinguere la verità dalla supposizione. In gioco non c’è soltanto la vita di una ragazza, ma anche la possibilità di distruggere un sistema in piedi da secoli.

Recensione

Ci sono lontane vicende giudiziarie che continuano a interrogare il presente, mettendo in luce le contraddizioni della giustizia e i pericoli di una società dominata dal preconcetto. È proprio da una di queste storie realmente accadute che prende vita L’accusa, un romanzo storico in cui l’autore riporta alla luce una vicenda dimenticata, intrecciando il dramma umano con un momento fondamentale nella storia del diritto e della medicina forense.

Al centro della narrazione c’è la quindicenne Anna Voigt, colonna portante emotiva del libro. Accusata di aver ucciso la propria bambina appena nata, Anna si proclama innocente, sostenendo che la neonata fosse già morta al momento del parto. La sua voce, tuttavia, si scontra con una società incapace di ascoltare, in un sistema in cui il pregiudizio pesa più delle prove e la giustizia si fa strumento di controllo della condotta femminile. A opporsi alla condanna è suo padre, Hanns Heinrich Voigt, figura di un amore incrollabile, disposto a mettere in gioco patrimonio e reputazione pur di salvarla. La sua determinazione lo porta ad affidarsi al giovane giurista Christian Thomasius che, insieme al medico Johannes Schreyer, incarnerà la possibilità di una svolta: l’uno attraverso il diritto, l’altro attraverso la scienza. I due si opporranno a un sistema giudiziario ancora profondamente legato alla superstizione, alla tortura e a dogmi religiosi considerati indiscutibili.

Renberg non si limita a descrivere i personaggi in funzione del loro ruolo nel processo, ma ne approfondisce convinzioni, relazioni e contraddizioni, collocandoli nel preciso panorama intellettuale in cui vivono. I personaggi diventano così parte di un sistema complesso, influenzato dalle gerarchie sociali, dalla religione, dalla cultura giuridica e dalle conoscenze scientifiche del tempo. Essi si muovono all’interno della Sassonia del tardo Seicento, ricostruita storicamente in modo minuzioso. L’autore ci restituisce una Lipsia fredda e fangosa, dominata da rigide gerarchie e da un potere religioso onnipresente. I luoghi del dramma diventano così il teatro dello scontro tra due visioni del mondo: da una parte, una giustizia dogmatica che pretende di difendere l’ordine morale attraverso la punizione; dall’altra, il faticoso tentativo di affermare un approccio razionale, in cui la verità debba essere dimostrata scientificamente.

Uno degli aspetti più interessanti dell’opera è il ricorso sistematico alla documentazione d’archivio. La vicenda è arricchita dall’inserimento di materiali d’epoca, decreti, estratti di sentenze e corrispondenze, che restituiscono al racconto una concretezza straordinaria. Questi frammenti permettono al lettore di confrontarsi direttamente con il linguaggio ufficiale delle istituzioni del tempo, rendendo tangibile la distanza tra la nostra concezione del diritto e quella del Seicento.

La ricchezza di questa ricostruzione rappresenta il maggiore punto di forza del romanzo, ma è anche all’origine del suo limite principale. La narrazione è infatti interrotta da numerose digressioni e passaggi descrittivi molto densi su dispute teologiche e procedure mediche. Se da un lato questa scelta dona spessore storico, dall’altro finisce per rallentare il ritmo, allontanando il lettore dal nucleo della vicenda. Alcune pagine possono risultare eccessive e la mole di informazioni richiede una certa pazienza, penalizzando la tensione narrativa. Chi cerca un thriller storico rapido e lineare potrebbe trovare questi passaggi complessi; al contrario, chi apprezza i romanzi storici documentati troverà in questa abbondanza di particolari il vero valore aggiunto del libro.

In definitiva, con questo romanzo l’autore trasforma un antico processo d’archivio in una potente riflessione universale sul potere. La vicenda di Anna Voigt diventa il simbolo di ogni epoca in cui si viene giudicati non per i fatti dimostrati, ma per ciò che la società ha già deciso di credere. Ne risulta una lettura intensa, impegnativa e di grande impatto, che invita a riflettere su come i preconcetti influenzino l’interpretazione della realtà. Perché la domanda che attraversa l’intera storia resta, ancora oggi, inevitabile: quanto può dirsi davvero imparziale una giustizia che ha già scelto il suo colpevole?

Il libro lo potete trovare qui

Autore

Tore Renberg (nato a Stavanger nel 1972) è uno degli autori più importanti e amati della letteratura norvegese contemporanea. Dopo aver studiato Letteratura e Filosofia all’Università di Bergen, ha lavorato come critico letterario e conduttore televisivo. Ha esordito nel 1995 con la raccolta di prose brevi Soveromsvinduet (La finestra della camera da letto), che gli è valsa il prestigioso Premio Tarjei Vesaas per il miglior debutto. Autore eclettico e prolifico, Renberg si muove con disinvoltura tra romanzi di formazione, drammaturgie teatrali, sceneggiature cinematografiche e libri per bambini, oltre a essere un musicista attivo nella scena rock norvegese. La consacrazione internazionale è arrivata grazie alla celebre saga letteraria dedicata al personaggio di Jarle Klepp, un successo tradotto in numerose lingue.
In Italia le sue opere sono pubblicate da Fazi Editore, che ha curato l’uscita di La mia Ingeborg (finalista al Premio Strega Europeo 2024) e del monumentale romanzo storico L’accusa.

7su 10

Il verdetto

L'accusa è un monumentale romanzo storico che trasforma un antico processo per infanticidio in una potente riflessione universale sul pregiudizio, sul controllo del corpo femminile e sulla manipolazione della verità.

  • IL NOSTRO VOTO7

Come recensiamo →

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