La giornalista d’inchiesta specializzata in tematiche ambientali Stefania Divertito pubblica, con Il Saggiatore, un saggio che analizza gli impatti devastanti delle guerre sull’ambiente e le iniziative nate per contrastarli.
Un’opera che parla del nostro passato e del nostro presente, con l’obiettivo di cambiare il nostro futuro e quello del pianeta che abitiamo: si intitola Guerra e clima.

La guerra non finisce quando finisce; uccide nell’immediato, ma continua a farlo in prospettiva, avvelenando il suolo, l’acqua, le generazioni che verranno.
“Guerra e clima” di Stefania Divertito
Un detonatore piazzato nel futuro.
Recensione
Il tema della crisi climatica è più acceso che mai. Eppure, quando si parla di ambiente, raramente si riflette su una delle sue minacce più devastanti: la guerra. Difatti oltre alle vittime, alle città rase al suolo e alle vite spezzate, ogni conflitto lascia dietro di sé un’eredità silenziosa, fatta di terreni contaminati, ecosistemi compromessi e risorse naturali impoverite. Ed è proprio questa dimensione, meno evidente ma destinata a durare nel tempo, che Stefania Divertito porta al centro del suo saggio Guerra e clima. L’ecocidio che distrugge la Terra.
Attraverso un reportage che attraversa luoghi ed epoche diverse, l’autrice mostra come la distruzione provocata dai conflitti non si esaurisca con la fine delle ostilità, anzi. Le conseguenze ambientali continuano a manifestarsi per decenni, talvolta per secoli, trasformando il paesaggio in una testimonianza permanente della violenza umana. Ne sono un esempio eclatante le tracce lasciate dalla Prima guerra mondiale nei terreni di Verdun, gli effetti dell’agente arancio sulle foreste vietnamite e la devastazione delle coltivazioni a Gaza, che raccontano una realtà in cui la natura diventa, insieme, vittima della guerra e spazio sul quale si prolungano i suoi effetti.
Il merito del libro è quello di rendere visibile ciò che spesso rimane ai margini del racconto dei conflitti. Le immagini più immediate della guerra sono quelle delle esplosioni, delle macerie e delle emergenze umanitarie, ma molto meno spazio viene dedicato alle sostanze tossiche che penetrano nel suolo, all’inquinamento delle acque, alla perdita di biodiversità e alla compromissione degli equilibri climatici. Divertito invita invece a guardare oltre l’immediato, ricordando che la devastazione ambientale non è una conseguenza secondaria, ma una componente fondamentale del costo umano e materiale della guerra.
Il comparto militare mondiale, secondo le poche stime disponibili, vale circa il 5.5 % delle emissioni globali di gas serra: se fosse uno Stato, sarebbe il quarto emettitore del pianeta. Il numero reale è probabilmente più alto. Nessuno è in grado di dirlo.
La forza della narrazione risiede anche nella capacità di collegare vicende lontane nel tempo e nello spazio, mostrando come esperienze storiche differenti siano accomunate da una medesima eredità. Il passato non resta confinato nei libri di storia: riaffiora nella contaminazione dei territori, nelle difficoltà delle comunità che cercano di ricostruire la propria esistenza e nei danni che si trasmettono alle generazioni successive. In questa prospettiva, il paesaggio assume quindi un significato nuovo: non è più soltanto lo scenario degli eventi, ma diventa un archivio di ferite che la fine ufficiale di una guerra non può cancellare.
Un altro aspetto significativo del saggio riguarda la necessità di riconoscere e misurare questi danni. Le ricerche scientifiche, le iniziative di bonifica e le richieste di risarcimento dimostrano quanto sia importante affiancare alla ricostruzione materiale una responsabilità concreta nei confronti dell’ambiente. Il riferimento all’ecocidio apre inoltre una riflessione sul rapporto tra guerra, giustizia e tutela degli ecosistemi: come attribuire le responsabilità per distruzioni che superano i confini nazionali e si protraggono ben oltre la durata di un conflitto? E come garantire che le popolazioni colpite non debbano sopportarne da sole le conseguenze?
“Ecocidio” è una parola che si carica del peso della propria analogia. Costruita sullo stampo di “genocidio”, indica un’uccisione che si compie sull’ambiente: deliberata, su grande scala, capace di una gravità tale da meritare un crimine codificato dal diritto internazionale.
Divertito affronta così una questione che riguarda non soltanto il presente, ma anche il futuro del pianeta. In un mondo segnato da crisi climatiche e conflitti armati, comprendere il legame tra guerra e ambiente significa riconoscere che le due emergenze non possono essere considerate separatamente. La guerra consuma risorse, danneggia gli ecosistemi e compromette le condizioni necessarie alla vita; il suo impatto ambientale, inoltre, rende più difficile la ripresa dei territori e delle comunità già provate dalla violenza.
Guerra e clima è dunque un saggio che invita a cambiare prospettiva e ad ampliare il nostro modo di intendere la pace. Non basta che tacciano le armi se la terra rimane contaminata, l’acqua diventa inutilizzabile e le popolazioni continuano a vivere tra le conseguenze di ciò che è accaduto. La ricostruzione deve comprendere anche la cura dell’ambiente, la restituzione delle risorse e il riconoscimento dei danni inflitti agli ecosistemi.
La lettura lascia soprattutto una pesante consapevolezza: la natura non conosce armistizi e non si rigenera seguendo i tempi della diplomazia. Le ferite del pianeta possono sopravvivere a chi le ha provocate, diventando un’eredità imposta a chi verrà dopo. Con il suo lavoro, Stefania Divertito ci ricorda perciò che difendere l’ambiente significa anche interrogarsi sulle cause della sua distruzione e sulle responsabilità di chi la determina.
Puoi trovarlo QUI.
L’Autrice
Stefania Divertito (Napoli, 1975) è giornalista d’inchiesta specializzata in tematiche ambientali. È stata portavoce del ministro dell’Ambiente Sergio Costa e capo ufficio stampa del ministero dell’Ambiente nei governi Conte I, II e in quello Draghi. È stata premiata nel 2005 come «cronista dell’anno» per la sua inchiesta quinquennale sull’uranio impoverito, nel 2013 ha ricevuto il premio Pasolini per la sua inchiesta sull’amianto e nel 2022 ha ricevuto il premio Eternot di Casale Monferrato per il suo impegno contro l’amianto. Con il Saggiatore ha pubblicato nel 2025 Uccidere la Natura.



