C’è chi dice che il concetto del Multiverso sia geniale, chi sostiene che sia inutilmente complesso e dispersivo, chi lo ritiene semplicemente un modo per spremere sempre di più, in modo anche poco coerente, il già grandemente redditizio Universo Marvel. Personalmente, mi riconosco in tutte queste descrizioni contemporaneamente.
Marvel Zombies, disponibile da oggi su Disney+, è l’ultimo esempio uscito di un prodotto del Multiverso Marvel. Ambientato nello stesso universo dell’episodio “Zombies?!” della prima stagione di What If…?, questa nuova miniserie della Marvel Animation vede un mondo desolato e raso al suolo, l’umanità quasi interamente estinta a causa di un virus che trasforma le persone in zombie. Si tratta di solo quattro episodi firmati Bryan Andrews, regista della maggior parte delle puntate di What If…?.
Sebbene gli episodi siano pochi e durino una media di 30 minuti l’uno, la storia è ricca, anche se semplice, e tiene incollati al (piccolo) schermo.
Protagonista assoluta è Kamala, una ragazza in grado di rendere i suoi pugni armi resistentissime in grado di creare efficaci barriere difensive. Dopo aver trovato insieme alle sue amiche un piccolo trasmettitore in grado di chiedere aiuto al di fuori dell’atmosfera terrestre, si mette in viaggio per cercare un’astronave in grado di portarla nello spazio. Ma, naturalmente, un mondo pieno di supereroi ormai ridotti a zombie affamati di carne non è un mondo ideale per agire indisturbati. Soprattutto se fra quei supereroi ormai non-morti c’è la “regina dei morti”, un tempo una dei più forti Avengers: Wanda Maximoff.
La storia è semplice e senza troppi ghirigori, a renderla interessante sono soprattutto i riferimenti, le citazioni e i collegamenti al mondo degli Avengers; vengono riprese le vicende dell’episodio di What If…?, ma senza che si renda necessario averlo visto: Marvel Zombies è perfettamente godibile anche separatamente e senza premesse.
Florence Pugh, Elizabeth Olsen e altri Avengers che abbiamo imparato ad amare ed appezzare tornano in 2D e con una nuova trama, in un altro mondo, uno in cui le cose sono andate diversamente. Animazione degna di nota, doppiaggio un tantino sbiascicato ma comprensibile quanto basta e speranza ultima a morire: la ricetta per una serie senza troppa lode, ma di certo senza infamia.
Ha il gusto del macabro, Bryan Andrews, e regala allo spettatore una dinamica splatter che ci stupisce sempre un po’ vedere in una serie d’animazione. La presenza degli zombie non risulta mai pesante, prevedibile o economica, il dosaggio è calcolato e mai squilibrato, la trama non scade in trash nè in violenza gratuita e ingiustificata.
Quattro episodi da mezz’ora l’uno, poco più di due ore per raccontare un inciso, una vicenda che sfrutta il suo sapore di familiarità per giustificare un senso di vaga incompletezza, di rapida successione di eventi in discesa.
Quello della Marvel Cinematic Universe è ormai un mondo che conosciamo e al quale siamo affezionati: sebbene la nostalgia non ci impedisca di identificarne la qualità, basta un tocco di originalità qua e là per farci apparire un suo prodotto valido e quasi inattaccabile. Un mondo così immenso che ci promette la possibilità di essere infinto, un’eventualità rassicurante da un tratto, ma deludente dall’altro, in cui serie animate come What If…? E Marvel Zombies sono piccole chicche che vale ancora la pena preservare.




