L’ultima stagione di Stranger Things ha lasciato il segno, ma non solo per i colpi di scena nel Sottosopra. Come spesso accade per i grandi franchise, la conclusione della serie Netflix ha diviso profondamente il pubblico. Tuttavia, stavolta la critica non riguarda solo le scelte narrative, ma il metodo di scrittura: sui social è esploso il “ChatGPT-gate”.
Le accuse dei fan: quel dettaglio nel documentario Netflix
Tutto è nato dalla release di One Last Adventure: The Making of Stranger Things 5, il documentario dietro le quinte prodotto da Netflix. In una scena che ritrae Matt e Ross Duffer al lavoro sulla sceneggiatura, alcuni fan particolarmente attenti hanno notato quello che sembrava essere il layout di ChatGPT aperto su uno schermo.
In pochi minuti, le immagini hanno fatto il giro di X (Twitter) e TikTok, alimentando la teoria secondo cui l’ultima stagione sia stata “aiutata” (o peggio, scritta) dall’intelligenza artificiale generativa.
La smentita della regista Martina Radwan
Nonostante la viralità del caso, non esistono prove concrete. Martina Radwan, regista di One Last Adventure, ha risposto duramente a queste speculazioni in un’intervista con The Hollywood Reporter.
Radwan ha messo in dubbio che i Duffer avessero davvero il chatbot aperto per scrivere, sottolineando che:
- Ricerca vs Scrittura: Molti professionisti usano l’IA come strumento di ricerca rapida, non per la creazione di contenuti.
- Complessità narrativa: “Come si fa a gestire una trama con 19 personaggi usando ChatGPT?”, ha dichiarato Radwan, definendo la teoria tecnicamente improbabile.
- Il valore della Writer’s Room: La regista ha descritto il processo creativo dei Duffer come uno scambio umano costante, fatto di brainstorming e intuizioni che una macchina non potrebbe replicare.
“Ho assistito a scambi creativi, a vere conversazioni. La gente pensa che scrivere significhi solo stare seduti a digitare, ma è sviluppo della storia, è esplorazione mentale.” – Martina Radwan
Il problema della fiducia a Hollywood
Il caso Stranger Things è lo specchio di una tensione crescente tra Hollywood e l’intelligenza artificiale. Con la Disney che ha recentemente stretto accordi milionari con OpenAI, il confine tra supporto tecnologico e sostituzione creativa si è fatto labile.
La diffidenza dei fan nasce da un paradosso:
- Difficoltà a distinguere: Diventa sempre più complesso capire cosa sia frutto dell’ingegno umano e cosa di un algoritmo.
- Delusione post-finale: Spesso, quando un finale non soddisfa le aspettative, il pubblico cerca una “giustificazione esterna” (come l’uso dell’IA) per spiegare perché la narrazione non sia stata all’altezza.
Stranger Things 5 e il peso delle aspettative
Le indiscrezioni sul finale non riflettono solo la paura della tecnologia, ma anche la difficoltà moderna di accettare la conclusione di una serie iconica. Sebbene il commento di Radwan cerchi di rassicurare la fanbase, il dibattito sull’uso dell’IA nelle produzioni future è appena iniziato.
E tu cosa ne pensi? Credi che l’intelligenza artificiale possa aiutare gli sceneggiatori o rischia di rovinare la magia delle nostre serie preferite? Lascia un commento e facci sapere la tua opinione!


