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Due spicci: Zerocalcare porta la sua serie più crepuscolare al Salone del Libro di Torino

Zerocalcare al Salone del Libro racconta il suo terzo progetto per Netflix

kikass
26 Maggio 2026
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4 Min
Due spicci
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In occasione della XXXVIII edizione del Salone Internazionale del Libro, tenutosi a Torino, abbiamo avuto l’occasione di assistere in anteprima ai primi 6 minuti della nuova serie di Zerocalcare, Due Spicci, in uscita su Netflix il 27 Maggio.

L’evento si è tenuto il 16 maggio presso l’Auditorium Giovanni Agnelli del Centro Congressi Lingotto e ha ospitato una gran platea di persone che, dopo una fila interminabile, ha potuto assistere ai primi minuti della serie.

C’è un applauso lungo e caloroso ad accogliere dapprima Giorgia Fumo, comica, autrice e stand-up comedian italiana che ha aperto e presentato l’evento e che accoglie sul palco Michele Rech, in arte Zerocalcare, il quale mette immediatamente le mani avanti dichirando: «I primi sei minuti sono sempre i più brutti perché servono a stabilire le cose, quindi se fa schifo dategli un’altra chance».

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La raccomandazione, a giudicare dalla successiva reazione della sala, non appare affatto necessaria.

Sul palco, il fumettista romano ha raccontato il percorso creativo dietro al suo terzo progetto per Netflix, senza filtri e con la consueta autoironia che lo contraddistingue.

La fine di una trilogia

«Questa serie nella mia testa è la fine della trilogia, iniziata con Strappare lungo i bordi e proseguita con Questo mondo non mi renderà cattivo», ha dichiarato Zerocalcare.
Le tre serie hanno in comune gli iconici personaggi nati dalla sua matita, ovvero: Zero, Cinghiale e l’immancabile Armadillo, proiezione della coscienza del protagonista con la voce di Valerio Mastandrea, ma raccontano trame e vicende non necessariamente collegate tra loro.

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Due spicci segue le vicende di Zero e Cinghiale, alle prese con la gestione di un piccolo locale e con una serie di difficoltà economiche e personali che mettono a dura prova il loro equilibrio.
La serie è prodotta da Movimenti Production in collaborazione con BAO Publishing.

Un tono diverso, più cupo

Il grande tema del panel è stato il cambio di registro rispetto alle opere precedenti.
Il tono della serie è più cupo, più disilluso con un atmosfera noir di cui Zerocalcare si dichiara grande fan. Zerocalcare lo ha raccontato senza filtri: «Sta serie è crepuscolare perché in realtà io sto in un momento dell’esistenza un po’ crepuscolare, quindi ho difficoltà a scrivere qualcosa di diverso o di più pagliaccesco».

Nelle opere precedenti il gruppo di amici rappresentava quasi sempre uno spazio salvifico, imperfetto ma essenziale per sopravvivere emotivamente alla realtà. In Due spicci, invece, emerge una consapevolezza più dolorosa: a volte volersi bene non basta davvero e l’amicizia da grandi è più difficile da coltivare.
Come ha spiegato lo stesso autore dal palco, si è soffermato sul tema della collettività e sulla consapevolezza che, a volte, nemmeno l’amicizia riesce a risolvere tutto.

I personaggi fanno i conti con debiti economici, responsabilità emotive e quella sensazione molto millennial di aver dovuto “ricalcolare il percorso” mentre il mondo cambiava più velocemente delle aspettative con cui erano cresciuti.

Mitigare la solitudine

Dietro la malinconia, però, c’è ancora un impulso generoso.
Dopo Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo, Zerocalcare torna con una serie animata che riprende il suo universo fatto di ansie quotidiane, amicizie complicate e malinconia generazionale… e lo fa sperando, come ha dichiarato lui stesso, che le persone guardandola si sentano meno sole.

Due spicci arriva su Netflix il 27 maggio 2026 in otto episodi.

Clicca qui per leggere la nostra recensione in anteprima!

ARGOMENTI:Due SpicciNetflixzerocalcare
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Dikikass
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Lavoratrice disperata, nerd senza speranza, amo leggere, scrivere, adoro i videogiochi, il cinema e le serie tv. Amo gli animali e ho due mici stupendi. Amo dedicarmi alle mie passioni e condivido il mio tempo con altre persone solo quando ritengo che ne valga davvero la pena.
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