Nel fumetto italiano ci sono autori che, più di altri, riescono a lasciare un’impronta riconoscibile, capace di attraversare decenni e generazioni.
Maurizio Di Vincenzo è uno di questi e sarà ospite a Lanciano nel Fumetto 2026.
Disegnatore e illustratore, il suo percorso affonda le radici negli anni ’80 e si sviluppa attraverso riviste, collaborazioni e serie che hanno segnato il fumetto italiano, fino ad arrivare a uno dei suoi universi più iconici: quello di Dylan Dog.
Gli inizi tra riviste e sperimentazione
Dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti nel corso di Pittura, Di Vincenzo diventa professionista nel 1985.
Tra il 1985 e il 1986 realizza illustrazioni per riviste come L’Eternauta, Tilt, Boy Comics, Pupa e Fichissimo. A partire dal 1987 il suo segno si muove anche all’interno di testate come Skorpio, Lanciostory e Intrepido, entrando pienamente nel circuito del fumetto popolare italiano.
Nel 1992 collabora con Peppe Ferrandino per Udo di Acquascura, pubblicato su Comic Art, aggiungendo un tassello importante al suo percorso autoriale.
Tra Granata Press e nuove serie
Negli anni successivi partecipa al progetto Nero con la storia La Chiesa trionfante e collabora, per Granata Press, alla serie La Bionda, personaggio creato da Franco Saudelli.
Successivamente disegna il numero 0 di Rivan Ryan ed entra nello staff di ESP, edito dalla casa editrice Universo, dove realizza due albi: il n. 4 (Voci lontane) e il n. 13 (Il cavaliere infinito), serie ideata da Michelangelo La Neve.
Il noir e l’apertura internazionale
Nel 2008 firma Rangaku, un noir ambientato nel Giappone del XVII secolo, scritto da Luca Enoch e pubblicato per il mercato francese da Les Humanoïdes Associés.
Un’opera che evidenzia la sua capacità di muoversi tra generi e atmosfere diverse, portando il suo segno anche oltre il contesto italiano.
Dylan Dog e il riconoscimento
Nel tempo, il nome di Di Vincenzo si lega sempre di più a Dylan Dog, una delle serie più iconiche del fumetto italiano.
Nel 2014, in occasione del Cartoomics, riceve il Grouchino d’oro come miglior disegnatore della serie regolare 2013, riconoscimento che conferma il suo ruolo all’interno della testata.
Oggi è uno dei disegnatori di punta della serie, contribuendo a definire, con il suo stile, l’identità visiva dell’Indagatore dell’Incubo.
Tra insegnamento e nuove collaborazioni
Accanto al lavoro sulle tavole, Di Vincenzo porta avanti anche un’importante attività didattica: vive e lavora a Roma come insegnante presso la Scuola Romana dei Fumetti, di cui è stato anche direttore della succursale di Pescara dal 1996 al 2000.
Dal 2019, insieme a Valerio Piccioni ed Emiliano Tanzillo, realizza le copertine della serie Samuel Stern per Bugs Comics.
Un segno che resta
La carriera di Maurizio Di Vincenzo attraversa il fumetto italiano dagli anni ’80 a oggi, mantenendo una coerenza stilistica e una presenza costante.
Dalle riviste agli albi seriali, fino all’insegnamento, il suo percorso racconta un autore che non ha mai smesso di evolversi, restando però sempre riconoscibile.
E forse è proprio questo che definisce davvero un disegnatore, non solo il tratto, ma la capacità di lasciare un segno che resta nel tempo.


