Romanzo d’esordio dell’autrice e giornalista coreana Kim Jee-Hye, La cucina dei libri di Soyangri edito da Mondadori e tradotto da Giuliana Parziale, porta con sé una grande profondità, quella di chi ha capito che una libreria non è necessariamente solo un posto dove si vendono libri, ma può diventare un luogo in cui le persone affini si riuniscono e soprattutto dove trovano se stesse.

Trama
Yujin è al centro della nostra storia, nata e cresciuta a Seoul, ma a un certo punto della sua vita sceglie di rifugiarsi nel piccolo villaggio di Soyangri, tra colline e ciliegi in fiore. Qui, impiegando mesi di energia e dedizione, trasforma un vecchio hanok (tradizionale casa coreana a singolo piano, con i tetti curvi e i materiali naturali) in qualcosa di davvero unico: La Cucina dei Libri, una libreria in cui leggere sorseggiando bevande e gustando dolci, ma anche un luogo di incontro dove è possibile pernottare e trovare un momento di relax e conforto. Il luogo ideale per qualsiasi lettore… e non solo.
Secondo Yojin ogni opera letteraria ha un suo sapore, che cambia a seconda del lettore che si approccia ad essa, da qui nasce il nome della libreria, un posto dove l’aroma dei libri attira le persone e tutti i sentimenti nascosti nel profondo di ognuno possono finalmente emergere, essere ascoltati, accolti e incoraggiati, senza timore o giudizio.
Leggendo la storia ci troveremo totalmente immersi in questa ambientazione cozy, il luogo ideale nel quale rifugiarsi e allontanarsi dalla vita reale per un periodo o addirittura farlo diventare parte della propria quotidianità e dal quale ripartire, abbandonando la frenesia di una vita sempre allerta e di corsa.
Il luogo ideale per un nuovo inizio. E come il villaggio di Soyangri, leggendo questo romanzo ci sentiremo al sicuro, accolti e compresi.
Recensione
Soyangri non è solo uno sfondo pittoresco del racconto, il villaggio, immerso nella natura coreana, diventa parte integrante della storia, è esso stesso un personaggio, al quale è impossibile non affezionarsi.
La Cucina dei Libri di Soyangri comprende una caffetteria e una residenza, in cui si vendono libri ma si organizzano anche eventi e laboratori nei quali sperimentarsi e provare nuove esperienze. Un luogo di incontro, confronto e ritiro, dedicato alla lettura e al buon cibo, inserito in un contesto pacifico e incantevole, in cui è la natura a dettare il ritmo e il tempo della vita, immersa in un miscuglio di colori e profumi che avvolge come un abbraccio tenero e rassicurante.
Diversi personaggi si imbatteranno in questo magico luogo, storie che si intrecceranno attorno alla libreria, ognuna delle quali con il desiderio di ritrovarsi.
Yujin, come già detto, è il personaggio centrale, colei che tiene insieme tutto. Il suo obiettivo è creare un rifugio per anime stanche come la sua. La sua grande forza sta nell’ascolto, nella gentilezza, nella capacità di abbinare il libro giusto alla persona giusta.
Abbiamo poi Dain, una famosa cantante in cerca di pace e silenzio, lontano dal clamore del successo. Dain arriva alla Cucina dei Libri esausta, ha bisogno di allontanarsi dalla notorietà che la circonda, non si sente più padrona della propria vita, come se questa fosse ormai in mano al suo pubblico. Il villaggio, il silenzio, i libri la aiutano a ritrovare la propria voce interiore, che non ha nulla a che fare con il palcoscenico e le performance da esibire.
Sohee è una giovane avvocatessa che si è sempre impegnata tanto per raggiungere dei risultati importanti per la sua carriera, ma che non si è mai davvero chiesta cosa desiderasse davvero nella vita; amante della lettura e grande sognatrice, la cui vita rimane sconvolta da una notizia inaspettata che la costringe a fermarsi, a guardare la propria vita da una prospettiva che non aveva mai considerato prima.
La Cucina dei Libri di Soyangri diventa per lei il luogo in cui elaborare i suoi pensieri, in cui imparare a convivere con le domande che si pone ogni giorno.
Sohee è probabilmente il personaggio più emotivamente intenso del romanzo.
Abbiamo poi Suhyeok, che sogna di diventare un regista di musical e si destreggia a fatica tra il fallimento della sua carriera professionale e le incomprensioni con il padre.
La sua storia tocca un nervo scoperto della società contemporanea, in particolare quella coreana, ovvero il tema della pressione familiare, le aspettative dei genitori, il conflitto tra la passione creativa e la sicurezza economica. Il rapporto con il padre è il nodo centrale del suo arco narrativo, un conflitto generazionale che rispecchia tensioni reali e diffuse nella Corea di oggi, dove la cultura del sacrificio per il gruppo si scontra con le aspirazioni individuali dei giovani.
E poi Nayun, che rappresenta un archetipo molto preciso della giovane generazione coreana (e non solo), quella dei cosiddetti “sogni rimandati”.
La sua storia tocca corde che risuoneranno sicuramente in moltissimi lettori.
Nayun da bambina si immaginava di diventare una donna in carriera, determinata e di successo, quell’immagine ideale che la società coreana proietta con forza sulle giovani donne.
Tuttavia crescendo ha scoperto che quella visione non era davvero sua, era un’aspettativa esterna interiorizzata. Quindi ha fatto una cosa silenziosa e poco eroica ma molto umana: ha smesso di competere.
Fa il suo lavoro senza alimentare ambizioni che non sente autentiche e questo la rende quasi invisibile nel ritmo frenetico dell’azienda.
Il vero desiderio di Nayun è avere un’attività propria, qualcosa di autonomo, ma rimane sospeso in quel limbo pericoloso del “ci sarà tempo”, “prima o poi”…
Torna a casa esausta non tanto fisicamente, quanto emotivamente, è la stanchezza di chi ogni giorno recita un ruolo che non gli appartiene. Il divano, il rimandare, il non avere voglia di nulla, non sono pigrizia, sono una forma di resistenza passiva, forse anche inconsapevole.
In questo senso Nayun si collega perfettamente al tema centrale del romanzo: la Cucina dei Libri è proprio il luogo che accoglie chi è bloccato in questa sospensione tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere.
“Sembra che in ogni momento si debba dimostrare qualcosa, come se il successo avesse una sola forma, una sola risposta corretta per tutti. A volte penso che il nostro paese si aspetti che impariamo a camminare senza mai cadere… E se inciampi anche solo una volta, ti fanno credere che la tua vita sia finita.”
Una coccola tutta da leggere
Il romanzo esplora con delicatezza diverse metafore che si intrecciano continuamente.
Abbiamo i libri, come nutrimento per l’anima, oggetto che libera la mente, ci trasporta in mondi sconfinati, il libro come ponte per rimettersi in contatto con una parte di sé dimenticata, nascosta o sopraffatta dalla vita quotidiana che scorre troppo velocemente, quasi come per inerzia.
E poi c’è il cibo, i dolci, le bevande, i sapori che hanno un ruolo narrativo ben preciso.
Il cibo è un atto di cura verso l’altro; offrire qualcosa di buono da mangiare è un gesto di accoglienza nei confronti di chi si ha di fronte, una forma di linguaggio non verbale che indica vicinanza e affetto.
In un’epoca di velocità, notifiche e sovraccarico cognitivo, Soyangri rappresenta una deliberata decelerazione. Un distacco necessario dalla realtà, che ognuno di noi ad un certo punto della propria vita sente di volere, mettendo in pausa gli impegni, appuntamenti e doveri quotidiani che tendono a sopraffarci. Il romanzo suggerisce che alcune trasformazioni non possono avvenire in fretta, bensì richiedono silenzio, natura, buone compagnie e tempo.
La scrittura di Kim Jee-Hye è decisamente coinvolgente, si fa fatica a staccarsi dalle pagine perché ci si sente ormai parte della Cucina dei libri di Soyangri e non si vuole abbandonare quel luogo che rappresenta una vera e propria coccola, al quale si ripensa con affetto anche dopo aver chiuso il libro.
CONCLUSIONI
La cucina dei libri di Soyangri è un romanzo ideale per chi ama la letteratura dell’Asia orientale con sensibilità contemporanea, per chi ha mai amato una libreria come se fosse un luogo sacro o per chi avrebbe voluto un luogo così speciale in cui rifugiarsi, per chi attraversa un momento di transizione e per chi si pone continue domande rispetto alle scelte della propria vita.
È un libro perfetto se cerchi qualcosa di rilassante, emotivo e “da coccola”, ma potrebbe non convincere chi vuole trame intense o molto originali.
La vita non è una gara dei cento metri né una maratona. Forse è solo il lungo processo di trovare la propria velocità e la propria direzione, la strada che davvero ti appartiene.
Il libro potete trovarlo qui.
L’Autrice
Kim Jee-Hye ha studiato giornalismo e gestisce la libreria indipendente coreana Walking on the Clouds.
La Cucina dei Libri di Soyangri, bestseller internazionale pubblicato in ventuno paesi, è il suo romanzo d’esordio.


