Dopo Fear Agent e Una giusta sete di vendetta, Rick Remender torna nel catalogo SaldaPress con Napalm Lullaby, serie in due volumi disegnata da Bengal. Una storia ambientata in un futuro distopico dove religione e potere vanno a braccetto e con una forte componente action e supereroistica, che permette agli autori di mettere in campo riflessioni profonde e più che mai attuali.

Lode a Glokor
In Nebraska, un uomo e una donna stanno tornando a casa con il loro pick-up quando trovano vicino alla strada un neonato dotato di poteri dentro una strana armatura. Considerandolo come un dono divino, decidono di prendersene cura e accoglierlo nella loro famiglia. 50 anni dopo, il mondo è cambiato e la Chiesa di Glokor, una setta di fanatici religiosi comandata dal Magnifico Leader, ha conquistato il pianeta. Chi non si unisce a loro è costretto a vivere nei bassifondi, in condizioni difficili. Tutti sembrano ormai rassegnati alla situazione, tranne Sam e Sarah, figli bastardi del Messia, che vorrebbero porre fine a questa teocrazia. Per farlo devono quindi infiltrarsi nel santuario della setta e compiere un’impresa per nulla facile: uccidere il loro padre.

Fratello e sorella, entrambi sono dotati di poteri e li vediamo per la prima volta con una maschera sul volto. Sam è il più irruento dei due, porta con sé una sorta di pistola che spara dei cavi e ha l’abilità di empatizzare con gli individui che lo circondano e di percepire il loro stato d’animo. Sarah, invece, può entrare nella testa di una persona e farle immaginare sogni di qualsiasi natura. Vivono nei bassifondi con l’uomo che li ha cresciuti in una sorta di mausoleo dei tempi andati, pieno di reliquie del passato. Per il loro “genitore” questo è un modo per non guardare quello che c’è fuori e ancorarsi a un mondo ormai andato, mentre i figli vorrebbero coinvolgerlo nel loro piano.
Abbattere l’ordine costituito
Se il focus iniziale è sui personaggi, con il passare dei capitoli e l’avanzare della loro missione, iniziamo anche a conoscere meglio il mondo distopico tratteggiato dagli autori. Quando Sam e Sarah entrano nel santuario della Chiesa di Glokor emerge subito un contrasto netto tra quello che c’è fuori, fatiscente e povero, con lo sfarzo della cittadella, dove però possono entrare solo i veri fedeli. Molti di questi “eletti” hanno accettato consapevolmente di essere parte di una realtà finta e controllata, per non incorrere nell’ira divina e vivere nell’agio. Una teocrazia all’apparenza perfetta, dove tutti si fidano ciecamente dei dettami della divinità, ma nella quale esiste uno stato di polizia che percepisce i pensieri dei fedeli, reprimendo ogni idea che vada contro l’autorità morale.

Per quanto folle, il piano di Sam e Sarah sembra l’unica speranza per salvare un mondo ormai alla deriva e dove nessuno è davvero libero. I due si scontrano però su un punto: una volta abbattuto l’ordine costituito, quale sarà la mossa successiva? Lasciare l’umanità senza una guida potrebbe portare al caos più totale, ma mettendo un’altra persona a capo del popolo ci sarebbe il rischio di creare una situazione analoga a quella precedente.
Remender e Bengal avevano già lavorato insieme su Death or Glory e si confermano un ottimo team creativo. Alla scrittura accattivante dell’autore si affianca uno stile di disegno molto pulito, con tavole sempre dinamiche. Molto ben pensato anche il design dei personaggi, i loro poteri e l’ambientazione. Un futuro distopico ma che purtroppo sembra sempre più attuale, dove le idee non sono in discussione ma vengono semplicemente imposte dall’alto. Un affresco spaventoso che fa ragionare e ci fa chiedere se noi, al posto di Sam e Sarah, avremmo il coraggio di ribellarci e mettere in gioco la nostra vita per salvare un mondo che sembra felice di questa situazione.


