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NerdPool > Blog > Fumetti > NerdPool incontra Jason Howard
FumettiInterviste

NerdPool incontra Jason Howard

Simone Giorgi
29 Gennaio 2026
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14 Min
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Disegnatore di fama internazionale, Jason Howard ha collaborato con diversi scrittori importanti come Robert Kirkman (The Astounding Wolf-Man, Super Dinosaur) e Warren Ellis (Trees, Cemetery Beach). Nel 2020 è uscita la sua prima miniserie da autore unico, Big Girls, e di recente sta lavorando sulle serie dell’Energon Universe, sia negli interni che su diverse cover. Abbiamo avuto l’occasione di intervistarlo durante la scorsa Lucca Comics & Games, dove saldaPress ha presentato anche una sua variant dedicata a Battle Beast, e vi invitiamo a scoprire cosa ci ha raccontato sulla sua carriera e sugli ultimi progetti.

Big Girls – Jason Howard; saldaPress

Big Girls è stata la tua prima serie da autore unico ed è in qualche modo una reinterapretazione del genere tokusatsu. Come hai sviluppato questa idea e quali sono state le tue principali ispirazioni, soprattutto per le creature e per il loro design?

In realtà è iniziato tutto dal mio sketchbook. Tra un progetto e l’altro, mi diverto a disegnare lì quello che mi viene in mente e in quel periodo stavo disegnando molte creature. Credo stessi lavorando a Cemetery Beach, ma non ricordo esattamente quale serie. Disegnavo questi mostri solo per divertimento e non sono poi diventati il design finale. Ma in uno schizzo ho disegnato una ragazza soldato in piedi sopra la città con un mostro di fronte. Ho pensato: “oh, è davvero divertente”, e nei giorni successivi ho disegnato altri schizzi simili, iniziando a sentire che, visivamente, poteva diventare qualcosa di davvero interessante.

Allo stesso tempo stavo sviluppando una storia basata sull’idea che, quando sembra ci siano tanti grandi problemi nel mondo, forse ci sentiamo sopraffatti perché pensiamo che possano esserci solo grandi soluzioni per risolverli, cose fuori dal nostro controllo. E ho iniziato a chiedermi: è davvero così?

Forse alcuni problemi possono essere risolti con piccoli cambiamenti. Questo era più o meno ciò che mi passava per la testa dal punto di vista della scrittura, e le due cose stavano accadendo contemporaneamente. Avere queste idee sui grandi e piccoli problemi, e allo stesso tempo i disegni di grandi creature, mi sembrava potesse esserci un modo per unire tutto questo: l’artista in me poteva essere felice disegnando mostri e distruzione. E dal punto di vista dello scrittore avevo qualcosa da esplorare che andasse oltre il semplice combattimento. Quindi è così che è iniziato tutto e da lì si è sviluppato.

Big girls 1 – Jason Howard; saldaPress

Di recente hai lavorato all’Energon Universe per Transformers e G.I. Joe. Sei sempre stato un fan di questi personaggi?

Sì. Letteralmente sono tra i primi cartoni animati che ricordo di aver visto e alcuni dei primi giocattoli che ho comprato da solo con i miei soldi. Soprattutto Transformers. Ho sempre amato disegnare robot, e credo che questa passione sia iniziata guardando il cartone dei Transformers, che poi mi ha portato ad altri show come Robotech o Macross e ai fumetti o ai primi manga come Appleseed, tutte cose molto incentrate sui robot. Scherzo spesso con mia moglie quando scorro Netflix: se un film di cui non ho mai sentito parlare ha l’immagine di un robot, potrei fermarmi a guardarlo solo perché c’è un robot, e lei scuote la testa e alza gli occhi al cielo. Ho sempre apprezzato la creatività che subentra nel design di quel tipo di cose e quindi avere l’occasione, nell’Energon Universe, di usare le abilità che ho sviluppato lavorando nei fumetti e tornare a questi personaggi che conosco da tutta la vita è stata una sfida davvero divertente e una grande gioia.

Quindi, in un certo senso, possiamo dire che sia stato facile per te disegnarli?

Non è un fumetto facile da disegnare, né personaggi facili, nel senso che ogni personaggio è molto distinto nelle forme che lo compongono. Le forme delle loro teste, per esempio, possono avere molte parti ed essere molto complesse. Ho bisogno di disegnare un personaggio diverse volte. Ho realizzato la storia delle origini di Starscream nei numeri 13 e 14 [ndr: contenuti nel vol.3 italiano] e Daniel Warren Johnson ha scritto una storia fantastica per me. Ma le prime volte che ho disegnato Starscream ho dovuto lavorare davvero molto per capirlo. Alla fine di quei numeri riuscivo a disegnarlo molto meglio, solo con la mia immaginazione. Quindi, ogni volta che c’è un nuovo personaggio, almeno per me, ci vuole più tempo per capirlo.

Con i personaggi umani, invece, ci sono certi schemi predefiniti. Un volto maschile ha un certo aspetto: è giovane? È anziano? Non devo cercare riferimenti per sapere com’è fatto un volto umano. L’ho disegnato abbastanza volte. Con i Transformers, invece, ci vuole un po’ più di tempo perché bisogna fare in modo che i personaggi risultino corretti e fedeli a come dovrebbero apparire.

Transformers 13 – Warren Johnson, Howard, Spicer; Image Comics

Durante la tua carriera hai anche lavorato con molti scrittori diversi. Hai citato Cemetery Beach con Warren Ellis o Robert Kirkman. È difficile adattare il tuo stile artistico a diversi tipi di storie?

La maggior parte delle volte è molto divertente. È una delle cose che mi piacciono di più nel collaborare con gli scrittori. Cerco di fare progetti in cui sento di poter portare qualcosa di mio o di poter fare qualcosa di nuovo che non ho mai fatto prima. Ho appena finito un progetto non ancora uscito in Italia, ma negli Stati Uniti sì, tramite l’editore Distillery. Parla di demoni, inferno e possessioni. Ho collaborato con un mio amico, Ryan Stegman, che ora disegna X-Men ma scrive anche. Abbiamo sviluppato insieme parte della sceneggiatura e della storia. Uno dei motivi per cui volevo farlo è che non avevo mai realizzato storie di questo tipo. Pensavo fosse molto divertente giocare con il design dei personaggi, demoni e angeli. Quello era un grande richiamo per questo progetto.

Riguardo Cemetery Beach, Warren e io stavamo già facendo Trees, che è un dramma incentrato sui personaggi. Un po’ inquietante, ma non ricco di azione. Parlandone, gli dissi che a un certo punto mi sarebbe piaciuto fare qualcosa di più orientato all’azione. Cemetery Beach è nato da quelle conversazioni iniziali: se lo leggi, dopo tre o quattro pagine l’azione inizia e praticamente va avanti per tutto il libro. Ho pensato: “oh, Warren mi ha preso molto sul serio”. Ma in quel tipo di storia la sfida artistica sta nel coreografare l’azione, farla scorrere bene, rendere chiaro cosa sta succedendo e farla sembrare energica, con proiettili che volano, persone che si abbassano ed esplosioni ovunque. Se disegnassi sempre storie così, alla lunga sarebbe un po’ stancante. Ma quando lo faccio e poi passo a qualcosa di diverso, mi ricarica.

Una delle tue serie con Robert Kirkman, Super Dinosaur, è diventata una serie animata. Prima di tutto: è stato emozionante vedere i tuoi personaggi in movimento e hai contribuito in qualche modo allo sviluppo?

È stato molto emozionante. Penso che chiunque crei qualcosa, in qualche modo, sogni ad occhi aperti: “sarebbe figo se ne facessero un film o un cartone animato”. Quindi poter essere coinvolto in tutto questo e vederlo accadere davvero è stato incredibile. Nei fumetti ho vissuto molte esperienze in cui sembra che qualcosa stia per succedere e poi svanisce e non succede nulla. Quindi impari a non farti troppe illusioni. Le persone parlano, dicono cose, fai anche incontri con gente di Hollywood che sembra molto positiva e poi non succede niente. Così impari semplicemente ad annuire. Dentro di te pensi: “sì, non la prendo sul serio”.

Quindi quando ha davvero iniziato a prendere forma ed è diventata una cosa reale, è stato molto emozionante, e io ero molto coinvolto nella produzione. Quasi a tempo pieno per alcuni mesi e poi part-time per forse due anni. Ero nella writers’ room con un team di sceneggiatori e ho scritto due episodi della serie. È stata prodotta a Vancouver, in Canada, da Atomic Cartoons per la TV canadese. Ho fatto molti viaggi a Vancouver e ho lavorato con il team lì, uno studio di persone incredibili. Volevano molti input visivi, perché è basato su un fumetto. Volevamo creare qualcosa di nuovo ma anche fedele alle sue radici fumettistiche. Se guardi lo show, ci sono momenti in cui i personaggi hanno piccole fantasie ad occhi aperti e li abbiamo realizzati in stile vignette di fumetto. Ci sono vari richiami alle origini fumettistiche sparsi nella serie. Quindi sono molto orgoglioso dello show.

So che negli Stati Uniti ha avuto meno spinta promozionale. È stato su Amazon Prime per un po’. E so che in diversi mercati internazionali è uscito in modi diversi. Non so se sia arrivato in Italia oppure no (ndr: non è mai uscita in italiano). Mi sarebbe piaciuto che avesse avuto una ricezione più ampia. Ma se avete bambini tra i 6 e i 10 anni, dategli un’occhiata. Probabilmente si divertiranno.

Super Dinosaur 1 – Kirkman, Howard; saldaPress

Sempre parlando di serie scritte da Kirkman, hai realizzato ora una variant cover per Battle Beast (ndr: disponibile per SaldaPress). Come hai lavorato e cosa volevi comunicare con questa copertina?

È stato stressante [ride]. Ryan Ottley è uno dei migliori artisti nel mondo dei fumetti, secondo me. Lo conosco perché quando ho iniziato su Astounding Wolf-man, lui stava disegnando Invincible. Ci siamo incontrati alle convention e ci vedevamo spesso, perché entrambi disegnavamo serie scritte da Robert. Così siamo diventati amici.

Quando ho lavorato alla copertina, non volevo che fosse una cosa tipo “ok, è solo una variant”. Volevo fare un buon lavoro, in modo che i miei amici pensassero fosse una bella copertina. E poi Ryan è noto per disegnare storie d’azione. Avevo visto altre variant di Battle Beast che erano belle, ma lo ritraevano più che altro fermo, in posa, dall’aria dura. Ho pensato: se sto disegnando Battle Beast ed è un personaggio di Ryan, deve essere in azione in qualche modo.

Ho fatto alcuni schizzi in cui combatteva contro personaggi diversi, ma quando li disegnavo non sapevo ancora chi sarebbero stati i suoi avversari. Così ho deciso di farlo nello spazio, con dei corpi senza vita dietro di lui e un castello che forse ha dovuto conquistare combattendo, mentre avanza verso il lettore, ringhiando minaccioso. È stato davvero, davvero divertente. Mi sono divertito tantissimo con quella copertina. Ma all’inizio mi sono messo un po’ di pressione addosso per essere sicuro di renderle giustizia.

Battle Beast 1 variant di Jason Howard; saldaPress

Ultima domanda: hai dei prossimi progetti di cui puoi parlare?

Sto continuando a realizzare molte copertine per l’Energon Universe. È un lavoro continuo, che riguarda soprattutto Transformers, ma anche G.I. Joe e Void Rivals. Ho appena finito anche un numero di Absolute Green Lantern, il numero sette, che è già uscito negli Stati Uniti, ma so che arriverà prest anche in Italia. Inoltre, ho appena finito di disegnare DC KO One-Shot: Wonder Woman vs. Lobo. Ed è stato molto divertente. Amo la serie originale di Lobo di Simon Bisley, ed è stata una grande fonte di ispirazione artistica per me. Quindi poter disegnare Lobo è stato un grande onore. E probabilmente avrò altre cose in arrivo nell’Energon Universe. Quindi sì, niente di cui possa parlare ora, ma cercatemi lì… e anche altrove.

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DiSimone Giorgi
Tra le letture nel tempo libero e il lavoro sono sempre in mezzo ai libri. Da Topolino ai manga, passando per i comics americani, il fumetto italiano e quello franco-belga, non rinuncio a esplorare ogni sottogenere di questo mondo così vasto. Ogni tanto faccio qualche incursione nell'ambito di cinema e serie tv, altra mia grande passione.
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