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Serie TV

The 10th Kingdom, 26 anni fa una miniserie da 44 milioni reinventava le fiabe in TV

Ricordate quando la televisione riusciva a portarci, per un’intera serata, in luoghi davvero fuori dall’ordinario? Non parliamo soltanto di castelli, draghi e regni fantastici. Immaginate una Biancaneve alle prese con intrighi politici, troll dal discutibile gusto nel vestire e una cameriera di New York che si ritrova improvvisamente circondata dai personaggi delle fiabe. Sembra l’idea nata da una biblioteca per bambini finita nelle mani di uno sceneggiatore dalla fantasia sfrenata. Eppure, è proprio da questa premessa che ha preso forma The 10th Kingdom, arrivata in Italia con il titolo Il magico regno delle favole.

La NBC non ha certo badato a spese. L’emittente ha sostenuto una grande avventura fantasy con un budget stimato di 44 milioni di dollari e una quantità di personaggi fiabeschi sufficiente a impegnare i fratelli Grimm per un’altra vita. La miniserie è arrivata in un periodo in cui la televisione raramente si cimentava in produzioni tanto ambiziose. Il risultato è un’opera bizzarra, costosa e a tratti decisamente sopra le righe, ma anche molto più lungimirante di quanto lasciasse immaginare la sua accoglienza iniziale.

The 10th Kingdom, un viaggio tra le fiabe quando il fantasy televisivo osava ancora sperimentare

Quando la NBC ha presentato The 10th Kingdom nel febbraio del 2000, il pubblico si è trovato davanti a un’avventura molto diversa dalle consuete rivisitazioni delle fiabe. Oggi, purtroppo, è una di quelle serie fantasy di cui si parla troppo poco.

La miniserie, della durata complessiva di dieci ore, segue Virginia Lewis e suo padre Tony. I due finiscono in un universo parallelo in cui i discendenti dei protagonisti delle fiabe classiche governano nove regni. Il loro viaggio li porta a incontrare una Regina Cattiva evasa, un principe intrappolato nel corpo di un cane e Wolf, un lupo particolarmente affascinante che sviluppa un interesse sentimentale per Virginia. Sul rispetto delle distanze personali, però, avrebbe ancora parecchio da imparare. Scott Cohen, dal canto suo, sembra aver centrato perfettamente il personaggio.

La serie riesce a combinare gli elementi fantasy classici, molto popolari negli anni Ottanta, con uno stile più moderno e vicino alla sensibilità televisiva dell’epoca. Sembra pensata per parlare agli spettatori che conoscevano già il genere, ma senza rinunciare a una prospettiva nuova e a un’ambientazione urbana. Ho apprezzato soprattutto il modo in cui recupera le fiabe più familiari, rielaborandole attraverso situazioni e punti di vista differenti da quelli tradizionali. La storia conserva così una piacevole sensazione di nostalgia, ma riesce comunque a sorprendere. È proprio questo equilibrio a renderla interessante: conosciamo i personaggi e i racconti da cui provengono, ma non sappiamo mai esattamente dove ci condurranno.

Guarda il video: The 10th Kingdom (2000) Trailer Remastered HD

Simon Moore ha impiegato dieci anni per sviluppare la storia, mentre il produttore Robert Halmi Sr. ha contribuito a trasformarla in una produzione televisiva di notevoli dimensioni. Il cast comprendeva Kimberly Williams, John Larroquette, Dianne Wiest e Rutger Hauer. Camryn Manheim interpretava Biancaneve, mentre Ann-Margret vestiva i panni di Cenerentola.

Le riprese hanno attraversato diversi Paesi europei e la produzione ha impiegato scenografie elaborate per dare vita ai regni fantastici. Un’ambizione del genere non era certo qualcosa che il pubblico incontrava ogni settimana. La NBC ha trattato questa mescolanza di fiabe e personaggi leggendari come un vero e proprio evento cinematografico. L’intenzione di Moore, infatti, andava oltre la semplice rivisitazione di racconti conosciuti: voleva esplorare cosa succedesse dopo il tradizionale «e vissero felici e contenti». Un punto di partenza decisamente interessante per un’avventura fantasy.

Perché The 10th Kingdom sembra ancora così diversa dal fantasy contemporaneo

C’è un tipo di fantasy televisivo che oggi si incontra molto meno spesso: quello che non ha paura di essere un po’ folle e di prendersi poco sul serio. In The 10th Kingdom troviamo un lupo innamorato di una donna umana, troll che trascorrono il tempo a combinare guai e una Biancaneve con molte più questioni da affrontare rispetto alla tradizionale principessa in attesa del proprio salvatore. Al centro della vicenda c’è anche una cameriera newyorkese che cerca di dare un senso a tutto questo. Povera Virginia Lewis! C’è chi affronta un lunedì particolarmente difficile al lavoro e chi, invece, si ritrova catapultato in un universo dove la nobiltà delle fiabe può complicargli parecchio la vita.

Riguardare oggi la miniserie è un’esperienza curiosa. Da una parte appare familiare, dall’altra sembra lontanissima dal fantasy televisivo contemporaneo. Siamo abituati a grandi produzioni che rappresentano regni immaginari con la solennità riservata agli imperi storici. Qui, invece, si può trascorrere un pomeriggio a discutere con un troll e ritrovarsi poco dopo davanti a Cenerentola. La serie affronta le proprie assurdità con un entusiasmo quasi sfrenato. E questo ancora prima che Wolf cominci a inseguire Virginia.

Scott Cohen sembra divertirsi parecchio a interpretare un personaggio capace di trasformare praticamente qualsiasi situazione in un’occasione per corteggiare qualcuno. Resta da capire quanto Virginia apprezzi tutte queste attenzioni.

E voi, avete visto The 10th Kingdom? Raccontateci cosa ne pensate: quali aspetti della miniserie vi sono piaciuti e quali, invece, non vi hanno convinto? È una produzione che meriterebbe decisamente più spazio nelle conversazioni dedicate alla storia del fantasy televisivo.

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