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NerdPool > Blog > Film > THE LIFE OF CHUCK: il nuovo film di Mike Flanagan finalmente al cinema
FilmIn Evidenza

THE LIFE OF CHUCK: il nuovo film di Mike Flanagan finalmente al cinema

Ilaria Derosa
28 Settembre 2025
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9 Min
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Dal 18 Settembre potete trovare nelle sale italiane il film The Life of Chuck, diretto da Mike Flanagan, con protagonisti Tom Hiddleston, Chiwetel Ejiofor, Karen Gillan e Mark Hamill. Basato sul racconto omonimo di Stephen King, la pellicola narra in ordine cronologico inverso la vita di Charles “Chuck” Krantz, partendo dalla sua morte fino alla sua nascita.

La Trama del Film

L’insegnante delle medie Marty Anderson (Chiwetel Ejiofor) assiste inerme a una serie di eventi che stanno colpendo il mondo, dalla mancanza di internet a calamità naturali che stanno distruggendo interi ecosistemi. Nello stesso momento iniziano a comparire in città diversi cartelloni pubblicitari che mostrano l’immagine di un contabile e la scritta “Charles “Chuck” Krantz, 39 anni fantastici! Grazie Chuck!”. Marty s’interroga su chi possa essere ma quando chiede in giro, nessuno sa dargli una risposta. Più il mondo collassa e più le immagini di Chuck (Tom Hiddleston) invadono la città, diventando sempre più ridondanti.

Spinta da un senso di inettitudine, Felicia (Karen Gillan) chiama Marty, suo ex marito, per confrontarsi con lui su cosa stia accadendo e i due concordando sul fatto che la fine del mondo è sempre più vicina. Si evince che il tutto è correlato alla figura di Chuck, un trentanovenne che sta per morire per un tumore al cervello.

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Ma chi è Chuck? Cosa ha fatto nella sua vita? Ma soprattutto, perché la sua morte è collegata alla fine dell’universo? In un turbinio di musica ed emozioni, la vita di Chuck scorre davanti a noi in senso inverso, mostrandoci la sua moltitudine e la sua straordinaria bellezza nel suo quotidiano.

La Recensione

Dopo Il gioco di Gerald (2017) e Dottor Sleep (2019), il regista statunitense Mike Flanagan si cimenta nuovamente con un adattamento cinematografico di un’opera di Stephen King. In questo caso, la sceneggiatura da lui scritta si basa sul racconto contenuto nella raccolta Se scorre il sangue, uscita nel 2020. La pellicola è stata presentata al Toronto Film Festival nel 2024, vincendo il premio People’s Choice Award, oltre che ricevere recensioni più che positive sia su Rotten Tomatoes che sulle principali testate giornalistiche. Il giudizio unanime della critica si concentra non solo sulla bravura degli attori ma anche sulla capacità del regista di mettere in scena l’esperienze della vita senza mai sminuirne alcuna. Ma cosa rende magico questo film?

The Life of Chuck è un viaggio narrativo diviso in tre atti che ci racconta la vita del contabile Charles “Chuck” Krantz in senso inverso, ovvero partendo dalla sua morte. Di fatti nel primo atto, che prende il titolo di “Grazie Chuck!“, il mondo che ci viene presentato è sull’orlo del collasso, in cui desolazione e morte regnano sovrane. Non vi è alcuna connessione e le vie da percorrere per l’essere umano sono soltanto due: o la resa o la sopravvivenza. Il professore Marty Anderson sceglie la seconda, ricercando un contatto umano, anche con sconosciuti, per sentire ancora una volta quel calore che sta sparendo. In un mondo senza più luci, l’unica figura ridondante che irradia tutto è quella di Chuck che, con il suo bel faccino ordinario, incute curiosità ma anche dolcezza. Lo si ringrazia per 39 anni fantastici vissuti insieme, facendoci comprendere che è l’amore la chiave di tutto, che avvolge le persone e le fa ancora sentire vive. Nel secondo atto, che si chiama “Artisti di strada“, si torna indietro nel tempo di qualche mese e l’atmosfera che circonda tutti è allegra e conviviale. Vi sono luci, colori, risate ma soprattutto una musica ritmata che invita la gente ad abbandonarsi a essa. É proprio ciò che fa il contabile Chuck quando sente la batteria di Taylor che risuona nella piazza, lasciandosi andare a un ballo sfrenato e coinvolgendo Janice Halliday, una ragazza che passava di là. Non si sanno le motivazioni che lo hanno spinto a ballare, ma questo piccolo frammento di vita diventerà un ricordo dolce e spensierato.

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Nel terzo e ultimo atto, dal titolo “Contengo moltitudini“, si vede un giovane Chuck colpito dai drammi familiari che non gli permettono di vivere una vita tranquilla. Grazie alla sua adorabile nonna, trova nel ballo un modo per esprimere il suo spirito. L’atmosfera è a tratti triste, a tratti felice ma anche misteriosa. Un segreto custodito gelosamente dal nonno colpisce l’immaginazione di Chuck, che rimane combattuto tra ciò che pensa e ciò che realmente è. Il racconto di frammenti di quotidianità di un essere umano comune diventa la parabola della vita che si trasforma in qualcosa di universale, in cui si cerca di vivere l’esistenza provando a tirare fuori il meglio di noi stessi, nonostante le avversità.

Io contengo moltitudini

Dietro l’apparente semplicità della storia, si celano tematiche e rimandi che fanno riflettere lo spettatore. Una su tutte è quel parallelismo che vi è sempre stato tra vita e morte, tra la resa e la sopravvivenza, tra ciò che è giusto e ciò che è universalmente ritenuto sbagliato. Ogni scelta di vita condiziona sempre quella successiva, in un vortice infinito che ti porta alla fine del viaggio pensando se ne è valsa davvero la pena averlo vissuto. L’attesa dell’inevitabile e della fine è intrinseca nell’essere umano, che fa scattare quella voglia di rischiare pur di sentirsi vivi. Quel “Io contengo moltitudini”, tratto dalla poesia di Walt Whitman, così dolce e profondo, viene ripetuto più volte nel film a sottolineare la naturale multiformità dell’esistenza e la complessità interiore dell’essere umano.

Ogni vita è degna di essere vissuta, anche quella che viene ritenuta la più ordinaria possibile. Di fatti il regista ci racconta la storia di Chuck mostrandoci frammenti di essa, ovvero brevi parentesi che sono significative nella loro quotidianità, a celebrare ed esaltare la vita “normale”. Il film diventa stesso una riflessione stratificata sul significato del vivere ogni giorno nel modo che noi riteniamo più opportuno. Non esistono scelte giuste o sbagliate, esistiamo noi di fronte a esse e nient’altro.

In Conclusione

Mike Flanagan da vita a un’opera che unisce poesia, filosofia, musica e anche un pizzico di paranormale che non mancano mai sia nelle sue opere che in quelle di King. La regia è scorrevole e riesce a catturare l’essenza del racconto originale con grazia e delicatezza, creando un equilibrio tra la leggerezza e la malinconia. La forte attenzione ai dettagli fa si che le emozioni vengano trasmesse fluidamente allo spettatore, colpendolo e disarmandolo.

Grande lavoro è stato fatto anche dagli attori, che hanno dato vita a interpretazioni straordinarie, intime e molto credibili. Menzione speciale va soprattutto al giovane Benjamin Pajak, che interpreta Chuck all’età di 11 anni, che ha saputo trasmettere energia e bellezza soprattutto con lo sguardo e il movimento del corpo. Altra menzione speciale va al bravissimo Tom Hiddlestone, che ci ha regalato una performance ballerina di oltre dieci minuti che diverte ed emoziona.

The Life of Chuck è un film intimo, poetico che invita lo spettatore a interrogarsi sul senso della vita, sui ricordi, sulla perdita e sulla quotidianità. Un film che fa riflettere lo spettatore è un film ben fatto e convincente.

Possibile candidatura agli Oscar 2026? Chi può dirlo, sicuramente è uno dei migliori film usciti nel 2025 che si merita sia il successo di critica che l’apprezzamento del pubblico.

ARGOMENTI:Filmmike flanaganTom Hiddleston
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