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NerdPool > Blog > Film > Tron: Ares, la Recensione – basterà il compitino stavolta?
Film

Tron: Ares, la Recensione – basterà il compitino stavolta?

Leonardo Marcucci
9 Ottobre 2025
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5 Min
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Qual’è il rapporto tra l’iconicità di un prodotto audiovisivo e la sua qualità? Seppur breve, la storia della settima arte ci ha più volte mostrato come non vi sia un rapporto proporzionale rispetto a questi due elementi e, inoltre, non vi siano necessariamente dei prerequisiti da rispettare per entrare nel club dei cosiddetti ‘cult’.

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Piuttosto, la sensazione è che la gran parte di quei film rimasti indelebili nell’immaginario collettivo nonostante un riscontro critico non propriamente trionfale, siano accomunati da un qualcosa che qualcuno potrebbe chiamare ‘personalità’ o ‘anima’.

D’altro canto, senza sfociare in ragionamenti impalpabili, si potrebbe più semplicemente affermare che la longevità di un’opera non sia intrinsecamente legata alla sua promozione a pieni voti da parte della stampa specializzata, ma, al contrario, elementi come la forza dei personaggi e l’efficacia di alcune dinamiche formali o contenutistiche siano sensibilmente più influenti sulla temperatura emotiva del grande pubblico.

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Gli esempi in tal senso sono innumerevoli e, nella gran parte dei casi, i film che dominano la classifica dei prodotti audiovisivi più remunerativi di sempre appartengono a quel cinema da molti considerato meno nobile rispetto al cinema d’autore.

Inoltre, anche sul piano squisitamente qualitativo, l’assioma che vede come necessariamente più riusciti i film d’autore rispetto ai lungometraggi mainstream è a dir poco fallace, dato che non sono affatto rari gli esempi di prodotti commerciali senza particolari pretese che, tuttavia, riescono a ottenere esiti più preziosi di alcuni altezzosi film art house dalle altisonanti aspirazioni. 

L’insospettabile pesantezza dell’eredità di Legacy

Nel caso di Tron Legacy (2010) – secondo capitolo della saga diretto da Jospeh Kosinski, nonché sequel dello storico Tron del 1982 – ciò che ha permesso al film di penetrare nel tessuto pop del terzo millennio è senza dubbio alcuno una componente formale dalla connotazione ben precisa, capace di amalgamarsi al meglio con una colonna sonora semplicemente leggendaria.

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Il terzo capitolo della saga sarà riuscito ad ottenere quanto desiderato dai numerosi fan che, nonostante i quindici anni di assenza, hanno invaso i social di genuina attesa? Partiamo da un presupposto tutt’altro che scontato: Tron: Ares non è una delusione. Un traguardo tutt’altro che scontato, soprattutto in un periodo storico in cui numerosi reboot e sequel finiscono per rinnegare clamorosamente quanto compiuto in precedenza.

Nel caso di quest’ultima iterazione del franchise, infatti, nessuna delle componenti sopracitate appare realmente fallace, ma la sensazione è piuttosto quella di un compitino eseguito con l’obiettivo di non compiere sbavature (risultato raggiunto), più che di rischiare nel tentativo di ottenere qualcosa di memorabile.

Discorso simile per la compagine di personaggi coinvolti nella vicenda, tutti inseriti con encomiabile precisone all’interno del tessuto narrativo del film. Persino quest’ultimo – l’intreccio narrativo – appare sorprendentemente ben congegnato, con rarissime e comprensibili forzature utili a tenere fede ad una sceneggiatura tutt’altro che strampalata.

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All’appello mancano tuttavia quelle impalpabili venature di epica, che nel precedente capitolo erano assicurate solo e soltanto dalla certosina e sapiente fusione tra CGI, regia, personaggi e musica. In tal senso il confronto tra l’ormai storica colonna sonora dei Daft Punk (Tron Legacy) e quella tanto attesa dei Nine Inch Nails sembrerebbe sintetizzare con particolare accuratezza l’esito delle due pellicole.

Nulla dell’accompagnamento musicale concepito dal gruppo statunitense appare infatti sgradevole… al contrario, infatti, tutto risulta ben congegnato e in sintonia con quanto scorre su schermo. Conviene tuttavia evitare il confronto con il lavoro svolto dai Daft Punk, i quali con Tron Legacy avevano ottenuto una varietà di registri e aderenza al tessuto drammaturgico probabilmente inarrivabili, ma certamente leggendarie.

Menzione d’onore per il personaggio interpretato da Jared Leto, il quale, insieme al solito ma stavolta fugace Kevin Flynn (Jeff Bridges), rappresenta l’elemento più riuscito della pellicola. Ares, infatti, pur non inventando nulla di nuovo, appare sempre a fuoco e coinvolgente, complice una scelta dell’attore a dir poco azzeccata, tanto sul piano puramente interpretativo, quanto su quello relativo alla fisionomia del volto di Leto.

ARGOMENTI:disneyjared letoRecensioneTRON: Ares
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