Wardogs, lo sparatutto cooperativo sviluppato dallo studio britannico Bulkhead Interactive, ha superato i 2 milioni di copie vendute su Steam in meno di una settimana dal lancio. Il gioco, disponibile per ora solo su PC (le versioni console sono previste non prima del 2028), ha toccato un picco di 428.666 giocatori simultanei nel primo fine settimana e ha mantenuto oltre 400mila giocatori concorrenti per l’intera prima settimana, con recensioni Steam nella fascia “molto positiva”.
Il risultato supera nettamente quello del precedente titolo dello studio, Battalion 1944, fermo a circa 250mila unità vendute. Sull’account ufficiale del gioco è arrivato un messaggio di ringraziamento ai giocatori per il traguardo raggiunto.
Le dichiarazioni scomode del CEO
A raccogliere più attenzione, però, sono state le parole di Joe Brammer, CEO di Bulkhead Interactive, che in un’intervista ha ammesso apertamente le pratiche di comunicazione poco trasparenti dello studio: “Non siamo trasparenti e non siamo onesti. Siamo chiari”, ha dichiarato, riferendosi alla strategia di comunicazione selettiva adottata dall’azienda.
Brammer ha parlato anche di crunch, la pratica di richiedere straordinari intensivi ai dipendenti nelle fasi finali di sviluppo, confermando che il team riceverà un periodo di riposo a dicembre 2026 come forma di compensazione. Il CEO ha inoltre rivelato che lo studio controlla i profili social dei candidati in fase di selezione per scartare chi esprime posizioni critiche verso il crunch, una pratica che ha sollevato perplessità tra gli osservatori del settore.
Chi è Bulkhead Interactive
Bulkhead Interactive è uno studio indipendente con sede nel Regno Unito, noto finora soprattutto per Battalion 1944. Con Wardogs lo studio centra il suo primo vero successo commerciale su larga scala, dato ancora più significativo se si considera che il titolo è disponibile solo su PC.
La notizia, riportata da Video Games Chronicle (VGC), arriva in un momento in cui il tema delle condizioni di lavoro nell’industria videoludica resta al centro del dibattito internazionale. Resta da vedere se le dichiarazioni di Brammer avranno conseguenze sulla reputazione dello studio o se porteranno a un cambio di rotta nella comunicazione aziendale.



