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NerdPool > Blog > Anime > Arion – La recensione
AnimeFilm

Arion – La recensione

Nicole Coscia
21 Giugno 2026
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5 Min
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8.5
Arion

Si celebra quest’anno il quarantesimo anniversario di uno dei capolavori dell’animazione giapponese. Scritto e diretto da Yoshikazu Yasuhiko e Mamoru Hamatsu, Arion, film del 1986, arriva per la prima volta al cinema per un tempo limitato: dal 22 al 24 giugno.

La storia prende spunto dalla mitologia greca, e vede protagonista un ragazzo di nome Arion, figlio di Demetra e Poseidone. Arion vive da solo con la madre, che gli insegna a riconoscere le piante e le erbe e ad usarle per ricavarne unguenti e medicine, nessuna delle quali può però aiutare Demetra e porre rimedio alla sua cecità.

Il ragazzo viene così ingannato da Hades, il dio degli Inferi, che gli riempie il cuore di odio verso lo zio Zeus, facendogli credere che la malattia di sua madre sia dovuta ad una maledizione, di cui il dio dei fulmini sarebbe responsabile. Arion si mette così in cammino per raggiungere l’Olimpo, ma nel suo cammino incontra l’esercito di Athena, figlia di Zeus e dea della guerra, e da qui dovrà superare molte battaglie e insidie.

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Il mito di Yoshikazu

Il nostro protagonista rappresenta naturalmente Arione, cavallo della mitologia greca che, nel racconto di Pseudo-Apollodoro, nasce dall’unione (di natura violenta) tra Demetra e Poseidone. Yoshikazu però reinterpreta la storia, rende l’eroe umano e gli dèi forse ancora più malvagi che nel mito.

I Titani mentono, ingannano e tradiscono. Compiono atti indicibili e non vengono colti dal senso di colpa che attanaglia l’animo mortale: stupro, fratricidio, patricidio, non c’è nulla che il potente non farebbe per acquisire più potere, o per mantenerlo.

Se Arion diventa uomo, Resphoina diventa la luce della sua speranza.

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Figlia di Demetra e Poseidone nella versione del mito di Pausania, viene scritto che il suo nome era impronunciabile dagli inetti, e veniva perciò chiamata Despina, ovvero “signora”. Yoshikazu rende la nostra simbolica “signora” in una ragazza senza voce e dal nome leggermente diverso. Tornare umani, lasciare che gli uomini siano liberi dal giudizio e dal controllo degli dèi, significa recuperare la speranza, la capacità di amare e la voce.

Arion non è un uomo senza peccato, ma è un peccatore in grado di liberarsi, di crescere e cambiare, di riconoscere l’errore, cercare la verità e di lottare per ciò che ama.

Arte senza tempo

Tutto questo viene comunicato attraverso un’animazione e una narrazione che fanno nascere in noi una profonda nostalgia per quella che era l’arte giapponese degli anni ’80 e ’90, di cui il regista è uno dei più grandi punti di riferimento.

L’atmosfera che ci pervade, grazie alla scrittura e al disegno manuale tradizionale, unisce l’onirico e un tipo particolare di violenza grezza, che oggi forse ci colpisce ancora di più. Nelle parole, nei concetti, nell’incesto, nella nudità, nel sangue: in questa cruda trasposizione vengono rappresentati degli avvenimenti che non ci sconvolgono per il loro essere terribili (i miti antichi da cui è stata tratta la storia di Arion sono forse anche più espliciti e tremendi), quando per la semplicità con la quale ci vengono mostrati.

E questo vale anche per l’aspetto emotivo dei personaggi. Vengono rappresentati in modo crudo ed estremamente efficace anche i complessi sentimenti che imperversano il cuore di Arion, di Athena, di Zeus e perfino di Gea.

Quella che vediamo sullo schermo non è solo una storia: è una genesi, la genesi dell’uomo e del suo tempo, raccontata in modo lineare e brutale.

Se da un lato non siamo più abituati a questo stile di disegno e narrazione (e persino di doppiaggio, tecnicamente più elementare di quello che vediamo oggi sul grande e piccolo schermo), dall’altro è un’ondata di aria fresca: il racconto è scorrevole e veloce, i dialoghi sono chiari ed espliciti.

Si tratta di una rappresentazione di opere mitologiche di enorme portata realizzata in modo magistrale: l’interpretazione offertaci dal regista è coraggiosa, lascia poco spazio al dubbio, la complessità della lotta tra umano e divino è godibile per chiunque, giovani e adulti. Yoshikazu Yasuhiko è stato in grado di creare un ibrido tra un colossal cinematografico, un anime shonen e una trasposizione letteraria, e il risultato è un viaggio magnifico.

Arion arriva al cinema per la prima volta il 22, 23 e 24 giugno.

Arion
8.5
Il nostro voto 8.5
In Breve
Yoshikazu Yasuhiko ha realizzato un film che non può che essere descritto come un anime colossal. I disegni manuali e l'animazione giapponese anni '80, posti al servizio di una trasposizione dei miti dell'antica Grecia, affascina e crea un'atmosfera a cui è impossibile resistere.
ARGOMENTI:Recensione
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