Sta per approdare in tutte le sale italiane Biancaneve (Snow White), film di Marc Webb che si propone come rivisitazione del classico Disney Biancaneve e i sette nani del 1937. Noi di Nerdpool abbiamo avuto l’opportunità di vedere in anteprima il film, del quale segue una recensione priva di spoiler. Ecco, quindi, cosa bisogna aspettarsi entrando in sala per vedere Biancaneve nel 2025!
La trama
Seppur la trama alla base conservi la maggior parte degli elementi che hanno reso iconico il cartone animato del ’37, sono presenti alcuni sostanziali cambiamenti. Ad oggi Biancaneve e i sette nani li sente tutti i suoi 88 anni di età, motivo per cui inevitabilmente in sala ci si troverà di fronte alcune sequenze dal sapore più contemporaneo. Tuttavia, gli elementi di trama fondamentali per il riconoscimento della storia di Biancaneve sono presenti e, nonostante le pesanti modifiche dal punto di vista visivo, si riesce a riconoscere la fiaba originale nella sua interezza. D’altronde una copia pedissequa del film animato originale avrebbe avuto poco senso, oltre ad essere per certi versi di cattivo gusto. Ma esistono ancora le fiabe nel 2025? Questo film risponde un tiepido ‘sì’, tentando di mostrare un racconto soave che rimandi alla fanciullezza, ma portandosi dietro alcune evidenti storture.
Biancaneve è una fiaba?
È vero che nel 2025 si può dire che, fortunatamente, le fiabe esistano ancora, ma è altresì vero che questa pellicola il sapore fiabesco fatica a restituirlo appieno. Ci troviamo di fronte ad un mondo fantastico pieno di tutti gli elementi caratteristici di questa tipologia di racconti, dalla magia ai tipici personaggi archetipici, il tutto condito da un insegnamento morale implicito alla base. Tuttavia, se da un lato il nome Biancaneve conserva un’importanza indiscussa nell’immaginario fiabesco classico, dall’altro la messa in scena di questa pellicola risulta artificiale e priva di autenticità. Il mondo in cui si svolge la vicenda sembra costantemente ridotto a un set dall’aspetto posticcio, con luci artificiali che creano una patina surreale capace, a più riprese, di distogliere lo spettatore dalla narrazione. Il risultato è un’atmosfera onirica che, anziché affascinare, appare forzata e poco credibile.
La computer grafica, inoltre, presenta diverse problematiche che non fanno che accentuare questa sensazione. Gli effetti impiegati per ricreare i nani, ad esempio, generano spesso un effetto straniante, sfiorando in alcuni momenti la cosiddetta perturbazione da uncanny valley.
Il cast e le prove attoriali
Nel complesso, il cast di Biancaneve svolge il proprio compito senza particolari sbavature, ma senza nemmeno regalare interpretazioni memorabili. Rachel Zegler veste bene i panni della protagonista, seguendo la linea di una Biancaneve aggiornata ai temi moderni di cui si è già parlato. Tuttavia, soffre dello stesso problema che affligge l’intera pellicola: fatica a incastonarsi nel sapore fiabesco. La sua Biancaneve oscilla tra due nature diverse senza mai trovare una vera identità, risultando a tratti troppo distante dall’immaginario classico, senza però riuscire a imporsi come una rilettura davvero incisiva.
Anche Gal Gadot, nei panni della Regina Cattiva, offre una performance accettabile, ma non particolarmente memorabile. Il suo carisma naturale emerge in alcune scene, ma più che dalla recitazione, la sua presenza scenica trae forza da un’eccellente cura dei costumi e del design del personaggio. Manca, però, una vera intensità che possa rendere il personaggio davvero inquietante o iconico, lasciando la sensazione di una cattiva affascinante ma poco incisiva.
Gli altri personaggi di contorno seguono la stessa linea: nessuno sfigura, ma nemmeno spicca. Il personaggio di Andrew Burnap, colui che sostituisce la figura del Principe nel film animato, è relegato a un ruolo marginale e poco sviluppato. I nani – o meglio le creature che li sostituiscono – fanno fatica a risultare coinvolgenti, perché troppo mascherati da una CGI disturbante, che impedisce di empatizzare con loro. Solo Cucciolo, in alcuni momenti, riesce a trasmettere un po’ di tenerezza, ma paradossalmente è anche quello che soffre maggiormente dal punto di vista visivo, risultando spesso il più problematico a livello di resa digitale.
Una Biancaneve più ‘moderna’
Il film originale del 1937 si concentrava principalmente sulla ricerca del “vero amore”, ponendo l’accento sul ruolo del Principe come figura salvifica. Questa narrazione riflette una visione tradizionale delle fiabe, in cui l’eroina è spesso in attesa di essere salvata dal suo destino grazie all’intervento di un personaggio maschile.
Nel nuovo adattamento live-action, invece, la storia viene reinterpretata con un approccio più moderno, mettendo al centro il tema dell’empowerment femminile. Biancaneve non è più una giovane donna in attesa di essere salvata, ma una protagonista determinata, che aspira a prendere in mano il proprio destino senza dover dipendere da altri. Il suo viaggio non ruota più attorno alla ricerca dell’amore romantico, ma alla crescita verso un futuro più solido per un regno più giusto.
Questi cambiamenti riflettono il chiaro intento di aggiornare la storia per rispecchiare i valori e le sensibilità della società contemporanea. La nuova Biancaneve diventa un simbolo di indipendenza e determinazione, offrendo al pubblico una prospettiva diversa rispetto alla versione classica, più in linea con le aspettative delle nuove generazioni.
È senza dubbio apprezzabile l’intenzione di modernizzare una storia che, a 88 anni di distanza, risente di stereotipi ormai superati. Tuttavia, l’esecuzione appare a volte troppo semplificata, tendendo a banalizzare, forse un po’ troppo, l’esecuzione. Il risultato è una rivisitazione che, pur avendo il merito di aggiornare il messaggio, fatica a risultare davvero memorabile nella sua messa in scena.
Conclusioni
Biancaneve del 2025 si presenta come una rivisitazione a tratti interessante del classico Disney, con un approccio moderno che valorizza la crescita personale ed una Biancaneve più determinata e indipendente. Questi elementi, pur modernizzando la fiaba, sono forse tra i più interessanti del film, offrendo una nuova lettura della protagonista. Tuttavia, troppo spesso il sapore fiabesco si perde, non tanto per queste inevitabili modifiche, ma più a causa di una messa in scena del racconto molto artificiosa che, a tratti, sembra allontanarsi dal tono fanciullesco tipico delle fiabe.
Le scelte visive, con un uso pesante della CGI, e il tono generale della narrazione finiscono per creare un’atmosfera più vicina al fantasy che alla fiaba. Inoltre, anche la direzione attoriale risente di questo distacco, con dialoghi che a volte mancano di quella spontaneità e leggerezza che ci si aspetta in una fiaba e che avrebbero potuto rendere la storia più immersiva e incantevole.
Uscendo dalla sala, ci si ritrova con la sensazione di aver visto più un film fantasy che una fiaba. Nonostante un buon tentativo di rinnovare un racconto di 88 anni, la pellicola fatica a ricreare quella magia senza tempo che rende le fiabe uniche.


