Dopo una prima stagione che ha gettato le basi, Netflix torna a bussare alla porta di Dante e dell’agenzia di cacciatori di demoni più famosa di sempre, regalandoci una seconda stagione di Devil may Cry matura, ricca di colpi di scena e visivamente imponente. Se pensavate di trovarvi davanti al solito action frenetico e senz’anima, questa nuova sfilza di episodi vi farà ricredere: c’è epicità, c’è una “dark comedy” che smorza i toni nei momenti giusti e, soprattutto, c’è una scrittura dei personaggi straordinaria.
Guerriere vere e Villain d’altri tempi
Il primo plauso va senza dubbio a Lady. In un panorama moderno dove spesso gli scrittori fanno sì personaggi femminili arretrano o si indeboliscono non appena il villain di turno sbatte loro in faccia i traumi del passato, Lady si conferma una guerriera totale, scatenata e super professionale. Non si fa intimidire da niente e da nessuno. Il suo legame con Baines, che ha sempre ricordato un rapporto padre-figlia, attraversa una crisi profonda in questa stagione; eppure, l’evoluzione di questa dinamica e i loro ultimi scambi (con citazioni che toccano corde decisamente profonde) regalano alcuni dei momenti emotivamente più alti dell’intera serie.
Se per te sono mai stata qualcosa più che un soldato…

Dall’altro lato della barricata troviamo Arius, un villain che potremmo definire quasi un “Leonardo Da Vinci corrotto dal male”. La scelta della scrittura qui è vincente: niente backstory strappalacrime per giustificarlo. Arius è male puro, viscerale, ed è esattamente il tipo di minaccia al 100% malvagia che solo un eroe dal cuore puro, ma dall’andatura grigia come Dante, può e deve affrontare. Quando poi l’ombra di Argosax, il diavolo originale, inizia a farsi concreta sullo sfondo della Darkcom, la posta in gioco si alza a livelli titanici, portando lo scontro tra il vecchio e il nuovo capo dell’inferno (Mundus) a sfiorare il mito.
L’ombra di Sparda e il destino dei fratelli
Mentre lo spettro di Sparda e la sua immensa potenza aleggiano costantemente sulla trama, a rubare la scena è l’intricato e tragico rapporto tra Dante e Vergil. Vergil si muove magistralmente tra la luce e l’ombra. Il modo in cui la serie scava nel suo passato per fargli cercare la verità evita ogni cliché moderno, regalando un feeling “vintage” e d’impatto che non si vedeva da tempo nel panorama degli anime d’azione e soprannaturali.
Il focus non è sul sangue che scorre nelle loro vene, ma sulle loro scelte. Da un lato abbiamo un Dante che si trasforma e si spinge oltre il limite quando le persone a cui tiene sono in pericolo (con una gestione della componente romantica e del legame con Lady mai banale e che non sminuisce mai la forza di lei); dall’altro c’è un Vergil stoico, quasi un riflesso del padre che fu prima del cataclisma dei portali.
Il culmine spirituale ed emotivo della stagione, che passa per il ricordo della madre Eva (caratterizzata da quel dettaglio unico dell’eterocromia), porta a uno scontro tra fratelli di una potenza devastante, culminando in un epico confronto finale a Makai in cui i destini si separano drasticamente, lasciandoci con domande pesantissime sul futuro.

Comparto tecnico e Colonna Sonora
Se l’opening di questa stagione decide di non essere dirompente come la prima, la colonna sonora si fa perdonare fin dal primo secondo. Quasi ogni episodio è scandito da tracce rock eccezionali, cucite su misura per le scene d’azione e capaci di pompare l’adrenalina al punto giusto, senza mai risultare invadenti.
Malinconia poetica
La seconda stagione di Devil May Cry si chiude con una malinconia poetica (impossibile non emozionarsi davanti a quel bancone del bar, con una lettera d’addio e un frappé alla fragola) e un cliffhanger che resetta lo status quo dei due iconici amuleti, quello rosso e quello blu.
Le fondamenta per il già annunciato capitolo finale targato Netflix, Devil May Cry stagione 3 sono state gettate nel modo più epico possibile. Se avete amato la prima stagione, questa vi lascerà senza fiato.
L’intera serie Netflix infatti è stata concepita dallo showrunner Adi Shankar come una trilogia intitolata “The Force Edge Saga”. Strutturata ricalcando la Divina Commedia di Dante Alighieri, l’opera si divide in tre parti distinte: la prima stagione rappresenta l’Inferno, la seconda il Purgatorio e la terza e ultima stagione il Paradiso.


