Gli X-Men sono sparpagliati nel tempo. Nel passato, dove tutto è cominciato con il Regno di Apocalisse… al Futuro, dove il suo Regno è al suo apice.
Riportare gli X-Men alle atmosfere, ai colori e alle dinamiche seriali degli anni ’90 è stata, fin dal principio, la scommessa più grande e rischiosa di Marvel Animation. Se la prima stagione aveva travolto il pubblico grazie a un potentissimo effetto nostalgia unito a colpi di scena drammatici e inaspettati, questa seconda stagione compie un vero e proprio miracolo televisivo, dimostrando che il successo del debutto non era affatto un caso isolato. I nuovi episodi non si limitano a replicare una formula vincente, ma alzano l’asticella in modo vertiginoso, orchestrando una narrazione complessa, stratificata e strutturata su più linee temporali parallele, dove il destino dell’intera specie mutante si gioaca contemporaneamente tra le sabbie di un passato remoto e le ceneri di un futuro disperato.
La Maturità Visiva e di scrittura
Visivamente e narrativamente, la serie si conferma come un gioiello di rara scrittura nel panorama dell’animazione supereroistica attuale, capace di trattare temi filosofici, politici ed esistenziali con una maturità che spesso manca persino nelle produzioni live-action ad alto budget. Un plauso speciale va anche al comparto tecnico e alla cura maniacale per i dettagli: l’ottimo lavoro sulle sigle, quasi sempre diverse e personalizzate per ogni singolo episodio per concentrarsi e focalizzarsi sui personaggi che saranno i veri protagonisti della puntata, dimostra un rispetto totale nei confronti di coloro a cui hanno lavorato alla serie e dello spettatore (perché quando un team funziona, il risultato ha il 90% di chance di stupire). A fare da cornice a questa eccezionale operazione artistica troviamo una colonna sonora imponente, le cui tracce musicali superano di gran lunga il già ottimo lavoro svolto per la prima stagione, avvolgendo ogni scena in un’atmosfera epica, vibrante e perennemente tesa.
Trama
La squadra degli X-Men si trova frammentata, ferita e letteralmente dispersa nel tempo dopo gli eventi catastrofici che hanno sconvolto e quasi azzerato il loro presente. La domanda fondamentale che muove l’intera stagione, dunque, non è più “dove” siano finiti i nostri eroi, ma “quando”. Da un lato, proiettati in un futuro desolato e distopico, assistiamo ai disperati tentativi di Scott Summers e Jean Gray di proteggere il piccolo Nathan (il futuro Cable) all’interno della base degli Askani. Il loro obiettivo è tanto chiaro quanto titanico: fare in modo che il bambino cresca diventando il soldato leggendario destinato a sconfiggere la minaccia millenaria di Apocalisse (almeno secondo le visione di Madre Askani), mentre alleati storici come Forge e Alfiere cercano di gestire una linea temporale sul punto di collassare definitivamente.
Nel frattempo, muovendosi parallelamente nel presente del 1997, una versione adulta e indurita di Cable cerca disperatamente di ricomporre una parvenza di X-Men, reclutando giovani leve come Jubilee e Sunspot per contrastare l’ascesa del misterioso e letale villain noto come “Guerra”. Dall’altro lato della storia, un secondo gruppo di fuggitivi guidato da Rogue, Magneto, Bestia, Nightcrawler e il Professor Charles Xavier si ritrova scaraventato improvvisamente nel 300 a.C., nell’antico Egitto. Qui, i nostri eroi si pongono un obiettivo speculare ma diametralmente opposto a quello del team del futuro: intercettare il giovane En Sabah Nur prima che si trasformi nel tiranno immortale che tutti hanno imparato a temere. Se il team di Scott cerca faticosamente di riparare il futuro, il team di Charles e Magnus tenta di aggiustare il passato direttamente alla radice, creando una dicotomia narrativa affascinante.

Il peso del destino e il Tempo rubato
Uno dei cuori pulsanti e più commoventi di questa stagione è senza dubbio la gestione del trauma familiare, del lutto e del dovere morale applicato alla genitorialità. Il soggiorno forzato di Scott Summers e Jean Gray nel futuro degli Askani non si riduce a una mera missione militare o di addestramento bellico, ma si trasforma sotto i nostri occhi in un drammatico, intimo e bellissimo tentativo di essere, semplicemente, dei bravi genitori. I due cercano con le unghie e con i denti di godersi quel “tempo rubato” che in precedenza era stato sottratto loro dalle manipolazioni di Sinistro, provando a dare calore a un’infanzia altrimenti segnata dalla sofferenza.
La profezia pronunciata da Madre Askani pesa come un macigno inamovibile sulle spalle di un ragazzino affetto da un virus tecno-organico incurabile, definendolo anzitempo come il salvatore del mondo. È precisamente in questi frangenti che la scrittura della serie tocca vette di assoluta eccellenza drammatica: caricare un adolescente di una simile responsabilità collettiva è una crudeltà disarmante, ma come sottolinea saggiamente lo stesso Scott, questo legame indissolubile e questa missione apparentemente impossibile “danno uno scopo a ciò che ha perso”. Si tratta del riflesso perfetto e più puro della filosofia stessa che da sempre guida gli X-Men: una costante, dolorosa ricerca di significato, di riscatto e di utilità sociale all’interno di un mondo cinico che li rifiuta continuamente e li condanna al sacrificio personale per il bene comune.
L’Alleanza impossibile nell’Antico Egitto
La linea temporale ambientata nel 300 a.C. regala indubbiamente i momenti più alti, epici e filosofici dell’intera stagione, mostrando su schermo una collaborazione ravvicinata tra Magneto e lo “spirito” telepatico di Xavier che il fandom e la trama stessa necessitavano disperatamente di vedere da anni. In un Egitto bellico, pesantemente modificato ed evoluto sia esteticamente che tecnologicamente dalla presenza precoce dei mutanti, il design dei personaggi raggiunge vette straordinarie, fondendo alla perfezione componenti realistiche dell’epoca storica e l’iconografia classica dei supereroi in costume.
Vedere il Professor Charles Xavier veramente in azione nel pieno delle sue facoltà, forte e autorevole ma al contempo vulnerabile ai colpi bassi di un’entità misteriosa e ancestrale che attraversa liberamente lo spazio e il tempo, restituisce al personaggio una centralità e una dignità straordinarie. Il supporto fisico e morale immediato che riceve da Magnus concretizza finalmente la loro profonda, complessa e tormentata amicizia nei fatti e non solo nelle parole. Il tentativo dei due storici leader di cambiare il destino del giovane Nur, vedendo in lui “il primo X-Man” che avrebbe potuto contribuire attivamente a realizzare il sogno di Charles ben cinquemila anni prima della sua effettiva concezione, si rivela un meraviglioso e tragico paradosso filosofico, magistralmente scandito da dialoghi memorabili e taglienti sul peso degli errori commessi e sulla ferita ancora aperta della tragedia di Genosha.

L’inevitabilità di En Sabah Nur e l’eredità del dolore
La figura di En Sabah Nur viene esplorata dagli autori con una profondità psicologica ed emotiva che lascia sbalorditi: non ci troviamo di fronte a un semplice cattivo bidimensionale mosso da una brama di potere fine a se stessa, ma a un reietto, uno schiavo tormentato e pieno di potenziale il cui passato dialoga in modo diretto e speculare con la natura profonda e reietta degli stessi X-Men. Assolutamente emblematico, intimo e toccante è il confronto silenzioso davanti al fuoco del falò tra Nur e Rogue, un momento di pura poesia televisiva in cui il tema universale dell’amore, della solitudine e della perdita unisce per un istante due anime apparentemente distanti anni luce. Rogue ha perso qualcuno, Apocalisse non ha mai avuto qualcuno.
L’Amore è dolore. (Nur)
Ma è anche ciò che ci fa tenere duro nei giorni più difficili (Rogue)
Un Atto Eroico gigantesco
Tuttavia, la vera e struggente tragedia di questa seconda stagione risiede proprio nell’assoluta e ineluttabile inevitabilità dell’ascesa di Apocalisse, un processo di corruzione interiore che viene tragicamente innescato proprio nel momento in cui il futuro villain scopre le bugie e le omissioni tramate, seppur a fin di bene, dagli X-Men per preservare la stabilità della linea temporale. Il finale di questo immenso arco narrativo ci regala un Magneto gigantesco, il cui sviluppo psicologico e la cui evoluzione dimostrano una cura e una finezza di scrittura magistrali, raramente riscontrabili nei media seriali contemporanei. Il atto eroico finale per difendere Charles dalle ire di Apocalisse e per preservare il futuro della squadra sigilla una stagione straordinaria.
Una menzione d’onore va alla splendida scena post-credit dell’episodio 4 ambientata cinquant’anni nel futuro, che vede l’incontro ravvicinato tra un Wolverine segnato dal tempo e Captain America, un frammento narrativo potentissimo che non solo accende l’entusiasmo degli appassionati, ma getta le basi per un piano su scala globale destinato a riunire definitivamente gli X-Men e a ridefinire per sempre i confini del loro universo.
Non ci resta che aspettare l’arrivo dei prossimi episodi. Ricordiamo che la seconda stagione di X’Men ’97 sarà disponibile su Disney+ a partire dal 1° Luglio.



