Se parliamo di emittenti televisive che hanno fatto la storia del medium, i nomi che saltano in mente sono i soliti, per quanto sacrosanti. NBC viene ricordata per le prime trasmissioni regolari, CBS per aver praticamente inventato i telegiornali, e ABC per aver sdoganato l’animazione in prima serata (grazie a I Flintstones) e per le partnership pionieristiche con gli studios di Hollywood. Sul fronte via cavo, HBO domina per aver plasmato il concetto di TV su abbonamento e, successivamente, di serialità “prestige”. Eppure, incastonato in questa gigantesca linea temporale, c’è un network che ha vissuto appena una decina d’anni, ma che ha ribaltato le regole del gioco creando uno spazio televisivo dedicato unicamente ad adolescenti e giovani adulti. Nel farlo, ha inavvertitamente gettato le basi per le serie TV supereroistiche per come le conosciamo oggi. E proprio in questi giorni ricorre il ventesimo anniversario dalla sua chiusura.
L’ascesa di The WB e la rivoluzione della TV per ragazzi
Lanciato l’11 gennaio 1995, The WB ha chiuso i battenti il 17 settembre 2006. In quegli undici anni, l’emittente è stata un vero e proprio alieno nel palinsesto televisivo americano. Si è trasformata nel rifugio perfetto per il pubblico più giovane, offrendo un blocco in prima serata tagliato su misura per i teenager, mentre di giorno il contenitore Kids’ WB bombardava la generazione anni ’90 e ’00 con cartoni iconici, facendo da apripista per l’invasione degli anime in Occidente.
Fin dal debutto, The WB ha messo in chiaro di non voler competere con i palinsesti ingessati di ABC o Fox. Ha iniziato con sit-com dal cast prevalentemente black come The Wayans Bros. e Sister, Sister (salvata proprio dopo la cancellazione su ABC). Ma la vera esplosione culturale è arrivata nel 1997, quando Buffy l’ammazzavampiri (Buffy the Vampire Slayer) è sbarcata come rimpiazzo di metà stagione. Il successo è stato devastante: sette stagioni che hanno eclissato il film originale e riscritto la cultura pop. A ruota sono seguiti cult assoluti come Felicity, Streghe (Charmed), Roswell e lo spin-off Angel. Ascolti alle stelle e un target giovanile incollato allo schermo.
Smallville: il punto di non ritorno per i supereroi
Tra tutti gli show nati sotto l’egida di The WB, quello con l’impatto a lungo termine più devastante è senza dubbio Smallville. Arrivata nell’ottobre 2001, la serie pescava dal mito di Superman della DC Comics, ma con un twist geniale: zero costumi, zero voli (almeno all’inizio). Non era un adattamento fumettistico puro, ma un coming-of-age dalle tinte drama che seguiva un giovane Clark Kent alle prese con una vita “umana” a Smallville, nel Kansas.
I poteri e le minacce fantascientifiche c’erano, ma il focus era tutto sui legami, le amicizie e i tradimenti. Per la prima volta, il pubblico generalista vedeva un eroe dei fumetti sotto una lente intima, relazionabile, lontana dal mantello e dalla calzamaglia. In 10 stagioni, gli spettatori sono letteralmente cresciuti insieme a Clark e ai suoi comprimari.
La nascita di The CW e l’esplosione dell’Arrowverse
Nonostante avesse dimostrato che il target teen era una miniera d’oro, The WB finì per scontrarsi con problemi di natura finanziaria e di espansione dell’audience. Anche show pensati per un pubblico leggermente più maturo, come quel colosso di Supernatural, non bastarono a salvare i bilanci dell’epoca. Nel 2006 arrivò l’annuncio: The WB e il network rivale UPN avrebbero chiuso per fondersi in una nuova realtà. Il 18 settembre 2006 nasceva ufficialmente The CW, portandosi dietro i pesi massimi del palinsesto precedente, tra cui proprio Supernatural e Smallville.
Come sottolineato in una recente retrospettiva di Nicole Drum su ComicBook.com, la fine di The WB è stata paradossalmente l’inizio di qualcosa di ancora più grande. Smallville ha continuato la sua corsa fino al 13 maggio 2011, chiudendo dopo 217 episodi con l’iconica scena in cui Tom Welling si strappa la camicia per rivelare la “S” di Superman.
Un anno dopo, The CW ha lanciato Arrow, portando sullo schermo Stephen Amell nei panni di Oliver Queen. Non era più un teen drama puro, ma seguiva lo schema tracciato da The WB: prendere un personaggio DC, renderlo accessibile anche ai non lettori di fumetti e fargli affrontare demoni molto umani. I rating esplosero, superando persino i record di The Vampire Diaries.
L’eredità odierna: da The CW a Lanterns su HBO
Da Arrow si è scatenato il multiverso: The Flash, Supergirl, Legends of Tomorrow, Batwoman, Black Lightning, Superman & Lois, Stargirl. L’Arrowverse ha dominato l’intrattenimento, dimostrando che i supereroi in TV potevano reggere universi narrativi complessi e interconnessi ben prima che le piattaforme streaming fagocitassero il mercato.
Oggi, dopo l’acquisizione di The CW da parte di Nexstar nel 2022 e la conseguente chiusura dell’Arrowverse, il panorama è cambiato. La serialità a fumetti è passata in mano a network prestige, basti guardare i piani per serie come Lanterns su HBO. I budget sono faraonici e i target diversi, ma grattando la superficie della serialità supereroistica moderna è impossibile non scorgere l’impronta genetica di Smallville. E tutto questo, oggi come allora, porta la firma di quel folle esperimento chiamato The WB.



