Il secondo episodio della nuova stagione di Doctor Who, intitolato Profondità Otto Chilometri e con protagonista Ncuti Gatwa, è uscito il 26 aprile su Disney+.
Sinossi
Il Dottore e Belinda atterrano su un remoto pianeta minerario, apparentemente abbandonato. L’intera colonia è silenziosa, i lavoratori scomparsi. L’unica sopravvissuta è Aliss, una giovane donna sorda che sembra sapere più di quanto voglia ammettere. Ma qualcosa di antico e affamato si nasconde nelle profondità del pozzo… e non è solo il silenzio a uccidere.
Mentre la squadra militare perde il controllo e i confini tra vittima e predatore si sfumano, il Dottore dovrà affrontare una minaccia invisibile che agisce nel buio… o nella mente.

Recensioni
Dopo un inizio di stagione più leggero e movimentato, Doctor Who cambia tono con “Profondità Otto Chilometri”, un episodio che abbandona gli effetti speciali spettacolari per abbracciare un’atmosfera cupa e opprimente. Diretto con mano sicura e scritto con attenzione al ritmo e all’introspezione, l’episodio porta il Dottore (Ncuti Gatwa) e la sua compagna Belinda (Varada Sethu) in una missione su un pianeta minerario abbandonato dove il silenzio è più assordante di qualsiasi minaccia dichiarata.
Il punto di forza di “Profondità Otto Chilometri” è l’ambientazione: un complesso industriale freddo e isolato, che funge da perfetta cassa di risonanza per l’angoscia crescente. La tensione si costruisce lentamente, senza bisogno di mostri appariscenti. Il mistero ruota attorno ad Aliss (interpretata da una intensa Rose Ayling-Ellis), unica sopravvissuta del posto, che cela qualcosa di più oscuro di quanto sembri.

Ayling-Ellis offre una performance sorprendente, calibrata e inquietante, riuscendo a essere al tempo stesso fragile e minacciosa. Il fatto che Aliss comunichi attraverso la lingua dei segni aggiunge un ulteriore livello di isolamento e rende il suo legame con l’entità misteriosa ancora più inquietante.

Sebbene l’episodio evochi inevitabilmente paragoni con “Midnight”, uno dei classici moderni della serie, “Profondità Otto Chilometri” prende una strada diversa, puntando più sul lato emotivo e meno sul conflitto verbale serrato. Il risultato è un horror psicologico a bassa intensità, ma di grande impatto.
Tuttavia, non mancano alcuni difetti: il comportamento della creatura non è del tutto coerente e alcune soluzioni narrative risultano un po’ prevedibili. Inoltre, il senso di minaccia si affievolisce leggermente nella seconda parte, quando la spiegazione comincia a prendere il sopravvento sull’atmosfera.
In definitiva, “Profondità Otto Chilometri” si distingue per il suo stile sobrio e la volontà di rallentare il ritmo per esplorare le paure più sottili e personali. Non è un episodio spettacolare, ma è uno di quelli che lascia il segno per la sua intensità silenziosa e la sua capacità di disturbare con pochi elementi ben calibrati.


