Ci sono autori che sono un pezzo di cuore. Non lo dice chi scrive perché omonimo del buon Palloni, ma perché ne ha letto praticamente tutte le opere portate in Italia da Saldapress. Da Isole (mia preferita) a la fantastica Emma Wrong, passando per L’ignobile Sherman, La Lupa, Burn Baby Burn fino a Desolation Club. Insomma se non sono un fan io, difficile dirlo chi possa esserlo. Quindi appresa l’uscita di È successo un guaio, al Bologna Nerd 2024, ovviamente pubblicato da Saldapress con Lorenzo Palloni come autore completo ero in brodo di giuggiole. Con Lorenzo si era parlato in grandi linee della trama e ero sinceramente curioso. Putroppo, forse complici le grandi aspettative l’opera non ci ha completamente convinto, non tanto nelle tematiche ineccepibili ma nella narrazione, che a dispetto di una doppia lettura resta a tratti confusa nel suo svolgimento e difficile da seguire.
Ad ogni modo le nostre impressioni senza spoiler ve le raccontiamo nelle prossime righe!

L’Italia vista allo specchio
Un Palloni crudo e profondamente politico, come ci aveva già insegnato a poter essere in altre sue opere, toccando tematiche delicate e controverse con grande maestria e con il giusto taglio critico. È successo un guaio per mezzo di una città italiana inventata e ambientata in un futuro più che mai presente, che ci mostra il riflesso spietato delle contraddizioni e dei mali della nostra società, in particolare della nostra Italia. Poliziotti violenti, quartieri disastrati e una società multietnica, divisa e terribilmente conflittuale al suo interno. La mafia torna a colpire rompendo il vaso di Pandora in cui era rinchiusa la memoria della stagione delle stragi dei primi anni ’90.
Palloni alterna le maschere grottesche protagoniste della storia a una voce narrante spietata che racconta con periodi taglienti verità difficili da confessare e di cui, eppure, siamo tutti consapevoli. Le tante piccole ipocrisie e i mali della nostra società di cui siamo tutti consapevoli. Quell’insieme di detti e non detti. Un fumetto, dunque, che ci parla degli ultimi, in un mondo che deve trovare i suoi eroi tra la gente di strada costretta a rimboccarsi le maniche. Una società che, trovati i suoi eroi e sconfitti almeno in apparenza i suoi nemici, è pronta ad andare avanti e a tornare a dormire come se nulla fosse.

Luci ed ombre
Se sulle tematiche non c’è nulla da dire, se non plaudere al coraggio di Lorenzo Palloni nel toccare certe tematiche, ci sono luci ed ombre. Il tratto di Palloni a nostro avviso ben si presta al bianco e nero e ci ha ricordato mutatis mutandis James Stockoe. Basta un colpo d’occhio per innamorarsi del suo tratto ricco di dettagli e tondeggiante nella sua linea marcata.
Il problema principale resta tuttavia la prosa. Gettati in medias res, si fa fatica a seguire la trama, a inquadrare i protagonisti e le relazioni. Tutto risulta un po’ confuso, forse troppo. Si vuole mettere tanta carne al fuoco, anche in termini di personaggi, scene drammatiche alternate a quelle tragicomiche. A tratti si ha l’esigenza di tornare indietro e di rileggere nel tentativo di ritrovare il bandolo della matassa. Un intreccio troppo confuso che non ha reso giustizia alle idee alla base della trama.

Non tutte le ciambelle escono con il buco
È successo un guaio, ha ottimi ingredienti, ma qualcosa è andato storto e la ciambella è uscita senza il buco. Ciò non significa che tutto sia andato storto o che nulla funzioni, anzi, ma che forse rispetto ad altre opere di Lorenzo Palloni, che erano pressoché perfette, qualcosa non ha funzionato a dovere. Forse sarebbe servito un po’ di più di lavoro per mettere a proprio agio il lettore. Peccato!


