Per ben due anni, gli spettatori di House of the Dragon hanno creduto a una tragica verità: Sunfyre, il magnifico drago dorato di Aegon II Targaryen, è caduto in battaglia. Dopo lo scontro devastante a Riposo del Corvo, che ha visto anche la morte di Rhaenys Targaryen e della sua Meleys, le speranze per il drago del re erano ridotte al lumicino. Schiantato al suolo sotto il peso colossale di Vhagar, sembrava palesemente spacciato. La serie targata HBO ha rincarato la dose negli episodi successivi: nel finale della seconda stagione lo stesso Aegon II ha dichiarato la morte della sua creatura. Come se non bastasse, nel terzo episodio della terza stagione, Daemon Targaryen ha riferito un aggiornamento spietato da parte di Baela: il drago era ormai considerato solo un’imponente carcassa in putrefazione. Ma le regole di Westeros nascondono sempre delle sorprese.
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La svolta inaspettata nella terza stagione
Nel quarto episodio della terza stagione le carte in tavola cambiano drasticamente. Mentre Aegon e Larys Strong proseguono la loro fuga da Approdo del Re, il loro cammino li porta pericolosamente vicini al campo di battaglia di Riposo del Corvo. Qui si imbattono in quello che a tutti gli effetti sembra il cadavere di Sunfyre. La reazione di Aegon è viscerale: disperato ed emotivamente distrutto, si avvicina al muso della creatura sussurrando le poche parole di Alto Valyriano che conosce. Ed è in quel momento che il re usurpatore sgancia la bomba, affermando che il drago respira ancora.
Larys Strong, pragmatico e terrorizzato all’idea di attirare attenzioni indesiderate da parte delle forze nemiche, liquida la questione considerandola una mera illusione di un re disperato. A un primo sguardo la bestia sembra effettivamente priva di vita, ma chi può comprendere lo stato di un drago meglio del cavaliere che condivide con lui un legame di sangue e magia?
Sunfyre è vivo: la conferma da Fuoco e Sangue
Se guardiamo alle pagine di Fuoco e Sangue, l’opera enciclopedica di George R.R. Martin da cui è tratta la serie, la dinamica dello scontro a Riposo del Corvo si svolge in modo leggermente diverso, ma porta alla medesima conclusione. Nel libro, Aemond e Vhagar non attaccano deliberatamente il loro re, ma finiscono comunque per ferire gravemente sia Aegon che Sunfyre durante la mortale colluttazione aerea contro Meleys. I tre draghi precipitano al suolo: Vhagar ne esce illesa, Meleys perde la vita e Sunfyre si ritrova con un’ala parzialmente strappata.
Incapace di volare e troppo massiccio per essere spostato, il drago dorato rimane a guarire nei pressi della fortezza. A differenza dello show televisivo, nel canone cartaceo la sopravvivenza della creatura è un fatto noto a tutti, tanto che vengono lasciate delle guardie armate a proteggerlo. Gli showrunner hanno scelto una strada narrativa più incerta per massimizzare la tensione, ma la destinazione finale è identica. Riportare il drago sullo schermo nella terza stagione solo per confermarne il decesso non avrebbe avuto alcun senso narrativo. Il motivo per cui Aegon lo sente vivo è semplice: Sunfyre respira ancora. E deve farlo, perché il suo ruolo nella guerra è tutt’altro che concluso.
Il ruolo cruciale di Sunfyre nel futuro della Danza dei Draghi
Per chi si chiede come si evolverà la linea narrativa della fazione dei Verdi, la timeline di Fuoco e Sangue non lascia spazio a dubbi. Tempo dopo la battaglia, Walys Mooton, Lord di Padelle Salate e fiero sostenitore della Fazione dei Neri, tenta di riconquistare la fortezza e di abbattere la bestia ferita. L’assalto si trasforma in un massacro: Sunfyre trova l’energia per reagire, falciando gli aggressori con brutali colpi di coda e devastanti getti di fiamma. Qualche settimana dopo l’incidente, nonostante la palese difficoltà a volare con un’ala menomata, il drago svanisce nel nulla.
Il suo istinto lo guiderà fino a Roccia del Drago, dove ingaggerà una lotta mortale con un drago selvaggio dell’isola, uccidendolo. Le voci di un “drago dalle scaglie dorate” attireranno l’attenzione di un fuggitivo Aegon, giunto in segreto proprio nella roccaforte nemica. Il ricongiungimento tra i due segna l’inizio di una lenta ripresa per entrambi. Una volta riacquistata forza sufficiente, Aegon sferra l’attacco per conquistare Roccia del Drago, scontrandosi con Baela Targaryen e la sua Moondancer. Sunfyre vince ancora, annientando il drago rivale e permettendo la cattura di Baela, ma le conseguenze sono terribili: Aegon precipita frantumandosi entrambe le gambe e il suo compagno squamato subisce squarci insanabili.
Il vero climax della Danza, tuttavia, deve ancora arrivare. Quando Rhaenyra Targaryen, costretta a fuggire da Approdo del Re, fa ritorno a Roccia del Drago, non ha idea che la sua fortezza sia caduta nelle mani del nemico. Vittima di un tradimento, viene catturata da Aegon, che la condanna a una fine atroce dandola in pasto proprio a Sunfyre. Un evento di tale portata, che ha segnato la storia di Westeros al punto da essere raccontato con sadica gioia da Joffrey Baratheon a Margaery Tyrell secoli dopo in Game of Thrones, rappresenta un pilastro inamovibile del canone televisivo e letterario. Il drago dorato soccomberà infine a causa delle ferite riportate contro Moondancer, ma non prima di aver impresso a fuoco il suo nome nella storia del Continente Occidentale.



