Tra frammentazioni temporali, virtuosismo tecnico e interpretazioni memorabili, l’adattamento dell’Odissea si consacra come una lezione sul senso del grande cinema, in un panorama cinematografico contemporaneo spesso sovraccarico di prodotti in serie, abbondante di quantità e drammaticamente carente di qualità, arriva un’opera capace di scuotere le fondamenta della sala e di ricordarci perché continuiamo ad amare il grande schermo. Con la sua ultima fatica, Nolan vince sempre: L’Odissea è una lama che ti spezza, non ci troviamo di fronte a una semplice trasposizione scolastica o a un blockbuster hollywoodiano privo di anima, The Odyssey non è un film né tantomeno il poema a cui siamo abituati, è una gioia per gli occhi, le orecchie e il cuore che riesce a farti emozionare e a tratti persino piangere.

L’Autorialità al Servizio del Mito
Condensare uno dei più grandi poemi epici della storia dell’umanità in sole tre ore di visione era un’impresa al limite dell’impossibile, eppure, il regista britannico lo fa e lo fa molto bene, senza mai tradire la visione autoriale di un regista da sempre pieno di ossessioni. Il racconto omerico diventa così il terreno ideale per orchestrare la sua cifra stilistica inconfondibile, il montaggio frammentato, il tema viscerale del ritorno a casa e quell’onnipresente senso di colpa che schiaccia e muove i passi del protagonista attraverso il suo periglioso viaggio.
Performance da Brivido e la Provocazione del Canonico
Il cast risponde con straordinaria intensità alla guida registica. Ci troviamo di fronte a un Matt Damon che regala la performance della sua carriera, donando al protagonista una profondità psicologica dolorosa e sfaccettata. Al suo fianco, Anna Hathaway come Penelope è semplicemente perfetta, capace di trasmettere l’attesa e la regalità con un solo sguardo. L’unica scelta che potrebbe far storcere il naso ad alcuni puristi, ma si tratta puramente di un gusto personale, è la mancanza dell’iconica frase “Il mio nome è Nessuno” nella celebre sequenza all’interno della caverna di Polifemo. Tuttavia, questo rappresenta l’unico vero “difetto” che sentiamo di attribuire a un’opera di tale portata.

Virtuosismo Tecnico e Puro Horror
Dal punto di vista della messa in scena, il film tocca vette difficilmente eguagliabili. Siamo all’apice del tecnicismo pratico, caratterizzato da alcune scene visivamente e concettualmente così crude da risultare horror puro. In un’epoca dominata dal dibattito superficiale della rete, con questo lavoro Nolan dimostra ancora una volta che Internet, i social e gli haters non contano nulla quando la potenza visiva e narrativa parla da sé con tanta perentorietà.
Il Riscatto della Sala
Forse non siamo noi a non saperci più godere un film. Forse… in un cinema abbondante di quantità e carente di qualità, abbiamo bisogno ogni tanto di un film che ci ricordi quanto è meravigliosamente bello andare al cinema e quanto, grazie a queste opere, è soddisfacente scrivere per il cinema.



