Il rapporto tra uomo e macchina è da sempre centrale, soprattutto in un contesto come quello fantascientifico in cui, tra letteratura, fumetto e cinema gli esempi si contano numerosi e in diverse sfaccettature. In Not All Robots, volume edito nel nostro mercato da Panini Comics e scritto da Mark Russell (che ha vinto anche i prestigiosi Eisner e Ringo Awards con quest’opera) e disegnato da Mike Deodato Jr., questo rapporto, inserito in un futuro prossimo pervaso dai robot prende una piega contemporaneamente satirica e tragica, mettendo in luce le storture di un sistema che nonostante l’ambientazione, affonda le radici in un presente estremamente attuale.

Solo lavoro e niente svago trasformano i robot…
L’ambientazione è quella degli Stati Uniti nel 2056, in cui in una terra estremamente sovrappopolata e inquinata ha visto una progressiva sostituzione della forza lavoro umana con manodopera robot, facendo sì che ogni famiglia abbia un proprio robot che lavori al posto loro, lasciandoli liberi di godersi il proprio tempo. La serie viene ambientata in un preciso momento pivotale di questa evoluzione sociale e tecnologica: i robot “classici”, facilmente individuabili e soggetti a svariati glitch che compromettono la salute umana, stanno per essere a loro volta sostituiti da nuovi modelli di androidi in tutto e per tutto simili agli uomini, cosa che ne permetterebbe un’integrazione nei nuclei familiari più semplice. Con questa premessa è possibile individuare numerosi spunti di lettura che danno al volume uno spessore non indifferente. Partendo già dalla stessa copertina e dal titolo si notano infatti due importanti rimandi: il primo, visivo, è al quadro American Gothic di Grant Wood, che nella sua rappresentazione di un uomo e una donna americani davanti a una casa, raffigura in realtà l’archetipo della famiglia media americana dei tempi (con il forcone a simboleggiare il lavoro manuale), che viene qui sostituita dai Robot della copertina, evidenziando come la “famiglia” classica americana si identifichi con la forza lavoro robotica; il secondo, prettamente letterale, sta proprio nel titolo, che scimmiottando la controversa espressione “not all men” (riduzione di not all men are like that, utilizzata per deflettere l’attenzione in casi di assalto e violenze compiuti solitamente da uomini nei confronti di donne) riutilizza la formula adattandola al contesto robotico nel tentativo, anche qui, di spostare l’attenzione dalle aggressioni compiute dai robot nei confronti degli umani, sminuendo la questione. Questi due elementi acquistano sempre più valore nel momento in cui ci si addentra nella storia, che segue le vicende della famiglia Walter alle prese col proprio robot domestico che comincia a mostrare segni di squilibrio (o glitch della programmazione che dir si voglia). In questo contesto viene in luce come tutto si regga su una serie di contraddizioni che inevitabilmente portano il sistema al collasso: gli uomini hanno creato i robot ma ne sono adesso totalmente dipendenti; i robot a loro volta esistono esclusivamente per mantenere i loro umani e corrono il rischio di diventare a loro volta obsoleti a causa di modelli che assomigliano in tutto e per tutto agli esseri umani. Entrambi i macro-soggetti protagonisti (uomini e robot) vivono questo angosciante senso di obsolescenza misto a una sensazione di inutilità, che porta all’esplosione di un conflitto che è in realtà vecchio come il mondo, con il nuovo che soppianta il vecchio.
Accanto alla sceneggiatura di Russell, ricca di sottotesti e riferimenti che regalano al lettore un’opera stratificata e gratificante da leggere, si accompagnano le ottime tavole di Deodato Jr., capace di rappresentare al meglio il complesso mondo di Not All Robots. Le tavole risultano ben strutturate e composte, con griglie che pur restando apparentemente nei canoni del fumetto americano, scompongono in realtà la pagina tramite micro-vignette che contribuiscono a garantire un ritmo serrato all’azione, il tutto con un tratto estremamente realistico capace di catturare non solo l’essenza umana (comprese le numerose sfaccettature emotive), ma anche la vera essenza dei Robot, che nonostante l’aspetto impersonale, sono in grado di veicolare emozioni al pari delle controparti umane. Ottimo anche il tocco lievemente retrò conferito alle tavole con l’utilizzo di retini, capaci di garantire un’ottima resa grafica soprattutto nei paesaggi urbani e in generale laddove vi siano pagine strabordanti di tecnologia.

Vieni con me se vuoi vivere!
Not All Robots è una lettura affascinante, divertente e a tratti estremamente inquietante. Se oggigiorno con l’avvento dell’intelligenza artificiale in modo pervasivo nelle vite di tutti ci troviamo a fronteggiare nuovi problemi e dilemmi, anche dal punto di vista etico, il fumetto mostra cosa potrebbe accadere nel momento in cui gli uomini dimenticano ciò che li ha resi tali in primis, in un discorso oggi più attuale che mai in cui il “robot” di turno non è un vero automa ma solo un umano svalutato e ormai obsoleto soppiantato da coloro che stanno in cima alla catena alimentare.



