Nell’universo di The testaments, il ritorno a Gilead non passa solo attraverso nuovi eventi, ma soprattutto attraverso nuovi personaggi. E tra questi c’è quello più destabilizzante di Agnes Jemima, perché Agnes non è una ribelle, non è una fuggitiva è una vittima cresciuta all’interno del sistema, ma la cosa inquietante è che non sa di esserlo.
Figlia di Gilead
Agnes è nata nel mondo reale, ma non lo ricorda. È cresciuta a Gilead come figlia di una comandante, lontana dalla sua vera madre biologica, June Osborne. Le regole, i ruoli, le gerarchie, tutto ciò che per lo spettatore appare come una costruzione violenta, per Agnes è semplicemente l’ordine naturale delle cose.
Ed è qui che nasce l’inquietudine.
Il risultato del sistema
Se The Handmaid’s Tale raccontava la resistenza, Agnes rappresenta qualcosa di diverso, ovvero, la riuscita di Gilead. Non serve imporre la paura a chi non conosce alternative, non serve reprimere chi è stato educato a non mettere in discussione.
Agnes non si ribella perché non ha strumenti per farlo. Non perché sia debole, ma perché è stata cresciuta per non vedere. E in questo senso è un ritratto lucidissimo del potere di Gilead.
La trasformazione di Agnes
All’interno della serie, Agnes si trova già nel percorso che la porterà a diventare una moglie. Frequenta la scuola riservata alle figlie dei Comandanti, dove ogni aspetto della sua crescita viene regolato dal comportamento e dal modo di pensare, fino al ruolo che dovrà occupare nella società.
L’arrivo del primo ciclo mestruale segna un passaggio cruciale: non è più solo un cambiamento fisico, ma l’inizio della sua “funzione” all’interno del sistema. E da quel momento, il suo destino non è più una possibilità, ma una direzione già tracciata.
Ciò che rende Agnes così interessante è il modo in cui la sua identità è stata costruita, non ha scelto chi essere, non ha mai avuto la possibilità di farlo. Gilead le ha imposto solo delle regole e le ha insegnato a desiderarle.
Qui la serie compie un passo in più rispetto al passato, mostra non solo l’oppressione, ma il suo radicarsi nella mente di chi la vive.
Il contrasto con June
Il confronto con June Osborne (la sua vera madre biologica) è inevitabile!
June è il simbolo della ribellione, della memoria, della lotta contro il sistema, Agnes al contrario, è il simbolo di ciò che accade quando quella memoria viene cancellata. Due visioni completamente opposte del mondo, due modi completamente diversi di vivere Gilead.
E in questo contrasto si gioca una delle tensioni più forti della serie.
Perché Agnes ci inquieta e fa tenerezza allo stesso tempo?
Non perché sia crudele, anzi, non perché sia complice, ma perché è credibile.
Agnes mostra cosa succede quando un sistema non si limita a controllare, ma riesce a formare intere generazioni che non lo mettono in discuissione. E da quel punto, la domanda cambia: non è più “come si combatte Gilead”, ma: come si combatte qualcosa che per qualcuno, non è nemmeno un problema?
In un mondo in cui la libertà può essere dimenticata, Agnes diventa il simbolo più potente e più inquietante di tutto ciò che Gilead rappresenta


