Concerto in nero. Dieci voci di donne dal Rinascimento è un saggio storico firmato dall’autore e traduttore Giorgio Podestà. Pubblicato da Graphe.it edizioni con la prefazione di Valeria Palumbo e le illustrazioni di Roberto Pasqua, il volume si presenta come un’opera breve ma di straordinaria densità: in appena 78 pagine, l’autore riesce a far risuonare la voce di dieci donne del Rinascimento, i cui destini sono stati tragicamente uniti da isolamento, violenza, oblio o da terribili decisioni familiari.

Recensione
La Storia ha il pessimo vizio di scegliere con cura cosa ricordare e, soprattutto, chi dimenticare. Se poi le protagoniste sono in particolare donne, il ricordo sbiadisce e le loro vite diventano solo marginali o pure comparse delle storie altrui. È proprio da qui che parte l’autore, restituendo la parola a dieci donne del Rinascimento. Nonostante appartenessero alle classi sociali più alte, ognuna di loro ha pagato a caro prezzo il solo fatto di essere donna in un mondo patriarcale che le ha usate o umiliate. Le figure al centro del libro sono Arabella Stuart, Margherita Farnese, Maria d’Avalos, Jane Grey, Isabella di Morra, Giovanna di Valois, Bianca di Trastàmara, Antonia Malatesta, Parisina Malatesta e Agnese Visconti.
Il fulcro dell’opera risiede nella volontà di raccontare queste storie attraverso il linguaggio della musica: Podestà “orchestra” le biografie delle protagoniste assegnando simbolicamente a ciascuna uno strumento musicale-totem. Il racconto delle loro esistenze si trasforma così in un vero e proprio concerto letterario, una sinfonia che si tinge inevitabilmente di nero poiché il destino di ognuna di loro è stato segnato dalla tragedia e dall’ingiustizia. La prosa dell’autore mima il ritmo di un’esecuzione, alternando passaggi lirici e rarefatti a improvvise accelerazioni, quasi a voler riprodurre sulla carta una partitura che segue il battito del cuore di chi sa di andare incontro a una fine tragica.
È un concerto in nero che attraversa i secoli. I Paesi. Una musica dolente. Una sinfonia addolorata che dalla terra sale lentamente al cielo, senza mai impietosire le divinità del fato.. dal Rinascimento, sotto quello sguardo senza misericordia, dieci donne danno vita a un lungo canto in nero.
Ma perché scegliere proprio la musica? La risposta risiede nella sua capacità di esprimere l’inesprimibile, ovvero le nostre emozioni più intime, le aspirazioni e i desideri più profondi. Nonostante i rigidi divieti dell’epoca, il Rinascimento ha visto una schiera di donne che producevano musica, trovando rifugio soprattutto tra le mura dei conventi. Come evidenzia Valeria Palumbo nella prefazione del saggio, è proprio in questi luoghi religiosi che molte di loro riuscirono a raggiungere e mantenere livelli altissimi nel canto e nell’uso degli strumenti. Perfino quando la Chiesa impose rigide regole, negando alle donne non solo la composizione ma anche l’insegnamento musicale, giudicato pericoloso e sovversivo, esse continuarono a suonare in gran segreto. Come afferma saggiamente la Palumbo, infatti, “tanta paura per la musica è indicativa del suo potere e dell’uso che le donne continuarono a farne per liberarsi dalle catene“.
L’autore trae ispirazione non solo da questa fiera resistenza clandestina ma, in particolare, dal celebre Concerto delle dame (noto anche come Canto delle dame), l’ensemble di musiciste e cantanti professioniste istituito alla fine del XVI secolo presso la corte estense del duca di Ferrara. Queste straordinarie donne si esibivano anche per sei ore al giorno, offrendo performance uniche che univano un canto acrobatico, ricco di trilli, passaggi rapidissimi e fioriture improvvisate, all’auto-accompagnamento strumentale. Mentre cantavano, suonavano simultaneamente il clavicembalo, il liuto, la viola o l’arpa. Purtroppo, il tempo e la censura hanno quasi del tutto cancellato le tracce di questo patrimonio; solo negli ultimi anni la ricerca musicologica sta finalmente riportando alla luce preziosi frammenti di un’eredità che si credeva perduta.
In questa partitura di esistenze spezzate, lo strumento musicale diventa l’estensione dell’anima e del corpo di ogni donna. Smette di essere un semplice ornamento o un passatempo, trasformandosi in uno spazio di resistenza e libertà. La melodia che scaturisce dalle pagine è malinconica e a tratti disturbante, ma possiede la forza dirompente di una verità storica riletta con sensibilità poetica.
Il risultato finale, arricchito anche dalle suggestive illustrazioni storiche di Roberto Pasqua, è ben lontano dall’essere un freddo saggio accademico. Si tratta piuttosto di un cammino intimo, nato dalla scelta narrativa di far parlare in prima persona metà delle protagoniste, il che rende il racconto immediato e potente, restituendo finalmente spazio e dignità ai loro pensieri più sinceri. Con questo volume, Giorgio Podestà dimostra che per fare divulgazione non servono necessariamente centinaia di pagine; basta invece uno sguardo nuovo, empatico e rigoroso, capace di trasformare i vecchi documenti storici in emozioni vive.
Concerto in nero ci costringe a guardare l’altra metà del Rinascimento, quella che, dietro lo sfarzo delle corti e la straordinaria bellezza delle arti, nascondeva l’ombra opprimente del pregiudizio e del controllo sulle donne. Un invito a non dimenticare che lo splendore del passato ha spesso avuto un prezzo altissimo, pagato sulla pelle di chi non ha avuto voce per difendersi.
Il libro lo potete trovare qui
Autore
Giorgio Podestà è uno scrittore, traduttore, poeta e interprete simultaneo emiliano. Redattore editoriale e collaboratore stabile del blog-magazine Libri e parole, affianca alla scrittura la passione per la comunicazione digitale e la moda. Il suo percorso letterario, legato alla casa editrice Graphe.it edizioni, spazia con disinvoltura dalla poesia alla saggistica. Tra le sue opere principali figurano la raccolta poetica E fu il giorno in cui abbaiarono rose al tuo sguardo (2019) e i saggi Breve storia dei capelli rossi (2020), Come echi sull’acqua (2024) e il recente saggio storico Concerto in nero. Dieci voci di donne dal Rinascimento (2026). Come traduttore si dedica principalmente alla letteratura anglo-americana, curando edizioni di grandi classici (come Virginia Woolf) e saggi contemporanei.



