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NerdPool > Blog > Serie TV > Dead Ringers – Inseparabili: la recensione
Serie TV

Dead Ringers – Inseparabili: la recensione

Federica Di Giacinto
7 Luglio 2023
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5 Min
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Dead Ringers è la serie che vi farà dimenticare il cinema asettico.  L’adattamento a puntate su Prime Video del film di Cronenberg diventa un thriller body horror filosofico e disturbante. Con una sublime interpretazione di Rachel Weisz. 

Dal 21 Aprile è disponibile su Prime Video la miniserie tv thriller Dead Ringers – Inseparabili, ideata da Alice Birch e remake dell’omonimo film del 1988 del regista canadese David Cronenberg, esperto di body horror, creato traendo ispirazione dal romanzo Twins di Bari Wood e Jack Geasland, a sua volta ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto nel 1975 a New York riguardante i gemelli Marcus. 

La serie tratta delle gemelle Beverly ed Elliot Mantle, entrambe eccezionali ginecologhe ma dal carattere profondamente diverso: Beverly è timida ed introversa, tendente alla depressione e alla costante ricerca della felicità; mentre Elliot è la sorella più spericolata e disinibita in tutti gli aspetti della vita, che riguardi la sessualità o la ricchezza fino ad arrivare alla carriera nella quale riveste l’archetipo della “scienziata pazza”, portando avanti rischiosi esperimenti e violando ripetutamente la legge. 

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Se nel film omonimo del 1988 avevamo Elliot e Beverly in versione maschile, la storia modernizzata ai tempi correnti tratta temi delicati sottoponendoli anche ad analisi filosofiche da parte dei personaggi interpretati da un cast quasi tutto al femminile, facendoci trovare di fronte una serie dall’indole profondamente “femminista”, di cui a volte ne fa un’ostentazione insieme a un eccessivo quantitativo di “politically correct”. 

Di certo, Dead Ringers non è una serie adatta agli stomaci deboli, dato che sembra quasi prenderci di forza ed obbligarci ad osservare le crude scene di parti e interventi chirurgici nella clinica Mantle, le quali si possono definire “body horror”, ostentanti la figura femminile che, come in ogni forma di vita, è sottoposta al processo naturale del ciclo della vita: “nasci, cresci, ti riproduci, e muori”; come se questo dovesse essere di riscatto per tutte le possibili conseguenze negative della maternità che ci vengono mostrate.  

La Crudeltà della Scenografia 

Lo stesso effetto crudo ed efficace lo troviamo nelle varie cene tra cinici finanziatori e spietati giornalisti; dove, come se fossero arene per gladiatori, i personaggi dibattono ferocemente pur di vincere le discussioni aventi un ritmo sempre più acceso ed aggressivo. Questa aggressività, la notiamo molteplici volte anche nella psiche delle Mantle, che è presente in ogni momento della loro vita, dallo scambiarsi soventemente confondendo esageratamente lo spettatore, il quale fatica a distinguerle sebbene certi loro comportamenti tipici (pur risultando come metodo di narrazione affascinante), all’atmosfera quasi snervante che creano in ogni situazione di cui sono protagoniste. 

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Basti osservare il loro habitat naturale, la clinica Mantle: nata grazie al compromesso della loro moralità spingendosi ai limiti dell’etica professionale, e le azioni criminose di una Elliot che perde sempre più di vista la sua integrità morale. Questa scia di impetuosità delle Mantle, la scoviamo anche nelle tuniche cremisi che indossano come se fossero costumi per rituali esoterici e nell’illuminazione della clinica richiamante il sangue che vediamo quasi troppo spesso nelle varie operazioni; Questi elementi, muniscono la serie di una scenografia irresistibile. Le vibes thriller e l’alta tensione psicologica, drammatica, dark humor e con vena body horror, è ciò che rende Dead Ringers così accattivante. 

Le Gemelle Inseparabili 

Un altro dettaglio interessante è il legame delle due gemelle, co-dipendenti l’una verso l’altra, apparendo come una sorta di dipendenza affettiva che si aggiunge al grande mix di generi perfettamente miscelati tra loro senza alcuna edulcorazione; anzi, Dead Ringers si dimostra quasi sempre all’altezza delle aspettative del pubblico, ricco di una sceneggiatura che mette in risalto ogni suo aspetto narrativo. Per questo c’è da ammettere che il genio di Alice Birch e la regia hanno saputo trascinare il pubblico in ogni episodio, e il cast tutto è riuscito a far emergere lo spirito della serie. 

La prima metà della serie riesce a mantenere un ritmo esaltante, ma gli ultimi episodi fanno calare l’interesse risultando freddi e quasi asettici (problema comune tra le opere cinematografiche più recenti), pur continuando a risultare come una storia che non puoi smettere di guardare. 

ARGOMENTI:Prime VideoRecensione
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DiFederica Di Giacinto
Content Writer su NerdPool.it, appassionata di cinema e letteratura con Focus sulla narrativa classica e sceneggiatura cinematografica.
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