Chi non ha sognato almeno una volta nella vita di poter salire sulla propria astronave e partire per esplorare le distese sconfinate del cosmo, magari alla ricerca di nuove forme di vita extraterrestre o piuttosto solo per fuggire da un pianeta che si sta sempre più ribellando alla distruzione attuata ogni giorno dal genere umano. Forse l’ha pensato anche Riccardo Atzeni, che ha già firmato i disegni di un’opera spaziale, Saetta Rossa, su testi di Marco B. Bucci e che ora debutta come autore completo per Bao Publishing con Devo andare nello spazio.

Corriere dello spazio
Mocci è un trentenne che vive a Cagliari, dove svolge un lavoro abbastanza peculiare. Ogni mattina si mette al volante della sua auto aziendale e vola nello spazio alla ricerca degli oggetti smarriti dai clienti. Quando qualcuno cancella un file, infatti, questo finisce nello spazio e lì rimane per sempre. L’unico modo per recuperarlo è affidarsi a un corriere spaziale. Un lavoro che Mocci svolge da anni, ma che è piuttosto mal pagato e che non sembra avere grandi prospettive future. In realtà, per lui volare nello spazio oltre che il modo di guadagnare qualcosa è anche la scusa più comoda per sfuggire ai problemi familiari e alle cose più terrene che lo spaventano e che non riesce altrimenti ad affrontare, in particolar modo il rapporto con suo padre malato.

Mocci è un ragazzo dal cuore buono, come dimostra in più occasioni nel corso della storia, anche aiutando un suo collega nello spazio, ma è anche molto fragile e fa difficoltà ad aprirsi con chi lo circonda. Arianna è la sua migliore amica e sta prendendo lezioni di guida con un’altra ragazza, Rebecca, per diventare un corriere come lui. Tra i tre c’è un bel legame e questo rapporto li aiuta anche a rendere il lavoro più movimentato e divertente. Arianna, inoltre, conosce Mocci da tanto tempo e fa di tutto per parlare con lui e per fargli superare le sue paure, un’impresa per nulla facile, ma che continua a portare avanti. Al tempo stesso, anche lei si trova in una situazione difficile, e rischia di cacciarsi in una relazione piuttosto tossica, dalla quale farebbe meglio ad allontanarsi.

Superare le proprie paure senza fuggire
Nello spazio immaginato da Riccardo Atzeni ci sono i meme morti o gli influencer che non ce l’hanno fatta, è il luogo dove finisce tutto quello che le persone hanno dimenticato e scartato. Un luogo enorme e sconfinato, affollato di contenuti non sempre di qualità o che il più delle volte hanno avuto vita molto breve, e che rappresentano benissimo cosa sia internet al giorno d’oggi. Questo spazio è diviso poi in tante zone diverse, che l’autore rende bene evidenti dal punto di vista grafico, giocando con le gradazioni cromatiche. Il blu è ovviamente il colore dominante nel cielo e crea anche un forte contrasto con il rosso delle pareti della casa di Mocci, opprimente e quasi claustrofobico, a simboleggiare la chiusura del ragazzo con il mondo esterno. Inoltre, nel corso della storia si delinea anche un bel parallelismo tra il cielo e il mare, accomunati nel colore e uno dei (pochi) punti di contatto tra Mocci e suo padre.

Con Devo andare nello spazio, Riccardo Atzeni mette in scena quindi una fantascienza molto terrena e attaccata alla realtà. Se graficamente l’opera può apparire dolce e dai toni fantastici, dal punto di vista della storia è un racconto che colpisce al cuore, che sa essere commovente e spietato, senza rinunciare a un pizzico di ironia. Non mancano le citazioni a film e videogiochi e la presenza di personaggi bizzarri, come lo “psicologo” spaziale. La storia di Mocci e di suo padre porta con sé un messaggio importante e prova a insegnarci che, per quanto sia difficile, a volte bisogna trovare la forza di superare le proprie paure, anche per non pentirsi poi quando è ormai troppo tardi.


