Il gatto che mi ha spiegato l’universo, pubblicato da Mondadori a marzo 2026 e scritto dal fisico teorico, nonché content creator e divulgatore, Riccardo Azzali, è un racconto delicato e filosofico che, attraverso il dialogo con un gatto decisamente enigmatico, esplora le grandi domande della vita, dell’universo e del significato dell’esistenza con semplicità, ironia e sensibilità.

Trama
Il protagonista di questo accogliente racconto si chiama Leonardo, un giovane fisico teorico, proprio come il nostro autore Riccardo, che ama conoscere i segreti dell’universo, osservarlo e porsi infinite domande a cui dare risposte concrete, affidandosi poco alle sensazioni e molto più ai dati, ai numeri e alla scienza.
Un giorno, tuttavia, succede qualcosa di decisamente strano, qualcosa che non dovrebbe succedere nel mondo reale e ben poco scientifico, qualcosa che Leonardo non riesce e non può assolutamente spiegarsi: il suo gatto bianco Epidoro inizia a parlare.
Epidoro inizia così a esprimere ogni suo ragionamento, osservando Leonardo, mettendolo alla prova e smontando ogni sua certezza attraverso continue citazioni di importanti filosofi e diventando il suo personale Osho spirituale, un mentore saggio e colto che lo costringe a vivere gli interrogativi sulla vita, l’universo e tutto quanto con degli occhi nuovi, meno razionali e più emozionali.
Recensione
Ciò che Epidoro rappresenta è il cosiddetto daimon, ovvero una voce interiore, uno spirito guida o “genio” personale che, secondo la tradizione greca, in particolare secondo Socrate e Platone e la psicologia archetipica, ci accompagna per realizzare il nostro destino. Rappresenta la vocazione autentica, un “maestro interiore” che unisce anima e destino, spingendoci a diventare ciò che veramente siamo, senza artifizi.
Se Philip Pullman ne La bussola d’oro ha dato al daimon una forma concreta, un corpo animale che cammina accanto a noi rendendo visibile ciò che siamo, Riccardo Azzali in Il gatto che mi ha spiegato l’universo crea in Epidoro una sintesi tra la visione di Pullman e quella della tradizione greca, ha una voce e una presenza fisica, ma anche una funzione destabilizzante. È un disturbo che ha scelto di rendersi visibile, capace di mettere in crisi ogni certezza mentre, con apparente leggerezza, si lecca le zampe e osserva il mondo dal divano.
Attraverso dialoghi vivaci, battute improvvise e momenti di meraviglia, il romanzo intreccia divulgazione scientifica e riflessione filosofica sulla condizione umana e sul senso della vita. Azzali è consapevole del rischio implicito: quello di costruire un romanzo che scivoli nel manuale divulgativo mascherato da narrativa, oppure, al contrario, una storia che usa la scienza solo come sfondo per emozioni già scritte. Nonostante questo equilibrio delicato, riesce a mantenere una buona armonia tra i due aspetti, senza risultare né eccessivamente didattico né eccessivamente sentimentale.
Riccardo Azzali non cerca di impressionare con concetti filosofici complessi, difficili da comprendere per chi non ha familiarità con gli argomenti o con una scrittura artificiosamente profonda. Al contrario, sceglie una voce accessibile, intima e quasi confidenziale. Questo rende il libro leggibile e piacevole anche per chi non ha familiarità con la filosofia o con la narrativa introspettiva.
Un gatto tra universo e coscienza
Va detto però con onestà che il romanzo ha anche alcuni limiti. Dopo circa un terzo della storia, la caratterizzazione di Epidoro tende a diventare ripetitiva: le sue frasi assumono talvolta il tono di un continuo flusso da “mental coach”, che in alcune parti può risultare ridondante e meno efficace.
In certi momenti si avverte quasi il bisogno di silenzio, di uno spazio emotivo non mediato da spiegazioni o reinterpretazioni. Spesso si ha solo voglia di essere tristi, star male e lamentarsi senza che qualcuno provi in qualche modo a tirarci su o farci capire quanto lamentarsi sia inutile.
Inoltre, dal punto di vista narrativo, chi cerca una storia ricca di colpi di scena potrebbe trovarlo lento o poco dinamico. La struttura è volutamente meditativa, quasi da conversazione continua e questo può risultare ripetitivo per alcuni lettori. Ma proprio questa calma è parte della sua identità, il libro invita infatti a fermarsi, riflettere e osservare il mondo con uno sguardo diverso.
La vera domanda che si pone non è “Cos’è l’universo”, ma “Come si vive sapendo che l’universo è così”. L’autore non ha la presunzione di rispondere e questa è la sua scelta più intelligente. Il romanzo non pretende certamente di offrire risposte definitive, ma accompagna il lettore in un percorso fatto di domande, intuizioni e piccoli spostamenti di prospettiva. Ed è proprio in questo movimento, più che nelle conclusioni, che il libro trova la sua forza
Conclusione
Il risultato è un libro che si legge piacevolmente in pochi giorni. Un libro che ci aiuta a comprendere come spesso le domande più importanti che ci poniamo non trovino risposta nei libri, né nei numeri o nelle aule universitarie, ma nel nostro quotidiano e anche, perché no, in un gatto bianco che fissa il vuoto con quella strana intensità che i gatti, da sempre, sembrano riservare a ciò che noi non vediamo.
Il mondo è assurdo e tutta la grandezza dell’uomo consiste nel riconoscere questa assurdità.
l libro potete trovarlo qui.
L’Autore
Riccardo Azzali è un fisico teorico appassionato di filosofia ed è anche uno dei divulgatori italiani più seguiti; nel suo profilo instagram “filosofiascienza” ogni giorno, con uno stile semplice e diretto, prova a illustraremal suo pubblio le grandi domande che per millenni hanno incuriosito le menti dei maggiori scienziati e filosofi della soria. Nel 2025 Monddandori ha pubblicato il suo libro L’accademia delle grandi domande.


