Non è un segreto ormai: uno degli obiettivi delle aziende dell’IA è quello di rendere i loro modelli sempre più efficienti, precisi e, soprattutto, umani. La chiave è migliorare e affinare il loro linguaggio, ma per farlo è necessario che le IA vengano allenate con moltissimi testi, e della qualità più alta possibile. Testi precedenti al 2022, che non siano stati contaminati dall’AI e che siano quindi frutto solo della mente umana.
Ma come si digitalizzano milioni di libri?
Trigger warning per gli amanti dei libri: saltate al prossimo paragrafo, se non volete che vi si spezzi il cuore. Poi non dite che non vi avevamo avvisati!
I libri vengono digitalizzati con una procedura chiamata “scansione distruttiva”: si tagliano il dorso e la copertina del libro, si separano le pagine e le si inserisce in un grande scanner automatico, capace di leggerle ad altissima velocità. Alla fine del processo però del libro non resta che una pila di carta, che viene poi riciclata o buttata al macero.
Esistono anche degli scanner capaci di scannerizzare un libro senza distruggerlo? Certamente, ma si tratta di macchinari che lavorano pagina per pagina e sono quindi molto più lenti. La soluzione più efficiente per le aziende che guardano solo e soltanto al risultato e al profitto, quindi, è semplicemente distruggere i libri.
Il caso Anthropic.
Nel 2024 Anthropic ha dato il via al Project Panama: concepito per l’addestramento di Claude, aveva l’obiettivo di scansionare in modo distruttivo tutti i libri del mondo. Ossia, nutrire l’IA di libri fisici per insegnarle a scrivere bene. Si stima che Anthropic abbia acquistato all’ingrosso tra i cinquecentomila e i due milioni di libri per darli in pasto all’IA. Ma non è tutto. Dall’inchiesta è emerso che l’azienda, prima di passare ai libri cartacei, abbia attinto a piene mani dai siti di libri pirata, violando di fatto la legge sul copyright.
Lo scandalo è esploso grazie a un’indagine del Washington Post e la vicenda si è poi conclusa con un patteggiamento: Anthropic ha accettato di pagare una multa da 1,5 miliardi di dollari per aver acquisito milioni di libri da archivi pirata online.
E i libri cartacei distrutti nel processo? Non c’è stata giustizia per loro, purtroppo, perché è stato stabilito che prendere un libro cartaceo e trasformarlo in una versione digitale, distruggendo di fatto la copia originale, equivaleva a un semplice trasferimento di contenuto, atto che quindi non infrange il copyright.
Non solo Anthropic.
Non potendo sfruttare gli e-book esistenti per i loro scopi, dato che spesso non vengono acquistati ma concessi in licenza, le aziende AI hanno iniziato a cercare intermediari che vendessero grandissime quantità di libri online a prezzi scontati, magari di seconda mano.
Peccato che così facendo si rischia di mandare al macero anche libri rari o libri fuori catalogo.
Di conseguenza molti rivenditori di libri, compresi quelli destinati al mondo collezionistico, stanno innalzando vertiginosamente le quotazioni dei testi. Il rischio è che questo possa compromettere la disponibilità futura di opere rare, soprattutto se le aziende non adotteranno politiche di conservazione.
E se i libri fuori stampa venissero distrutti su larga scala, il patrimonio analogico si concentrerebbe irrimediabilmente come massa di dati esclusiva nelle mani di poche aziende.
Fahrenheit 451
Nel suo celebre e visionario romanzo distopico del 1953, Fahrenheit 451, Ray Bradbury raccontava un mondo in cui i libri venivano bruciati per cancellare la conoscenza e impedire la diffusione di idee sovversive.

Oggi invece assistiamo a un cortocircuito paradossale: i libri non si distruggono per annientare il sapere, ma per privatizzarlo. Il fine quindi non è la censura, ma l’estrazione di valore.
Resta però uno scenario spaventoso: una società domata da contenuti superficiali e controllata da poche grandi aziende, in cui il patrimonio culturale analogico rischia di concentrarsi nelle mani di pochi.
Fahrenheit 451 si conferma così una delle riflessioni più lucide non solo sulla censura, ma sulla manipolazione culturale e sulla mercantilizzazione della conoscenza.
Visti i tempi che corrono, forse conviene procurarsene una copia e rileggerlo. Voi che dite?




