Siamo abituati a pensare alle sovrane dell’Ottocento come a figure di puro ornamento, relegate all’ombra di mariti ingombranti. La Storia, però, dimentica spesso la loro determinazione. Nel saggio storico Le ultime imperatrici, edito da Marsilio Editori, Raffaella Ranise ribalta questa prospettiva, restituendo voce e dignità a Eugenia de Montijo e Carlotta del Belgio, mostrandole finalmente per ciò che erano davvero: due menti politiche lucide e figure centrali del loro tempo.

Recensione
Le vite di Eugenia de Montijo, ultima imperatrice dei francesi e moglie di Napoleone III, e di Carlotta del Belgio, moglie di Massimiliano d’Asburgo e sfortunata sovrana del Messico, si muovono su binari paralleli ma fatalmente destinati a incrociarsi. Attraverso una ricostruzione storica meticolosa, il saggio ci trascina dietro le quinte di un complesso gioco geopolitico, fatto di alleanze strategiche e matrimoni di convenienza. Ranise non si limita a elencare date e trattati, ma scava nell’intimità di queste due donne, unite dallo stesso tragico destino: assistere al crollo dei rispettivi mondi e imperi.
Il periodo in cui si muovono principalmente Eugenia e Carlotta, la seconda metà dell’Ottocento, rappresenta il culmine di una trasformazione politica, segnata dal passaggio dall’assolutismo monarchico alla nascita degli Stati-nazione e dei moderni sistemi costituzionali. Sono state le ultime sovrane di regni destinati al tramonto, ma fino all’ultimo non si sono arrese. In alcuni periodi hanno anche assunto la reggenza, mettendo in risalto le loro capacità politiche e hanno sostenuto la Corona fino a compiere scelte difficili, mettendo in gioco la loro salute e credibilità.
Per questo le considero l’emblema di quel periodo, perchè hanno assaporato il potere, hanno creduto nell’amore, ma sono state presto messe in disparte, perchè i rispettivi mariti non erano disposti ad ammettere il loro successo personale. Il declino è stato inevitabile..
Nel saggio, Ranise ritrae Eugenia de Montijo (1826-1920) non come una semplice icona di stile, ma come una figura politica complessa e determinata. Contessa andalusa di straordinaria bellezza, arriva alla corte di Francia spinta dalle ambizioni della madre. Il matrimonio con Luigi Napoleone (futuro Napoleone III) la proietta al centro del Secondo Impero, vincendo le iniziali diffidenze della nobiltà transalpina che la riteneva inadeguata e poco colta. Eugenia rifiuta da subito il ruolo di moglie passiva: dotata di mente lucida e forte intuito, tiene testa a un marito arrogante e infedele, studia la politica e assume la reggenza nei momenti di assenza dell’imperatore. In breve tempo, grazie a classe e memoria prodigiosa, diventa la vera padrona della corte, affinando doti diplomatiche pur mantenendo un carattere a tratti irascibile.
La narrazione mette in luce due aspetti chiave della sua esistenza:
- L’ascesa e la modernità: Eugenia guida gli anni d’oro del Secondo Impero, contribuendo a trasformare Parigi in una capitale splendida e moderna, e rivoluzionando la moda femminile con l’abolizione del corsetto.
- La resilienza nel declino: affronta con straordinaria dignità il crollo totale del suo mondo nel 1870, la fuga da Parigi e la dolorosa perdita del marito (morto nel 1873) e del figlio (scomparso nel 1879).
Trascorre il resto della sua vita in esilio in Inghilterra, senza mai perdere l’interesse per il mondo e dimostrando una costante curiosità verso il progresso tecnologico, come testimoniano l’acquisto di una vettura Renault e l’installazione del telefono in casa.
Questa donna straordinaria occupò un posto di rilievo nel mondo per diciassette anni.. L’aspetto più amato di lei è di non aver mai rinnegato sé stessa e le proprie origini. Su un aspetto i francesi si trovarono d’accordo: il suo indiscusso coraggio e la sua forza d’animo.
Ranise spoglia Carlotta del Belgio (1840-1927) dal cliché di “sovrana impazzita“, restituendoci una donna dall’intelligenza politica straordinaria, vittima di un disegno geopolitico spietato. Figlia di Leopoldo I del Belgio e cugina della regina Vittoria, Carlotta sposa Massimiliano d’Asburgo (fratello dell’imperatore Francesco Giuseppe). Entrambi, non essendo primogeniti, sentono il bisogno ossessivo di dimostrare il proprio valore.
L’occasione arriva con la nomina di Massimiliano a viceré del Lombardo-Veneto. A Milano, Carlotta si impegna con entusiasmo per conquistare una città anti-austriaca e risorgimentale. Tuttavia, la linea troppo liberale del marito indispone Vienna e, nel 1859, Francesco Giuseppe lo rimuove dall’incarico. La fine brusca di questo sogno lascia in Carlotta un vuoto profondo e un’ansia di riscatto che si rivelerà fatale. Pochi anni dopo, spinti da Napoleone III ed Eugenia, i coniugi accettano la corona del Messico, ignari di essere pedine di un piano francese per estendere l’influenza nelle Americhe. In un paese instabile e dilaniato dalla guerra civile, Carlotta tenta con lucidità di modernizzare lo Stato, assumendo anche la reggenza in maniera impeccabile ma scontrandosi con la realtà di un trono fantoccio. Quando le difficoltà aumentano, Napoleone III ritira le truppe francesi, abbandonando i sovrani al loro destino. Carlotta intraprende un viaggio disperato in Europa, implorando invano l’aiuto di Napoleone III e di Papa Pio IX per salvare la vita del marito. Tradita e abbandonata da tutti, sperimenta la solitudine più profonda: attraverso le sue lettere, Ranise dimostra come l’insorgere della follia sia stata la reazione psicologica a un trauma insostenibile.
Dopo la fucilazione di Massimiliano in Messico, Carlotta viene riportata in patria, dove trascorrerà il resto della sua lunghissima vita in un totale e protetto isolamento dal mondo. L’autrice non la dipinge come una figura debole, ma come una donna coraggiosa che ha osato sfidare i giganti della politica del suo tempo, pagando il prezzo altissimo di sopravvivere per decenni al crollo dei suoi sogni di gloria.
Ritengo che questa coppia tormentata non sia stata mossa solo dall’ambizione, ma soprattutto dall’ossessione di essere all’altezza dei propri antenati. I due giovani si aggrapparono a una corona che esisteva solo nella loro immaginazione e credettero a chi più di loro aveva consapevolezza delle questioni politiche..Il prezzo da pagare, per impugnare lo scettro e indossare la corona, è stato superiore alle loro forze fisiche e mentali.
Attraverso lo studio di una fitta corrispondenza d’epoca, l’autrice ricostruisce un rapporto che si evolve drammaticamente. Inizialmente unite da calcoli di corte e scambi formali, il legame tra le due donne tocca il culmine durante il dramma della corona messicana. Ranise descrive con grande sensibilità lo storico incontro in cui Carlotta supplica un aiuto per via della situazione drammatica, ma che Eugenia, vincolata da imprescindibili ragioni di Stato, è costretta a negarle. In quel drammatico rifiuto si consuma il destino di entrambe: per Carlotta l’abbandono accelera il definitivo crollo psicologico; per Eugenia, la scelta è tormentata dal cupo presentimento che quelle stesse luci si sarebbero spente anche sul trono di Francia.
Il risultato finale è un saggio storico accurato e di grande impatto. L’autrice non inventa dialoghi o vicende, ma utilizza le tecniche della biografia parallela e della narrative nonfiction (saggistica narrativa) per dare alla narrazione il ritmo incalzante di un romanzo. L’opera adotta una struttura a specchio: i capitoli si alternano o si intrecciano seguendo le parabole di Eugenia e Carlotta, evidenziandone i caratteri e le differenti risposte di fronte a drammi simili. L’assoluto rigore storico è garantito sia dalle lettere originali scambiate tra le due sovrane, sia dalle testimonianze dell’epoca recuperate principalmente dagli archivi storici francesi e spagnoli.
In definitiva, la forza del saggio di Raffaella Ranise sta nel restituire a Eugenia e Carlotta la loro dimensione di soggetti politici attivi, e non di semplici comparse decorative. Le ultime imperatrici ci ricorda che l’emancipazione, nell’Ottocento, si pagava a caro prezzo: tra solitudine, esilio e drammi personali. Un libro necessario per guardare dietro la superficie dorata delle corone e scoprire la forza di due donne che rifiutarono l’ombra. Consigliato a chi ama la grande storia, le biografie femminili e i segreti più oscuri dei grandi imperi.
Il libro lo potete trovare qui
Autrice
Raffaella Ranise è una stimata saggista e scrittrice italiana, nata a Imperia e laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Genova. È particolarmente nota per la sua prolifica produzione di saggi di divulgazione storica, focalizzati soprattutto sulle grandi dinastie europee e sulle figure femminili che hanno segnato la storia. Dopo aver conseguito la laurea, ha collaborato con la cattedra di Diritto del lavoro dell’Università di Genova presso il polo distaccato di Imperia. Successivamente ha scelto di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura e alla divulgazione, collaborando con diverse case editrici. Ha pubblicato, insieme a Giuseppina Tripodi, Rita Levi-Montalcini: aggiungere vita ai giorni (Longanesi 2013). Per Marsilio ha pubblicato Noi un punto nell’universo. Storia semplice dell’astronomia (con la collaborazione di Francesca Matteucci, 2016), I Romanov. Storia di una dinastia tra luci e ombre (2018), Gli Asburgo. Da Sissi a Zita (2022). Le ultime imperatrici. La vera storia di Eugenia de Montijo e Carlotta del Belgio è stato pubblicato nel maggio 2026 sempre da Marsilio.



