ilSaggiatore pubblica nel 2026, nella traduzione di Francesca Cosi e Alessandra Repossi, I nomadi, un saggio di John Steinbeck, uscito sul San Francisco News nel 1936.

Trama
Nel 1936 il quotidiano San Francisco News chiese a John Steinbeck di scrivere della grande migrazione provocata dalla siccità e dalla crisi agricola delle pianure americane. Lo scrittore, che aveva di recente pubblicato il suo romanzo Pian della Tortilla (1935), coglie al volo quest’occasione per documentare le condizioni di vita dei migranti e le grandi ferite dell’America del tempo, colpita dalla Grande Depressione del 1929. Le riflessioni di Steinbeck sfociano in un gruppo di sette articoli dal titolo The Harvest Gypsies, tradotto in italiano con I nomadi. Queste primi spunti offerti dallo scrittore saranno poi alla base del monumentale romanzo intitolato Furore, pubblicato pochi anni dopo (1939), considerato uno dei grandi capolavori di John Steinbeck e della letteratura americana.
In questi sette articoli Steinbeck percorre il suo paese, la California, e racconta il dramma umano che sta vivendo: agricoltori un tempo indipendenti ora ridotti alla povertà, famiglie costrette a vivere in condizioni disumane, alti tassi di mortalità, povera gente che insegue lavori stagionali incapaci di garantire loro sopravvivenza.
Dalle notizie riportate quasi tutti i giorni, da un gran numero di rapporti governativi a disposizione di chiunque sia interessato a leggerli, e da questa serie di articoli – necessariamente breve – appare evidente l’esigenza di escogitare un piano di qualche tipi per occuparsi del problema dei migranti. Trascurando le ragioni umanitarie, la necessità di un piano simile è dettata dal bisogno che l’agricoltura californiana ha di queste persone.”
Recensione
I nomadi è un volumetto molto esile e leggero (112 pagine) ma davvero ben curato: l’edizione pubblicata da ilSaggiatore, oltre che riportare alla luce questi articoli scritti da un autore così importante nel panorama letterario mondiale, presenta un grande apparato. Innanzitutto, un’introduzione di Charles Wollenberg che confronta questi sette testi con il monumentale romanzo Furore; secondariamente, in coda al libro si legge un approfondimento di Cinzia Scarpino dal titolo “Lo stile documentario e John Steinbeck. Dagli Harvest Gypsies ai Joad passando per il New Deal”; infine, al centro del libro è presente una sezione fotografica, i cui scatti sono quasi interamente di Dorothea Lange.
I nomadi è il racconto delle condizioni di vita dei migranti, è il racconto dall’interno di un’America in difficoltà e di un’agricoltura in crisi. Steinbeck entra negli accampamenti abusivi e osserva come la crisi economica ed agricola colpisce gli esseri umani, come la povertà possa avere effetti profondi nella vita quotidiana. Quella dell’autore in queste pagine è una denuncia ad un sistema che ha bisogno di un intervento: l’America ha bisogno di questi migranti perché saranno per lei manodopera, ma al tempo stesso li respinge. Steinbeck scrive per l’appunto:
i migranti sono necessari, e sono odiati. Quando arrivano in una regione, incontrano l’avversione che i residenti dispensano da sempre al forestiero, all’estraneo. L’odio per lo straniero è presente lungo tutta la storia umana, dai villaggi primitivi fino al nostro sistema agricolo industriale altamente organizzato. I migranti sono odiati per diversi motivi: sono persone sporche e ignoranti, portano malattie, richiedono una maggiore presenza delle forze dell’ordine, fanno aumentare le tasse per l’istruzione scolastica all’interno di una comunità e, se gli viene consentito di organizzarsi, possono mandare a monte le colture stagionali semplicemente rifiutandosi di lavorare. Non vengono mai accolti in una comunità o nella vita comunitaria. Vagabondi di fatto, non è mai concesso loro di sentirsi a casa dove sono richiesti i loro servizi.”
Alcune delle riflessioni avanzate da Steinbeck in questi articoli risultano drammaticamente attuali e le condizioni di vita di queste persone che l’autore descrive con lente scientifica sono davvero agghiaccianti. Steinbeck parla di morti e racconta la tragedia di famiglie che hanno perso più di un figlio per la malnutrizione o per malattie, tutto a causa della povertà in cui versavano.
Consiglio questa breve raccolta in particolare a chi ha già familiarità con l’autore, chi ha amato Furore, Uomini e topi, La valle dell’Eden poiché è un volume che consente di approfondire il suo pensiero e il contesto in cui si è mosso e ha scritto le sue opere.
Trovate il libro QUI.
L’autore
John Steinbeck (Salinas, 1902 – New York, 1968) è stato uno dei principali scrittori statunitensi del del XX secolo. Ricevette nel 1962 il Premio Nobel per la Letteratura “Per le sue scritture realistiche ed immaginative, che uniscono l’umore sensibile e la percezione sociale acuta” ed è considerato uno dei principali esponenti della cosiddetta “Generazione perduta”, cioè le persone nate tra la fine dell’Ottocento e i primissimi anni del Novecento che in gran parte parteciparono alla Prima Guerra Mondiale.
Tra le sue opere principali ricordiamo: Pian della Tortilla (1935), Uomini e topi (1937), La lunga vallata (1938), Furore (1939), La luna è tramontata (1942), La valle dell’Eden (1952) e tantissimi altri.



