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NerdPool > Blog > Anime > L’estate in cui Hikaru è morto, episodio 7: animazione da incubo!
Anime

L’estate in cui Hikaru è morto, episodio 7: animazione da incubo!

Nicole Coscia
17 Agosto 2025
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4 Min
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Siamo già al settimo episodio dell’adattamento anime del manga L’estate in cui Hikaru è morto, ma ci siamo resi conto da subito quanto l’animazione e lo stile artistico siano impressionanti e decisivi all’interno della trama, soprattutto per quanto riguarda l’atmosfera che genera nella storia.

In questa puntata, disponibile su Netflix da ieri, sabato 16 agosto, vediamo uno Yoshiki diverso da quello a cui siamo abituati.

Lo scorso episodio si è concluso con un avvenimento spiacevole, in cui Yoshiki (e anche lo spettatore) si rende conto che “Hikaru” è un essere incapace di comprendere le emozioni umane, probabilmente privo di una vera empatia, e incapace di distinguere la morte dalla vita, per lui entrambe senza importanza. Si tratta quindi di un essere in grado di uccidere senza scrupoli. Yoshiki viene a patti con questa consapevolezza, e deve decidere cosa fare. Continuare a fare finta di niente, o porre fine a questo rapporto morboso e pericoloso?

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Il protagonista porta il suo migliore amico in giro per tutto il giorno: saltano la scuola, camminano insieme e programmano di andare al mare. Ma qualcosa non va. Hikaru è convinto che Yoshiki sia ancora arrabbiato, perché non hanno avuto modo di parlare di ciò che è successo; il ragazzo nega, ma il clima sembra teso e Yoshiki parla alla sua famiglia come se le sue parole fossero un addio.

Il climax di emozioni arriva quando i due finalmente tornano a casa di Yoshiki, e chiacchierano insieme sul letto del ragazzo. Yoshiki tira fuori dallo zaino un coltello, che usa sul petto di Hikaru, prima di gettarsi nella disperazione: “è come pensavo, non muori…“, dice il ragazzo, ormai inerme.

Hikaru e lo spettatore rimangono sconvolti. Yoshiki ha radunato tutto il coraggio che aveva, tutta la sua forza emotiva per scendere a patti con le sue idee e renderle azioni. lo spettatore, con lui, teme in una risposta del “mostro”, che è invece paralizzato dallo stupore.

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“Visto che non posso ucciderti…uccidi me” è ciò che Yoshiki prega “il mostro” di fare. Il loro legame, ancora una volta, risulta essere troppo forte, e Yoshiki è pronto a dire addio alla vita e al mondo che conosce pur di rimanere insieme ad Hikaru.

Vediamo sullo schermo emozioni al limite: disperazione, amore, rassegnazione e oscurità: questo è il rapporto incredibilmente umano che si forma tra due esseri che di umano ormai hanno ben poco: il corpo di Hikaru è abitato da un essere immortale che dichiara di non conoscere se’ stesso, mentre Yoshiki è consumato dal desiderio e dal cupo richiamo della morte.

Ed è proprio in questa situazione che l’animazione e gli effetti visivi hanno un ruolo fondamentale per l’episodio, e per il significato che viene veicolato da essi. Attraverso luci, distorsioni delle immagini e flash luminosi vediamo ciò che sta accadendo davvero, a prescindere da ciò che i personaggi si dicono e alle bugie alle quali vogliono far credere lo spettatore: Yoshiki è perduto.

ARGOMENTI:L'estate in cui Hikaru è mortoNetflix
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