Curata dalla scrittrice e attivista palestinese-americana Susan Abulhawa, Ogni istante è una vita. Racconti da Gaza al tempo del genocidio (Fazi Editore) è un’opera drammaticamente necessaria. Tradotto dall’arabo da Nabil Bey Salameh e dall’inglese da Roberto Laghi, il volume non è un romanzo di finzione, ma un coro di voci spezzate: diciotto testimonianze scritte da giovani palestinesi sotto le tende di Rafah, dove la parola scritta diventa l’unica arma per difendere la propria umanità dal rumore delle bombe. Arricchita dalla prefazione di Tomaso Montanari e dalla postfazione di Viola Ardone, questa antologia rappresenta una cronaca urgente di quanto sta accadendo e un atto di ferma volontà nel difendere la dignità contro il tentativo di annientamento di un intero popolo.

Recensione
Nel febbraio 2024, Susan Abulhawa decide di entrare a Gaza grazie all’organizzazione Playgrounds for Palestine, con l’obiettivo di portare aiuti e avviare progetti locali per i bambini. Lei stessa racconta: «Quando sono potuta entrare, sia nel febbraio che nell’aprile del 2024, ho preso con me tutte le borse che riuscivo a trasportare. Era una goccia nel mare della necessità, ma era qualcosa di importante per coloro che la ricevevano». Di fronte a centinaia di testimonianze strazianti, Abulhawa ha un’idea folle ma necessaria per preservare la dignità di questo popolo: dare vita a un workshop di scrittura per i giovani della Culture and Free Thought Association (CFTA). Grazie all’aiuto di alcune amiche palestinesi, riesce a riunire circa diciotto ragazzi tra i venti e i trentacinque anni. Gli incontri si sono svolti sulla spiaggia e nel cortile degli uffici della CFTA, sotto il ronzio costante dei droni e le esplosioni delle bombe.
Durante la stesura dei racconti, i giovani autori hanno vissuto la drammatica esperienza dello sfollamento forzato, subendo gravi lutti familiari e traumi inimmaginabili per chi, come noi, assiste agli eventi attraverso il filtro, spesso censurato, dei media occidentali. Fu in quel momento che Abulhawa comprese che il suo contributo era dare a queste voci la possibilità di essere lette in tutto il mondo. Partecipare al workshop è stato un atto di puro eroismo: molti ragazzi affrontavano fino a due ore di cammino sotto la costante minaccia di attacchi e superando rigidi controlli dei documenti. Hanno corso rischi enormi per conquistare un frammento di normalità in un contesto disumano, scrivendo e riscrivendo in condizioni impossibili e senza risorse economiche. Nonostante la ricerca quotidiana di acqua e cibo fosse la loro priorità assoluta, non hanno voluto rinunciare a questo spazio di scambio intellettuale e creativo, vitale per il loro spirito.
Abulhawa ha chiesto ai partecipanti di scrivere un racconto, una poesia o un testo autobiografico, ma con una regola precisa: focalizzarsi su una storia “più piccola“, concentrata sui dettagli e sulla quotidianità, senza menzionare esplicitamente la parola “genocidio”. Ne è emerso un viaggio doloroso e potentissimo nella difficoltà di ogni singolo gesto che noi diamo per scontato, come trovare il cibo o andare in bagno. Queste narrazioni non si limitano a riportare gli eventi, ma si trasformano in esperienze immersive capaci di catapultare il lettore nel cuore della striscia di Gaza, dando voce a traumi che i ragazzi portano impressi negli occhi e sul corpo.
Scrivere racconti nel mezzo di un genocidio in corso vuol dire dover estrarre l’inchiostro dal proprio cuore. Leggere racconti su un genocidio, mentre un genocidio continua senza tregua, vuol dire che il tuo cuore, almeno in parte, verrà calpestato.. Nonostante tutto Loro vivranno, sogneranno, ameranno, scriveranno. Questo è il loro tempo: palestinesi liberi, nati per la vita e per l’amore (Huzama Habayed – curatrice editoriale dell’antologia)
Il risultato finale è un’antologia di una potenza disarmante, racconti che restituiscono i dettagli più intimi dell’orrore: la ricerca ossessiva di un buono alimentare, il tentativo di dissotterrare i vestiti dalle macerie della propria casa o la nascita di un figlio in condizioni igieniche estreme. Il suo valore più grande risiede nella sua capacità di smantellare l’indifferenza dei numeri. Se i media tendono spesso a ridurre le vittime a fredde statistiche quotidiane, questo libro fa l’esatto opposto, restituendo ai protagonisti una voce, un volto, un nome e un passato. Il lettore viene totalmente colpito dal modo in cui questi ragazzi raccontano la loro speranza ormai spezzata, le cui biografie e fotografie sono inserite direttamente e volutamente nel volume. Nonostante il dolore sia tangibile in ogni riga, l’antologia non cede mai al pessimismo: anche tra le macerie emerge una disperata fame di vita, come un caffè bevuto guardando il mare, un ricordo d’infanzia o l’attaccamento a una terra che si rifiuta di soccombere. La scrittura diventa così una forma di resistenza, l’unico modo per gridare al mondo: «Io esisto».
Così “Ogni istante è una vita” si presenta come un testo che interroga profondamente il lettore occidentale, mettendolo davanti a una realtà documentata dall’interno e priva di filtri. Non si legge questa raccolta per intrattenimento; la si legge per dovere di testimonianza. È un’opera necessaria, preziosa e dolorosa, raccomandata non solo a insegnanti e studenti, ma soprattutto a chi crede ancora nel valore della scrittura come forma di resistenza culturale.
Il libro lo potete trovare qui
Autori
Susan Abulhawa (1970) è una scrittrice, attivista e scienziata palestinese-americana, considerata una delle voci più potenti e lette della letteratura araba contemporanea. Nata da genitori profughi di Gerusalemme, ha conseguito un master in neuroscienze negli Stati Uniti prima di dedicarsi interamente alla scrittura e ai diritti umani.È l’autrice del bestseller internazionale Ogni mattina a Jenin (Feltrinelli 2011), tradotto in oltre trenta lingue, a cui sono seguiti i pluripremiati romanzi Nel blu tra il cielo e il mare e Contro un mondo senza amore. Nel 2001 ha fondato Playgrounds for Palestine, una ONG che costruisce parchi giochi per i bambini nei territori occupati. Nel 2024 è entrata coraggiosamente nella striscia di Gaza per portare aiuti umanitari, un’esperienza sul campo da cui è nata l’antologia Ogni istante è una vita (Fazi Editore 2026).
Ecco la lista dei 18 ragazzi palestinesi che hanno partecipato coraggiosamente al workshop:
Mohammad Mu’ammar (artista e scrittore), Reema Abu Moussa (farmacista e attivista nella sensibilizzazione sanitaria), Khuloud Abu Dhaher (attivista e laureata in Lingua araba e media), Ghassan Salam (laureato in servizi sociali e specializzato in sviluppo sociale e familiare), Diana Sleih (studentessa universitaria di Letteratura, scienze sociali e lingua inglese), Saja al-Lahham (specializzata nell’istruzione primaria e nella prima infanzia), Rizq Ahmad (coordinatore di iniziative comunitarie e laureato in gestione aziendale), Khadija Abu Lebdeh (specializzata in gestione d’ufficio e automazione), Amr al-Najjar (designer d’interni, musicista, cantante e attore), Fatima Asfur (laureata in Letteratura ingelse, attivista sociale e stilista), Nibal al-Najjar (laureata in Chimica e aspirante scrittrice), Maram Hammou (studentessa di Medicina e chirurgia generale), Samia al-Lahham (studentessa delle scuole superiori e attivista), Ali Abu Zayed (laureato in Lingua araba e media, content writer e attivista sociale), Maysa Salamah (laureata in sviluppo sostenibile e costruzioni sociali), Samah Abu Awwad (laureata in Psicologia e counseling presso l’Università), Abdallah al-Sayyid (attivista, lavora presso la CFTA) e Lubna Muqdad (laureata in Lingua araba, insegnante e attivista).



