Benvenuti a un nuovo appuntamento con L’Olimpo Letterario, la rubrica in cui spogliamo i miti dell’editoria per vedere cosa resta davvero sul piatto, oltre le coppe di liquore e le polemiche da salotto.
Se avete seguito anche solo di striscio la stagione dei premi letterari, saprete che quest’anno la resa dei conti è stata totale. Nella cornice di Piazza del Campidoglio a Roma, l’ottantesima edizione dello Strega si è conclusa senza troppi colpi di scena sulla carta, ma con una vittoria pesantissima: Michele mari ha conquistato il colle romano portandosi a casa il premio con 190 voti.
A spingerlo sul gradino più alto del podio è stato I convitati di pietra, romanzo pubblicato da Einaudi editore. Ma cosa c’è davvero dietro questa vittoria e perché questo libro merita un posto nell’Olimpo delle nostre letture?
Un patto sciagurato tra le mura del liceo
La premessa di I convitati di pietra ha quel sapore di morboso e irresistibile delle storie a cui non sappiamo dire di noi. Tutto ha inizio il 22 luglio 1975: una classe della ||| A festeggia il primo anniversario della maturità e decide di stringere un accordo che segnerà il resto delle loro vite.
Niente patti di sangue alla Stephen King o almeno non nel senso letterale del termine: gli ex studenti si impegnano a versare una quota di denaro ogni anno. Una vera e propria roulette russa finanziaria ed esistenziale, dove l’intero capitale accumulato andrà unicamente agli ultimi tre superstiti della classe.
Quella che sembra una ragazzata da diciottenni si trasforma nei decenni in una spietata competizione contro il tempo, la vecchiaia e la memoria. Mari mette in scena le nevrosi, le rivalità mai sopite e i rancori che ci trasciniamo dietro dall’adolescenza, ricordandoci che l’aula di scuola è un luogo da cui, emotivamente, non si esce mai davvero.
Lo stile di Mari: ossessioni, sarcasmo e zero ipocrisie
Michele Mari ha una scrittura colta, affilata e quasi anatomica e in questo libro, giunto allo Strega già forte del successo al Premio Strega Giovani, l’autore milanese orchestra una macchina narrativa ossessiva e grottesca.
Durante la premiazione, Mari ha accolti il premio con ironia: ” Non sorrido perché ne verrebbe fuori un ghigno“. Ed è proprio questo il tono che che dirige il romanzo: un’ironia cupa e brillante che ridicolizza le nostre ansie sul tempo che passa e sul destino.
Il verdetto de L’Olimpo Letterario: da leggere assolutamente?
I convitati di Pietra non è soltanto il “libro del momento” da sfoggiare sotto l’ombrellone o sul feed d’Instagram. Un racconto cinico e nostalgico sul valore dell’amicizia e sulla paura di restare soli ad affrontare il conto finale. Se amate le storie bizzarre, la prosa impeccabile e i meccanismi narrativi che non vi lasciano scampo, correte in libreria.



