Quando c’era Marnie è un romanzo per ragazzi scritto da Joan G. Robinson e pubblicato per la prima volta nel 1967. Nel 2014, lo Studio Ghibli ha deciso di farne una trasposizione cinematografica, ricevendo una candidatura agli Oscar come Miglior Film d’Animazione. Grazie al successo del film, la casa editrice Kappalab ha deciso di pubblicare il romanzo anche in Italia.
La Trama del Libro
Inghilterra, anni ’60. Anna è una ragazzina orfana che, dopo la morte della nonna, viene affidata alla famiglia Preston, incaricata di prendersene cura. La signora Preston è molto preoccupata poiché Anna è una ragazzina timida, introversa, apatica e che ha serie difficoltà a relazionarsi con il mondo che la circonda. Per questo motivo decide di mandarla per l’estate a casa dei signori Pegg, una coppia di amici che abita a Little Overton, un paesino nella contea di Norfolk che si affaccia sul Mare del Nord. Anna ha difficoltà a relazionarsi con le persone del posto e, anziché fare amicizia con una certa Sandra, preferisce esplorare la zona tutta sola, passeggiando sulla spiaggia e vicino alla palude. Un giorno si accorge che vi è un enorme casa che affaccia sugli acquitrini e che tutti chiamano “La casa della Palude“. La villa, seppur disabitata da anni, attrae Anna poiché sente una connessione forte con essa, pensando addirittura di intravedere da una finestra una ragazzina a cui stanno pettinando i lunghi capelli biondi. Dopo poco, Anna la incontra veramente e scopre che il suo nome è Marnie, una ricca fanciulla che passa l’estate nella villa per la maggior parte del tempo con le balie, mentre i genitori rimangono a Londra.
Eppure Anna aveva la sensazione che la casa l’avesse attesa, osservata, aspettando che si voltasse e la riconoscesse. E per un certo verso lo aveva fatto
Entrambe si sentono sole e man mano che la loro amicizia diventa più forte, si confidano paure, pensieri e preoccupazioni. Si aiutano a vicenda, soprattutto Marnie sprona Anna a provare a relazionarsi con il mondo, con piccole azioni e gesti. All’improvviso Marnie sparisce e, come in un sogno, sembra svanire anche dalla mente di Anna.
Dopo poco tempo, la casa della palude viene comprata dai Lindsays e Anna riesce a diventare amica dei cinque figli della coppia, grazie soprattutto all’aiuto che Marnie le ha dato, liberandola dalle sue paure. Marnie sembra ormai un lontano ricordo sbiadito, ma i pensieri ritornano alla mente quando Scilla, la figlia maggiore, mostra ad Anna un vecchio diario segreto che riporta in prima pagina il nome di Marnie. Al suo interno vi sono raccontati aneddoti che Marnie ha vissuto per lo più con Anna.
A questo punto Anna si chiede: è successo davvero o è solo un grande sogno? Marnie è reale o è un fantasma? Il finale dolce e malinconico chiarirà una volta per tutte l’intera faccenda.

Recensione
Quando il romanzo venne pubblicato per la prima volta nel 1967, ottenne talmente tanto successo da essere subito tradotto in molte lingue. Per la scrittrice britannica Joan B. Robinson, Quando c’era Marnie è il libro che ha amato di più scrivere poiché vi sono chiari riferimenti alla sua vita personale. Little Overton si ispira al paesino di Burham Overy, una cittadina della contea di Norfolk che si affaccia sul Mare del Nord. La Robinson era solita passare le sue vacanze estive qui, passeggiando sulla spiaggia e su un lungo sentiero della palude. Proprio durante una delle sue camminate, mentre attraversava la baia con i piedi in acqua, vide da una finestra di un granaio una ragazzina seduta a cui stavano pettinando i lunghi capelli biondi. La giovane divenne poi Marnie nel libro e il granaio la grande casa della palude. Per descrivere il personaggio di Anna, la Robinson s’ispirò a se stessa e a com’era caratterialmente a dodici anni: da piccola la scrittrice aveva, come dice lei stessa, una espressione ordinaria e le sue paure la bloccavano ad affrontare il mondo con serenità.
Marnie rappresenta l’amica che tutti vorrebbero avere al proprio fianco: simpatica, esuberante, che ascolta e ti aiuta a superare le paure che ti affliggono. Nonostante la sua allegria, Marnie nasconde una vita difficile, caratterizzata da genitori indifferenti alla sofferenza della figlia, che subisce continui soprusi dalle balie. Sa che la sua vita non può essere cambiata, ma quella di Anna sì, per questo fa di tutto per salvarla. Grazie al suo aiuto, Anna riesce ad aprirsi al mondo e a conoscere persone nuove, che la arricchiscono e le mostrano quanto il mondo sia pieno di colori.
L’amicizia tra le bambine, tematica principale del romanzo, è un amore incondizionato e un legame forte, in cui due anime si incontrano, si ascoltano e si proteggono. Un affetto universale toccante, dolce e malinconico, che va oltre i confini del tempo.
Quando Joan B. Robinson morì nel 1988, aveva già preso accordi per essere sepolta nel piccolo cimitero della Chiesa di Saint Clement a Burnham Overy, dove il suo corpo ancora giace nel posto che più amava al mondo. Joan avrebbe tanto voluto al suo fianco un’amica come Marnie, per questo motivo ha deciso di donarla a noi, scrivendo una storia d’amicizia bellissima e commuovente.
Il libro lo potete trovare qui
Uno sguardo al Film

Quando c’era Marnie è l’ultimo film dello Studio Ghibli prima dell’annuncio della chiusura temporanea della casa cinematografica giapponese, causata dagli scarsi incassi del film La Storia della Principessa Splendente e dall’annuncio del ritiro di Hayao Miyazaki. Quando uscì in Giappone nel 2014, ottenne un discreto successo al botteghino, ma i numeri erano bel lontani dagli standard dello Studio. Venne distribuito nelle sale cinematografiche mondiali nel 2015, riscuotendo un esito positivo dalla critica e ricevendo una candidatura agli Oscar come Miglior Film d’Animazione, statuetta poi vinta da Inside Out.
Il romanzo di Joan B. Robinson ha sempre riecheggiato nello Studio poiché Hayao Miyazaki lo considera uno dei 50 libri che più hanno influenzato la sua opera. Lo stesso Miyazaki nel 1997 si recò nel Norfolk per vedere di persona il paesino del libro che tanto ha amato. Parlava pochissimo inglese e non sapeva che il vero nome fosse Burnham Overy. L’unica guida che aveva con sé era una copia del libro, ma grazie ad essa la gente del posto riuscì ad aiutarlo. Quando Miyazaki vide la baia, la marea che si alzava e la palude, ne rimase talmente elettrizzato da volerne realizzare un film.
Alla fine non fu lui a iniziare il progetto, bensì il produttore Toshio Suzuki, che aveva letto il libro e consigliato al regista Hiromasa Yonebayashi di realizzarne un adattamento cinematografico. La cosa che stupisce è che Miyazaki non compare neanche tra i credits e questo ci fa comprendere come all’epoca avesse deciso definitivamente di non voler far più parte di alcun progetto dello Studio. Per fortuna cambiò idea, regalandoci poi il capolavoro pluripremiato Il ragazzo e l’Airone.
Il regista ha cercato di creare un’opera ghibliana in toto per omaggiare i padri fondatori dello Studio, Takahata e Miyazaki: di fatti numerose sono le citazioni, come i paesaggi da cartolina o la donna con un ombrellino che dipinge sul prato. Temi ghibliani come la malattia, la fantasia, la magia, l’onirismo sono ricorrenti e vengono presentati al pubblico in modo sottile. Allo stesso tempo, però, ha voluto citare il film Titanic in una scena, quando Marnie e Anna fanno finta di volare sulla prua della barca. Il suo è un riferimento ironico e auto celebrativo, per ricordare agli Americani come La città incantata avesse superato al box office il kolossal di James Cameron. Un monito per dire che anche loro possono produrre bei film, senza ricorrere troppo agli effetti speciali.
Differenze tra Libro e Film

Il romanzo e il libro presentano delle differenze significative, prima su tutte la scelta dell’ambientazione. Nel romanzo, la storia è ambientata negli anni ’60 in un piccolo paesino inglese nella contea di Norfolk, mentre nel film in un villaggio marittimo giapponese di Kissakibetsu, nell’Hokkaidō orientale, ai giorni nostri. La zona scelta per il film si avvicina molto a quella inglese, soprattutto nei paesaggi e nello stile di vita. La differenza sostanziale sta nella descrizione sia dell’ambientazione che dei personaggi, in quanto molto radicati alla cultura del posto. Nel libro si riesce a percepire l’atmosfera inglese, attraverso i dialoghi ben definiti e dal modo in cui i personaggi relazionano tra loro. Yonebayashi ha adattato la storia ad un pubblico giapponese contemporaneo, mostrando invece il ritmo della vita nipponica e i suoi rituali.
La seconda differenza significativa sono i personaggi: Yonebayashi ha voluto modificare sia alcuni nomi dei protagonisti che le loro caratteristiche. Anna è diventata Anna Sasaki, una ragazza dodicenne che si trasferisce sia per motivi sanitari, in quanto affetta da asma, che psicologici, poiché afflitta da una insicurezza emotiva che la spinge ad odiarsi molto. I signori Preston sono stati ridotti solo alla signora Yoriko, mentre i cinque fratelli Lindsays sono solo due, tra cui Scilla prende il nome di Sayaka. L’unico personaggio rimasto fedelissimo al libro è Marnie, riportato sullo schermo esattamente come era stato descritto dalla Robinson. Il regista lo considerava perfetto così, lo ha dovuto solo disegnare.
Infine, il regista ha deciso di non seguire la sequenza con la quale gli eventi vengono narrati nel libro. Alcune parti della storia vengono saltate, mentre altre vengono intrecciate tra loro. In questo modo, il regista ti porta gradualmente al finale della vicenda con quella curiosità di scoprire chi sia veramente Marnie. Sebbene il finale del libro sia altrettanto bello, manca di quello stupore che ti fa concludere il libro con un sorriso.
In Conclusione
Quando c’era Marnie è una storia che parla di un’amicizia assoluta e pura, un amore incondizionato descritto perfettamente dalla Robinson e messo in scena splendidamente da Yonebayashi. Nonostante le differenze nella trama, la magia della storia rimane tale, come per dimostrarci che non conta dove ti trovi, se in Inghilterra o in Giappone, la cosa più importante è l’affetto che si instaura tra due persone che può salvare anche l’anima più afflitta.
Una storia delicata, commuovente e malinconica, che colpisce sia il cuore che la mente. I paesaggi disegnati dallo Studio Ghibli poi, arricchiscono l’esperienza sensoriale con colori caldi e armoniosi. Un viaggio totalizzante che consiglio di intraprendere, con di fianco un fazzoletto per la lacrimuccia assicurata.


