Pubblicato originariamente nel 1979 sotto lo pseudonimo di Richard Bachman, La lunga marcia ha anticipato di decenni Battle Royale e Hunger Games. La traduzione storica è firmata da Beata Della Frattina per l’edizione Sperling & Kupfer.

TRAMA
In un’America alternativa e totalitaria controllata dal Maggiore, ogni anno cento adolescenti si iscrivono volontariamente a una macabra competizione la cui regola è una sola: camminare lungo la costa est, partendo dal confine con il Canada, a una velocità minima costante di circa 3 miglia orarie.
Non ci sono pause per dormire, mangiare o andare in bagno; chi rallenta sotto la soglia stabilita riceve un’ammonizione e alla terza scatta l’esecuzione immediata da parte dei soldati che scortano il corteo. Non c’è un traguardo fisso: la marcia finisce solo quando rimane un unico ragazzo in piedi. Il premio? Tutto ciò che desidera per il resto dei suoi giorni.
Cammina o muori, ecco la morale di questa storia. Semplice come sembra.
RECENSIONE
Il fulcro del romanzo è il sedicenne Ray Garraty, attraverso i cui occhi assistiamo al lento ma inesorabile sgretolamento fisico e mentale del gruppo. King trasforma una marcia in un labirinto fatto di crampi, allucinazioni e legami d’amicizia che nascono tra persone destinate a vedersi morire a vicenda. La tensione non è data dal sovrannaturale, ma dal peso psicologico di ogni singolo passo perché l’autore ti costringe a camminare accanto ai protagonisti, facendoti sentire ogni singolo chilometro, le vesciche sotto i piedi e tutta la stanchezza fisica e mentale dei giovani.
Nonostante l’azione sia apparentemente monotona, il ritmo è abbastanza sostenuto e, senza mai dilungarsi in spiegoni, il romanzo fotografa una società cinica e assuefatta allo spettacolo del dolore, che anticipa di decenni la deriva dei moderni e distopici reality show.
Il libro potete trovarlo QUI
LIBRO VS FILM
Dopo decenni di sfortuna produttiva, l’adattamento cinematografico è finalmente arrivato nelle sale nel 2025, diretto da Francis Lawrence (regista di Hunger Games) e sceneggiato da JT Mollner. Il film è riuscito a catturare la brutale disumanità del materiale originale, pur dovendo scendere a compromessi con i tempi e il linguaggio del mezzo visivo.
Le principali differenze con il romanzo riguardano il numero di partecipanti, il wordbuilding e il ritmo. Per dare spazio ai comprimari, senza deconcentrare lo spettatore, i marciatori sono stati ridotti a cinquanta; se il libro accenna alla distopia guardando alla strada e alla psicologia dei ragazzi, il film mostra la povertà della popolazione che assiste all’evento, evidenziando il divario sociale ed economico causato da una ipotetica e passata guerra civile; infine, il romanzo vive di monologhi interiori lunghi giorni e di una lenta decomposizione fisica che la pellicola, per ovvie ragioni di minutaggio, condensa in un ritmo più serrato e focalizzato sull’azione e sul legame immediato tra Garraty (Cooper Hoffman) e McVries (David Jonsson).

L’AUTORE
Dietro lo pseudonimo di Richard Bachman si nasconde Stephen King. Nato a Portland nel 1947, scrisse La Lunga Marcia alla fine degli anni ’60, ben prima del suo romanzo d’esordio ufficiale Carrie (1974).
L’autore decise di pubblicarlo sotto lo pseudonimo di Richard Bachman per due motivi principali: da un lato gli editori credevano che far uscire più di un libro all’anno dello stesso autore avrebbe saturato il mercato, dall’altro King stesso voleva testare se il suo successo fosse dovuto al talento reale o semplicemente al suo nome.
Bachman è diventato così l’alter ego letterario con cui King riversava le sue storie più focalizzate sulla crudeltà della natura umana. Il re del brivido, vincitore di un O. Henry Award, oggi vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha, anche lei scrittrice, e i figli.


