Dopo quasi due decenni in cui la saga cinematografica guidata da Milla Jovovich per Constantin Film ha macinato incassi milionari pur allontanandosi progressivamente dalle sue radici, e dopo il fallimentare tentativo di reboot del 2021 con Resident Evil: Welcome to Raccoon City, il franchise ci riprova.
Questa volta la palla passa a Zach Cregger, già apprezzato per Barbarian e il recente Weapons, che raccoglie per conto di Sony Pictures la complessa sfida di riportare in vita la storica IP di Capcom. Se le prime indiscrezioni avevano fatto temere ai fan un distacco eccessivo dal materiale originale, il nuovo trailer – come riportato originariamente da Marco Vito Oddo – spazza via le incertezze con una dose massiccia di atmosfere familiari.
Sopravvivenza pura: il trailer strizza l’occhio ai gamer
Il filmato si apre introducendo Bryan (interpretato da Austin Abrams), un corriere medico incaricato di consegnare una misteriosa borsa contenente organi al Raccoon City General Hospital. Durante il tragitto notturno, il protagonista investe accidentalmente una donna, per poi scoprire nel peggiore dei modi che si tratta di uno zombie. Costretto alla fuga, Bryan si rifugia in una baita isolata, ed è qui che l’hype per i duellanti del pad schizza alle stelle.
Sulla scrivania campeggia un’iconica macchina da scrivere, mentre rovistando in un cassetto il protagonista scova un fucile a pompa e l’inconfondibile scatola verde di munizioni. La costruzione dell’intera sequenza ricalca chirurgicamente il ritmo dei classici Resident Evil, catapultando un sopravvissuto completamente impreparato in un ambiente ostile e costringendolo a frugare in cerca di risorse vitali solo per sperare di raggiungere la stanza successiva.
La scelta coraggiosa di Zach Cregger: nessun volto noto
A differenza dei capitoli precedenti, questo nuovo lungometraggio non adatta un gioco specifico e prende una decisione radicale: non porta sullo schermo i volti storici della saga. Niente Leon S. Kennedy, Jill Valentine o Chris Redfield.
Lo stesso Zach Cregger ha motivato chiaramente questa assenza di peso. Forzare l’inserimento di queste icone all’interno di una storia autoconclusiva sarebbe risultato del tutto innaturale. L’idea alla base del progetto è mettere la trama al primo posto, seguendo le disavventure di un ragazzo qualunque. Come sottolinea il regista, Bryan non è stupido, semplicemente non ha l’addestramento militare a cui la saga ci ha abituato; è un inetto totale quando si parla di sopravvivenza o tecniche di combattimento.
Dal 1996 a oggi, la lore di Resident Evil si è stratificata in modo impressionante. L’Umbrella Corporation è passata da azienda farmaceutica locale a rete bioterroristica globale, mentre figure come Ada Wong o Albert Wesker vantano un background decennale spalmato su innumerevoli titoli e spin-off. Inserire questo bagaglio narrativo in due ore di film avrebbe richiesto esposizioni insostenibili per il pubblico generalista, e inevitabilmente noiose per i fan hardcore. Puntando su un corriere senza abilità tattiche, Cregger aggira elegantemente il problema strutturale che ha di fatto affondato Welcome to Raccoon City, garantendo un’esperienza survival horror solida e autonoma.
L’uscita del nuovo Resident Evil è attesa nelle sale cinematografiche per il 17 settembre.



