Il percorso verso l’uscita in sala del 18 dicembre si fa sempre più complesso per il prossimo kolossal corale dei Marvel Studios. Il trailer di Avengers: Doomsday ha sicuramente riacceso l’entusiasmo riportando sotto i riflettori pilastri storici del franchise come Robert Downey Jr., Chris Evans e Chris Hemsworth, ma ha anche evidenziato una cruda verità: la nuova generazione di eroi non è per niente abituata a fare squadra. Come fa notare Amanda Mullen in un suo recente approfondimento, la totale mancanza di crossover organici all’interno della Multiverse Saga rischia di far percepire questa nuova avventura del Marvel Cinematic Universe come non meritata. Considerando poi che stiamo parlando del successore spirituale del mostruoso dittico composto da Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame, l’asticella delle aspettative è semplicemente letale.
Attenzione! Seguono possibili spoiler! Proseguite nella lettura a vostro rischio e pericolo.
L’ombra di Kang il Conquistatore sul MCU
Oltre a dover gestire un numero spropositato di eroi e universi convergenti, il film ha il gravoso compito di rendere il Doctor Doom di Robert Downey Jr. una minaccia credibile e palpabile, nonostante la sua introduzione sia stata limitata, finora, a una singola scena post-credit. Ma c’è uno scoglio ancora più grande che Avengers: Doomsday deve superare prima che Avengers: Secret Wars spinga il proverbiale pulsante di “reset” sull’intero MCU: il destino di Kang il Conquistatore.
Kang era stato progettato a tavolino per essere il villain definitivo di questo lungo ciclo narrativo, tanto che la pellicola precedente a Secret Wars portava originariamente il titolo di Avengers: The Kang Dynasty. Fin dal debutto della variante interpretata da Jonathan Majors nella prima stagione di Loki, la strategia di Kevin Feige sembrava ricalcare fedelmente la lenta ma inesorabile costruzione di Thanos. Le successive apparizioni del villain in Ant-Man and the Wasp: Quantumania e nella seconda stagione di Loki avevano cementato il suo ruolo di dominatore assoluto del multiverso.
Poi, l’imprevisto. I noti problemi legali di Jonathan Majors – dichiarato colpevole di aggressione e molestie nel 2023 – hanno costretto Disney a troncare i rapporti con l’attore. Invece di optare per un recasting indolore, i vertici marveliani hanno deciso di cancellare completamente il villain dai radar, ripiegando in corsa sul Doctor Doom. Una sterzata netta, dettata da cause di forza maggiore, che ha inevitabilmente sfibrato la continuity della Multiverse Saga.
Sistemare la continuity prima del grande reset
Sul piccolo schermo, la seconda stagione di Loki su Disney+ ha provato a mettere una pezza sulla questione. Il finale, che ha visto il Dio dell’Inganno (magistralmente interpretato da Tom Hiddleston) assumere il controllo del multiverso mentre la TVA si occupava di smantellare le restanti varianti di Kang, offre una chiusura perlomeno logica alla faccenda.
Il problema è che il pubblico delle grandi sale non è composto unicamente da completisti abbonati allo streaming. Per far sì che il film funzioni, Avengers: Doomsday dovrà assolutamente affrontare la sparizione del suo villain originario. Non serve un’elaborata esposizione: basta una battuta, un rapido accenno che chiarisca allo spettatore medio perché la grande minaccia costruita in tre anni di pellicole sia improvvisamente svanita nel nulla.
Mettere una toppa a questo clamoroso vuoto di sceneggiatura è un passaggio essenziale. Come confermato di recente dallo stesso Kevin Feige ai microfoni del podcast Happy Sad Confused, il ciclo narrativo si chiuderà con un massiccio reset in Avengers: Secret Wars. Ricucire i fili pendenti delle Fasi 4, 5 e 6 – assicurando al tempo stesso di non invalidare lo splendido arco di redenzione visto in Loki – è l’unica mossa sensata per permettere ai fan di archiviare un’era complessa e prepararsi mentalmente al futuro del Marvel Cinematic Universe.



