Il franchise targato Capcom torna al cinema, ma scordatevi la solita formula. Abbandonate le atmosfere action dei film di Paul W.S. Anderson e i tentativi di fedeltà del reboot Welcome to Raccoon City. Come abbiamo già analizzato approfonditamente, il nuovo film di Resident Evil diretto da Zach Cregger riscrive le regole degli adattamenti videoludici, puntando su una storia originale, grottesca e slegata dai volti noti del franchise. Niente Leon S. Kennedy, niente Spencer Mansion.
Al centro della trama c’è Bryan (Austin Abrams), un inetto corriere medico e futuro padre, incaricato di consegnare un pacchetto di vitale importanza al Raccoon City General Hospital nel bel mezzo dell’epidemia del T-Virus.
Ma come si conclude questa folle corsa contro il tempo? E soprattutto, vale la pena restare in sala fino alla fine dei titoli di coda? Ecco la spiegazione completa del finale di Resident Evil.
Attenzione! Seguono possibili spoiler! Proseguite nella lettura a vostro rischio e pericolo.
L’arrivo al Raccoon City General Hospital
Il viaggio di Bryan è una discesa all’inferno. Dopo essere stato morso da un bambino infetto e aver affrontato orrori di ogni tipo (inclusi ratti zombi e creature aberranti), riesce incredibilmente a raggiungere il laboratorio in quarantena in cima all’ospedale.
Bryan è ricoperto di sangue, senza scarpe, e nasconde i segni di un’infezione ormai avanzatissima sotto un giaccone. Ma ha con sé ciò che serve: l’agente stabilizzante necessario agli scienziati della Umbrella Corporation (guidati dal personaggio di Zach Cherry) per sintetizzare l’antidoto al t-Virus. Bryan viene accolto come l’eroe che ha salvato l’umanità, ma la sua fretta ha un secondo fine: ha disperatamente bisogno di quella cura per fermare la propria mutazione.
La spiegazione del finale: il tragico destino di Bryan
Mentre il team della Umbrella avvia i macchinari per finalizzare il siero verde, Bryan diventa insofferente. Lentamente, la verità viene a galla: Bryan è una bomba a orologeria biologica.
Sotto gli occhi terrorizzati dei ricercatori, il ragazzo perde totalmente il controllo del suo corpo, mutando in una creatura colossale e grottesca, in pieno stile William Birkin (una delle boss fight più iconiche dei videogiochi). Da questo momento, il film abbandona le dinamiche classiche di Resident Evil per abbracciare un body-horror dai toni quasi da slapstick comedy nera (stile Re-Animator).
Gli scienziati hanno la siringa con la cura pronta, ma Bryan – incapace di controllare i suoi nuovi letali tentacoli – inizia a divorarli uno ad uno con un’enorme bocca spuntata sul suo stomaco. La brutalità della scena è mitigata dal lato tragico: la mente di Bryan è ancora cosciente e implora di essere curata per poter tornare dalla sua fidanzata e crescere il loro bambino.
L’ultimo scienziato sopravvissuto, invece di iniettargli il siero, tenta la fuga. Bryan lo bracca sfondando una vetrata e precipitando su un ponte sospeso dell’ospedale. Qui l’umanità di Bryan svanisce per sempre. La mutazione giunge al culmine (un occhio gigante gli divora mezza faccia) e divora l’ultimo uomo, mentre la siringa con l’unica speranza per l’umanità precipita nel vuoto, sfracellandosi al suolo.
L’inizio dell’apocalisse
Il film si chiude con l’arrivo degli elicotteri della Guardia Nazionale. L’inquadratura stringe sull’occhio infetto del mostro in cui si è trasformato Bryan, portandoci direttamente nei titoli di coda.
Non c’è lieto fine. La cura è distrutta, l’epidemia a Raccoon City è ormai inarrestabile e l’incapacità della Umbrella di contenere il disastro è totale. Questa non è la fine della storia, ma l’innesco per tutti gli eventi futuri del franchise. L’obiettivo di Cregger non era riproporre i giochi passo dopo passo (d’altronde, sappiamo bene quanto i fan siano esigenti, basti vedere come i leak sul Remake di Resident Evil 1 infiammano la community ma dividono i fan), ma mostrare il momento esatto in cui il mondo è scivolato nel baratro, creando il terreno fertile per gli eroi che conosceremo in futuro.
Resident Evil ha una scena post-credit?
Arriviamo alla domanda che tutti si pongono: non ci sono scene post-credit alla fine del nuovo Resident Evil. Una volta partiti i titoli di coda, potete tranquillamente uscire dalla sala.
La scelta è coerente con le dichiarazioni del regista Zach Cregger, che ha confermato di aver realizzato esattamente il film che voleva vedere in quanto fan dei videogiochi, ma ha anche ribadito di aver chiuso con i film di franchise. Non essendoci l’intenzione (da parte sua) di girare un sequel diretto, non c’era alcun motivo di inserire un cliffhanger a fine pellicola. Il futuro del franchise al cinema rimane un’incognita, ma le porte per l’universo narrativo ora sono letteralmente spalancate.



